Un cartello nel deserto

Vabbè, il titolo è un po’ esagerato, ma il concetto era difficile da esprimere.

Stavo riflettendo sul fatto che probabilmente mi trovo nel bel mezzo di una crisi decisionale (quelle più importanti e gravi lasciamole perdere, e poi non credo siano argomento da blog) riguardo a musica, letture, televisione. Mica male eh? Che significa? Che in questo momento mi sento un po’ come ho già spiegato di sentirmi quando mi trovo davanti a scaffali che trasudano libri o CD. Indecisione, desiderio, anzi, brama di qualcosa che non so cosa sia. Un titolo, un’indicazione, un segnale, un segno del cielo o di qualcuno di buon cuore che mi suggerisca dove andare, cosa fare.

Partiamo dalla musica: ho gusti un po’ ripetitivi, mi sa. Almeno, così sostengono in famiglia. In pratica, dividendo nelle due grandi categorie italiani e non, nella prima così di primo acchito ci metto Zucchero e poco più, ma poco poco, sul serio (parlo di musica attuale, gli anni 60/70 sono troppo ricchi per mettersi a scremare). Nella straniera ho una specie di micro Olimpo personale, dove Zeus si chiama Eric (Clapton) e gli altri, pochi, sono Mark Knopfler (Dire Straits) e… uff, va bene, probabilmente non lo so nemmeno io, ma di cose che mi piacciono ce ne sono. Per dirne una, la Dave Matthews Band, i Coldplay, molto di Joe Cocker, poi… poi.. poi ritorno anche qui ai 70/80 e allora non c’è spazio a sufficienza. Cosa vorrei? Trovare qualche alternativa, sentire qualcun altro, spostare un pochino il tiro. Avevo trovato tempo fa un sito carinissimo (graficamente sconcertante da tanto era brutto) ma intelligentissimo: tu scrivevi il tuo artista preferito, o il gruppo, e magicamente te lo vedevi circondato da tutta una serie di altri nomi che, per analogia di sound e di stile, certamente ti sarebbero piaciuti. E la cosa poi andava avanti a catena, a piacere, perché cliccandone uno, a sua volta ti dava i suoi “simili” e così via. Ho cercato non so quanto quel sito, che intelligentemente NON avevo inserito tra i preferiti e… eccomi qui. A cercare, aspettare, sperare, non sapere e… Boh, forse c’è qualcuno che mi potrà illuminare, ma non so nemmeno quando. Mi ha già ventilato che mi introdurrà anche all’ABC del jazz, il che un po’ mi preoccupa, ma staremo a vedere.

Libri. Ho già detto della montagna ricevuta in omaggio da mio fratello. Grandioso. Però, non tutto e non sempre mi ha convinto e appassionato. Per esempio, e qui so di bestemmiare per alcuni aficionados, mi annoia mortalmente Frederick Forsith. Che ci posso fare? Un paio li ho anche letti, un altro paio li ho abbandonati… e per me è gravissimo. Il bello è che di Forsith c’era una fornitura abbondante. Altri, per esempio Ian Rankin, mi sono piaciuti moltissimo, ma non erano 87, solo cinque o sei, e sono stati letti e archiviati. Ora sono al secondo di Nick Hornby. Che dire? Mah… Inglese, inglesissimo, sottile e amara ironia in stile londinese. Molto spesso introspettivo e nemmeno tanto allegro. Devo dire che mi fa impazzire? Non ci riesco. Invece ecco, quello che vorrei è un libro (o alcune decine, se possibile), che mi appassionasse davvero tanto. Sia per la suspance (è molto dibattuto come diavolo si scriva), sia per l’umorismo, sia per lo stile particolarissimo alla Pinketts, sia per la narrazione che ti coinvolge e ti culla alla Piero Chiara o Alessandro Vitali (un Chiara in sedicesimo). Insomma… cosa diavolo leggere? Credo che la scelta cadrà, anche per economicità della scelta, sui volumi ancora intonsi ereditati. Ma il desiderio di evadere rimane.

E infine, la tele, la tibbù, la scatola (ora meno scatola, quasi quadro) malefica capace ormai di dispensare quasi esclusivamente schifezze (non ho abbonamenti, né Sky, né Mediaset). Credo che i programmi in chiaro siano studiati apposta per spingerti a cercare una pay tv, anche se qualcosa di passabile si trova ancora ed ogni tanto. Ma… Ma insomma, un bel film, uno scemeggiato come si deve (non parlo del solito M. se no il mio diventa il blog di Camilleri), ma un lavoro anche di teatro leggero o leggerissimo, un Brignano, un qualcosa che acchiappi… possibile? Niente? Mai? Quasi mai?

C’è una via di fuga da tutto questo, lo so. esiste il lettore DVD, ci puoi infilare qualsiasi cosa salvo i wurstelln o la pizza quattro stagioni e nemmeno è necessario passare le giornate in preda a crisi di indecisione da Fnac, Mondadori e chi più ne ha più ne metta. Il metodo esiste, si sa… Ma… ma avere in pratica uno scaffale virtuale con tutti i titoli possibili e immaginabili, qualsiasi genere, qualsiasi interprete, qualsiasi epoca, qualsiasi… tutto… questo alla fine aiuta? Nemmeno per sogno. O meglio, non aiuta me, che tanto per cambiare più cose ho a disposizione meno so orientarmi nella scelta di qualcosa che mi soddisfi.

Consigli, suggerimenti, indicazioni, o l’indirizzo di un buon psicoterapeuta, sono sempre graditi.

Ionnighitar

Salvo… ma chi salvo?

Sono, da molto tempo, un seguace del commissario Montalbano. Mi sono appassionato alle sue vicende quando ancora era soltanto un personaggio di carta, l’ho seguito con ancora più entusiasmo quando è comparso in carne ed ossa negli episodi televisivi. Oddio, per la verità dovrei dire che mi piace Camilleri, dato che ho letto cose gustosissime che con Montalbano non avevano niente a che fare. Ma non l’ho nemmeno letto in tutte le sue opere, però, quindi… limitiamoci a Salvuccio.

E’ fuori discussione che il personaggio, già interessante (a mio parere) di per sé, sia stato migliorato e reso ancora più affascinante dall’interpretazione vicina alla perfezione che per tanti anni ne ha dato Luca Zingaretti. Ed è altrettanto indiscutibile che quando in seguito vai a leggerti altri episodi o rileggere quelli già gustati (un mio pallino, rileggere le cose che mi sono piaciute) ti vedi l’ambientazione che ormai hai assorbito dalla sceneggiatura televisiva, magari ancora mista a quel modo personalissimo e individuale di interpretare voci, dialoghi, addirittura sensazioni fisiche che ognuno di noi si porta dentro.

Della serie di Montalbano però, e credo di averlo detto a chiunque ne abbia parlato con me, un aspetto in particolare mi ha colpito, sempre. Al di là della bravura di Zingaretti, della simpatia di molti comprimari, vedi Fazio, della perfezione di una caratterizzazione per quanto quasi grottesca alla Catarella, ho sempre pensato che il responsabile del casting meritasse il premio Nobel, l’Oscar, il Telegatto, insomma credo sia stato, o stata, anni luce più avanti di qualsiasi altro nella ricerca dei volti, delle comparse, forse anche delle mosche che volavano intorno al letame.

Insomma, cosa dire di Adelina, di Gallo e Galluzzo, di Mimì Augello, di Beba, di… beh, Fazio l’ho già citato e mi pare perfetto anche lui. Dubito fosse parente dell’ex presidente di Bankitalia… E poi, anche se i nomi sono passati come meteore, pastori, avvocati, don Balduccio Sinagra, perfetto che più perfetto non si può, qualche “fimmena“ mediterranea che incarna l’idea stessa di quello che vuole rappresentare, bella o brutta che sia, ma tremendamente vera, tremendamente credibile.

Ecco. Detto questo, ho visto due episodi del Giovane Montalbano. E’ chiaro che la materia narrativa sia molto simile ai vecchi episodi. Camilleri è sempre lui. Forse, e questo mi pare di averlo notato anche nei libri, indulge più di prima ad espressioni dialettali ma ne elimina in compenso altre diventate ormai di uso quasi comune: macari, tanticchia, nonsi e roba simile. Se non altro ci ha avvicinati alla vulgata sicula senza fare un corso al Ragusan Institute e a me la cosa piace in modo particolare, fissato come sono nel cercare di conoscere i dialetti.

Però…. ecco, però. Salvo da giovane? Non so come si chiami l’attore. Bravo, non discuto. Certo è che ereditare un ruolo ormai plasmato su Zingaretti non dev’essere facile. Però, anche se lo trovo meno “Montalbano” non è che non mi piaccia per niente. Lo vedo meno sciolto, meno espressivo, meno calato nella parte, ma in fondo ci può stare. E, devo dire, mi piace molto l’Ispettore Fazio, padre del Fazio degli episodi migliori, ma credo che questo dipenda dal fatto che l’attore, Andrea Tidona, ha un’esperienza ed un mestiere che lo pongono ad un livello decisamente più elevato rispetto a quasi tutti gli altri.

Per il resto (mi baso soprattutto sull’episodio di ieri sera, che ha visto l’ingresso di Mimì in commissariato)…. per il resto secondo me non ci siamo. Il livello degli attori è decisamente omologato al basso. I personaggi minori non hanno niente di niente che li porti a spiccare o essere ricordati. Mimì Augello è stato una delusione quasi dolorosa. Esagerato nella sua veste di “fimminaro”, antipatico, supponente, fuori luogo e con una specie di personaggio stereotipato addosso… probabilmente il carattere tratteggiato e immaginato da Camilleri, ma interpretato secondo me con mestiere e sensibilità pari a zero. Niente a che vedere di sicuro con il Mimì in età più matura. Su Catarella credo non valga nemmeno la pena di fermarsi… quello “vero” è una macchietta, un personaggio, una caricatura. Non una specie di pagliaccio per giunta molto impacciato nel sostenere il ruolo di pagliaccio. Insomma sarei portato a dire… forse forse con molta generosità sì a Montalbano giovane ma per il resto… il nulla. Lo zero assoluto. un po’ come vedere, abituati ad anni di Fernandel nei panni di Don Camillo, un più giovane Don Camillo interpretato da Terence Hill. Ma dai…..  Fortuna che nessuno ha avuto la bella pensata di chiamare Bud Spencer per fare Peppone.

In definitiva… una sola nota positiva da questa nuova serie: ieri sera si è vista Livia. La scassascatolissime Livia di buona memoria, che da Boccadasse più che punzecchiare, cercare la sciarratina, rendersi pesante e monotona non sapeva fare. Ovviamente la colpa era sempre di Salvo, sfuggente, bugiardo, votato alla vita da single e per niente attratto da una vita in comune con lei (e vorrei pure vedere!!!).

La giovane Livia (che tra parentesi è decisamente più piacevole a vedersi), sembra anche parecchio più simpatica. Si vede che poi si è guastata sul crescere. Un dubbio però… Non ricordo la parlata della Livia antipatica, certamente senza inflessione genovese, ma mi pare abbastanza neutra… interregionale direi. Da scuola di dizione. Sentire la Livia giovane che, a meno che io non abbia capito un accidente, è di Boccadasse e ci vive abitualmente, parlare con inflessione sicula…. beh, questi sono secondo me i piccoli nei capaci di squalificare qualsiasi lavoro televisivo seppure accuratamente impostato (non è questo il caso).

Mi ricorda grosso modo la serie RIS, ambientata a Parma. Certo, il grosso dei personaggi era costituito da Carabinieri provenienti da ogni parte, ma è mai possibile che uno sceneggiatore o chi per esso non si sia mai chiesto se fosse credibile che non un solo salumiere, un edicolante, non un panettiere o la sciura Cesira che ha visto tutto, a Parma, parlasse parmense? Nossignori. Tutti religiosamente, impeccabilmente, impostatamente romani. In effetti qualche anno fa, intorno al 180 avanti Cristo, credo che Parma sia stata colonizzata dai romani, come tutto il nord. Ma non pensavo che l’accento assunto allora fosse così duro a morire. Credevo che il Parmigiano e il salame di Felino avessero avuto la meglio sulla coda alla vaccinara.

Ionnighitar