Possiedo ‘na capa tosta

Come aggiunto nel post “Ho vinto iooo” di qualche giorno fa, non sopportavo di avere pubblicato su youtube e, di conseguenza nel mio sacrario, una schifezza di video che più brutta di così era difficile trovarla.

Tutta colpa della totale inesperienza in tema di montaggio di slideshow, filmati, effetti di transizione, coordinamento tra musica e immagini. Insomma, là dentro c’era quel capolavoro di nanobrano musicale composto per gioco con un programma di elaborazione audio, ma proprio non ero riuscito a dare di più. Ed ero ricorso, gettando la spugna, ai miseri effetti grafici che il programma stesso mette a disposizione, giusto per non schiaffare sul monito un riquadro nero in sottofondo al dipanarsi delle note celestiali.

Bene. Dai oggi, dai domani, e magari anche dopodomani, stavolta posso dire davvero di essere arrivato dove volevo. Nel senso che se non altro sono riuscito a combinare e fondere un po’ delle foto che i miei aficionados già hanno potuto ammirare estasiati nelle mie gallerie fotografiche per creare la giusta scenografia di accompagnamento al pezzo che sommergerà in un magma di mediocrità i capolavori delle più grandi band degli ultimi 50 anni (ho detto le più grandi, quindi i Pooh è chiaro che non siano compresi).

Posso anticipare, sapendo di mandare in sollucchero anche i palati più esigenti, che l’intenzione è quella di continuare nella ricerca della composizione musicale. Il che mi costringerà a spremermi per inventarmi altre sequenze di immagini a fare da cornice alle prossime indimenticabili melodie. Prometto che non inserirò mie fotografie in tutù o in costume da Tarzan. Probabilmente nemmeno vestito da palombaro o in giacca e cravatta. Quasi quasi non ne metterò proprio. Non vorrei dover cominciare a girare per la strada con gli occhiali da sole e il cappello a larga tesa ad evitare di essere fermato e riconosciuto oltre che tempestato di richieste di autografi (o tempestato di cazzotti acciocché desista dall’attività, chissà).

Beh, sono soddisfatto. Tiè. Avete già sentito il pezzo? Lo so. Avete già visto tutte ste immagini? So anche questo. Ma non mi verrete a dire che è uno sforzo impossibile da affrontare riguardarvi questo nuovo filmato. Se solo pensate alle volte che vi siete riguardati i film di Bud Spencer e Terence Hill, quelli di Don Camillo o Una Poltrona per Due… Eddai, fatelo almeno per farmi piacere, una volta tanto, no? Grazie. Il compositore/regista

Ionnighitar

In attesa di sviluppi

Ok ok vedo di farmi perdonare… Fosse anche che faccio un filmato a tutto schermo nero per risparmiare memoria, ma il pezzaccio scritto (chissà l’idea che se ne sono fatte le mie schiere di fans) prima o poi qui ce lo metto. Fosse anche che mi devo comprare YouTube e anche Mark Zuckerberg (non c’entra con YT ma faceva cultura).

Dai, anche se già visto ripiazzo qui il video di “Musica”, pezzo storico della band con parole che sembrano di Mogol e invece sono di Ionnighitar. Cioè di me. Stavolta spero di riuscire. Buon ascolto.

P.S. il pollice con unghia da tramviere non è mio.

Ionnighitar

Il primogenito

Tranquilli, non sto per diventare padre, né tantomeno è in arrivo o arrivato un primogenito. Esiste già, è collaudato, laureato, cresciutello e non rischia di trovarsi un fratello maggiore a sorpresa che lo scalzi dalla sua posizione. No, no. Sto parlando di musica, sempreché mi concediate che si possa chiamare così quello che sto per andare a piazzare qui sotto.

L’attività della band è in desolante ristagno. Ric non c’è mai, diviso tra Lugano, Londra e Mosca grazie al florido andamento dell’attività di architetto che in Italia pare si stia spegnendo siccome tremulo moccolo. I moccoli per la verità sono quelli che si meritano tecnocrati già archiviati e nullafacenti ancora al governo che, in tandem e in rapida e scientifica alternanza hanno portato l’intera economia al di là del fatidico orlo del baratro. E non veniamo a snocciolare idiozie sulle responsabilità pregresse, perché la scelta di misure così totalmente sballate, raffazzonate e controproducenti non è stata presa da governi passati, ma dai due reggenti che il sedicente e secredente monarca alloggiato al Quirinale ha con tanta cura covato al suo seno e preservato dagli strali di chi li avrebbe voluti scaricare nelle fognature in cui sarebbe stato più consono immergerli. Amen.

Polemiche inutili. Ma sta di fatto che, tra un rimbalzo e l’altro, un imprevisto e uno spostamento improvviso, l’attività del gruppo si è sostanzialmente vaporizzata. Nientecchiù. Qualche volta cerco di strimpellare per i fatti miei, per forza di cose più con la chitarra che con il basso, cosa logica in considerazione che nella band avevo da poco assunto e con piacere il ruolo di basso. Ma va bene lo stesso. Cero, suonare cos’, da solo, sempre la stessa roba, senza particolari stimoli, senza dover mettere alla prova creatività e improvvisazione, dopo un po’ stimola la diuresi e induce all’abbandono delle corde (sei o quattro, dipende) in favore di amene letture o della coltivazione dell’insana passione per lo scrivere. Giustappunto.

Dato però che lo scrivere ormai è cosa che risulta legata a quadruplo filo (o cavo elettrico) con il Piccì, inteso come personal computer e non come partito comunista, va a finire che nelle pause ti capita di sbirciare in rete, incuriosirti, ficcare il naso, gettare il seme di strane idee, spesso balorde, che possono anche avere conseguenze nefaste (per ora son piacevoli, almeno per me, poi si vedrà). In sostanza che succede? Che ho trovato un software per la composizione di pezzi musicali, dicretamente semplice da capire, infatti credo, dopo qualche giorno, di avere appreso su per giù lo 0,0000000001 per mille di quelle che sono le basi fondamentali e, com’era nei disegni del destino, ho cominciato ad assemblare roba, parti di percussioni, brevissimi cori, linee di basso e chitarre che se le suonassi così io sarei un signore.

Sono sincero: oltre che essermi divertito sono anche soddisfatto. Ma sono anche realista: sono soddisfatto perché si tratta del mio primogenito – a parte il testo scritto per l’ormai famoso brano che ha cavalcato p er mesi il miliardesimo posto nelle classifiche del rione – ma consapevole che un buon pezzo musicale è un’altra cosa. Quindi per chiuderla qui con gli sproloqui direi questo: è un pezzetto in cui ho cercato di armonizzare e fondere suoni fino a ricavarne una quasi-musica. E’ un inizio. Potrebbe anche essere una fine. Ma ci si prova, no?

Per la cronaca, il mio vero primogenito, quello in carne ed ossa, mi è riuscito decisamente meglio di questo pezzo. Anche se devo riconoscere che non tutto il merito può essere attribuito a me.

Ultima cosa: appiccico qui sotto il pezzo, senza avere la più pallida idea di cosa ne succederà, se si vedrà qualcosa, se si materializzerà una specie di finestra buia o solo una striscia di avanzamento con freccetta e la gradita icona per lo stop del pezzo. Magari non succede niente. Se si riuscisse a sentire sarei più contento, ca va sans dire. Ma se non succede niente, per ora fate finta di aver ascoltato e apprezzato. Poi alla peggio vi spiego come faceva scrivendo làlàlà zumpappà tuz tuz. Ho cercato, a proposito, di evitare il ritmo tuztuz. E qualsiasi influenza dello stile (e chiamalo pure stile) Pooh. Questo è il risultato (incrocio le dita).

Ionnighitar

P.S. Ormai avevo finito la descrizione e mi seccava cancellare tutto. Vi aggiorno: il pezzo non può essere caricato, sia come formato sia come dimensione. Compratevi il disco quando sarà in commercio. Vi saprò dire. Grande delusione, però.

 

Ho resistito fin troppo

Un Clapton non più giovane, ma certo più giovane di adesso

Ehi sì… Probabilmente chi mi conosce bene, in casa poi non parliamone, si stava già chiedendo se mi fossi stranamente imposto di non parlarne o se la demenza senile mi avesse magicamente cancellato una serie di informazioni che, a quanto credo, devono essere state marchiate a fuoco nel mio cervello. Insomma, possibile che a due mesi dalla nascita del blog non fosse ancora stato allestito un altarino per lui? Come sarebbe a dire, lui chi? Lui. Per me basta e avanza. Ok, farò finta di credere all’ignoranza e spiego. Signore e signori, Mister Eric Clapton!!! (boato della folla, il servizio d’ordine stenta a tenere a freno moltitudini impazzite, metà per l’emozione, metà per la felicità di trovarsi al suo cospetto).

Parlando di musica, non mi ricordo se avessi già accennato a questa mia tiepida passione per lo zio Eric. Sta di fatto che nella mia hit personale ha raggiunto una posizione di un certo rilievo. Lui in cima all’Everest. Il secondo al primo campo base. Che ci posso fare? E’ una passione nata, ad essere sinceri, nemmeno troppo presto, diciamo una ventina d’anni fa nella sua forma più acuta e ormai incurabile. Certo, lo conoscevo già, che discorsi, ma solo superficialmente. Ai tempi dello studio (quando cioè non avrei letto nemmeno il titolo di un testo scolastico o controllato gli esercizi da fare per il giorno dopo  senza un sottofondo di musica, ho praticamente consumato il nastro di una cassetta che tra le altre conteneva Layla, I shot the sheriff, Let it grow… Potrei anche risalire al titolo, ma diciamoci la verità, a chi…. eh?

Poi, quando ho cominciato a collezionare il corso di chitarra curato da Franco Mussida (PFM), la folgorazione. Boing… un fulmine nel cervelletto e ho cominciato a nutrirmi della sua musica, partendo da Unplugged, per passare da Pilgrim, per tornare indietro a rimasterizzazioni di vecchi album, per ritonare avanti con le raccolte più strettamente blues, The Cream of Clapton e chi più ne ha più ne metta. E’ sempre molto pericoloso e parecchio presuntuoso definirsi esperti. Infatti me ne guardo bene, ma mi autodefinisco maniaco ossessivo (per gli altri).

Gli anni passano ma lui può solo migliorare

Cosa posso dire, perché mi piace? Perché lo riconoscerei tra mille o anche mille e uno? Perché il suo tocco, il suo sound, il suo stile (parlo di quando suona, non vale riconoscerlo anche per la voce) è decisamente unico. Il suo soprannome, lo sanno anche i sassi, è Slowhand. ma non è vero che sia slow, è che… insomma ha un modo di tirar fuori le note che fa paura. Non parliamo di vedere come si muovono le sue dita sulla tastiera, che mi viene la depressione. In ogni caso, quand’anche fosse più slow di altri, è questione di gusti. Non ho mai apprezzato granché i passaggi e le frasi troppo veloci. Si impastano, distorcono, perdono limpidezza e armonia. Non mi piacciono. E taccio a fatica, perché se dovessi dire quali grandi chitarristi non mi piacciono potrei essere tacciato di bestemmia dagli adoratori dei suddetti.

Per inciso, può dormire tranquillo Mark Knopfler (Dire Straits per i meno esperti), perché è lui che si trova al primo campo base.

Qui, dopo questa promozione gratuita a favore di un genio che non ne ha bisogno, voglio però ricordare tre dei suoi più abituali collaboratori (non sono mai fissi, sono artisti che prestano collaborazione con un sacco di grandi nomi), che ritengo abbiano contribuito in modo pesante non solo e non tanto al suo successo ma alla magia e alla perfezione di tantissimi suoi pezzi. Li cito e li presento anche visivamente. Onore, chapeau, mannaggia a voi e a chi vi ha insegnato a suonare in sta maniera.

Partiamo dal suo braccio destro di sempre (dirlo di un chitarrista fa un po’ ridere… la sua spalla??? Vabbè, si chiama Andy Fairweather Low. Chitarra. A seconda delle necessità secondo solista o ritmica… va dove vuole il capo, mai una grinza, mai una sbavatura. Grande davvero. Poi il mio beniamino. Uno dei bassisti più bravi che io conosca (ammetto, ne conosco troppo pochi ma questo per me è al top). Si chiama Nathan East, fa con il basso cose che uno normale non saprebbe fare nemmeno con un mandolino. Eccezionale su youtube un video in cui canta “Can’t find my way home” ed ha come comprimari… oh bella, guarda… Eric Clapton e Mark Knopfler.

Andy Fairweather Low

Infine, Steve Gadd. Uno dei tanti batteristi, Clapton ne ha avuti parecchi, tra i quali Steve Ferrone, che un paio di anni fa mi ha pugnalato al cuore provando a suonare con i Pooh, poi per fortuna si è redento. Ma Steve Gadd, che tra parentesi ho visto dal vivo, è Steve Gadd. provare per credere. Anche se, e qui bisogna essere onesti, il batterista (anche quello visto dal vivo) che trovo il più straordinarissimo mai sentito è Carter Beauford, della dave Matthews Band.

Ma qui, per ora, mi fermo. Se no più che un blog diventa un trattato di Claptonite e dintorni. E poi devo farmi furbo: già scrivo troppo. Se scrivo ancora di più oggi, domani cosa diavolo posso postare qui dentro?

Ionnighitar

Omaggio

Parlando di musica e di tutto quello che le sta intorno, pur mettendo sempre al primo posto l’esperienza della band che mi ha dato davvero tanto e che mi ha regalato emozioni, entusiasmi, travasi di bile e scariche di adrenalina, pur sentendomi grato e dispiaciuto del distacco soprattutto (dire soltanto sarebbe un po’ fortino) nei confronti di due componenti della band, che ovviamente non nomino, è  a qualcuno che della band non ha mai fatto parte che voglio dedicare questo post/omaggio. Non cominciamo a montarci la testa, omaggio inteso come espressione di stima ammirazione e riconoscenza. Per gli omaggi materiali si prega di rivolgersi altrove.

Sto parlando di PianoMan, amico di data relativamente recente, eppure amico (ho in mente un post sull’amicizia, a proposito). Posso dire che è un personaggio straordinario? Posso. Tanto voglio proprio vedere chi ha da contestarmi qualcosa. Il pianoforte è la naturale prosecuzione delle sue dita, questa l’ho e l’ha già sentita, ma è vera. Lo vedi suonare, lo ascolti, ripeto, ascolti suonare e… non riesci a capire come sia, chi è che sta suonando. Se sia lui perfettamente consapevole di dove sta spostando le dita o se venga posseduto dal genio della musica e se ne lasci pervadere e trasportare, abbandonando i movimenti delle dita, delle braccia, dei piedi alla volonta dell’entità che governa, appunto, la musica.

La prima volta che l’ho sentito suonare è stato a casa sua, a Turbigo (almeno non si capisce di chi io stia parlando). Sorvolo sulle attrezzature, la cidditeca (raccolta di ciddì), il pianoforte tirato a lustro che secondo me la mattina lo usava anche per specchiarsi e farsi la barba. Tastiere, ampli, equalizzatore, mixer, mancava qualcosa? Eppure, se metti tutto sto popò di roba a disposizione di un facocero o se metti una batteria a disposizione di chi magari si crede Carter Beauford (ne riparleremo) e a malapena sa che il charleston non è solo un ballo, mica puoi aspettarti che magicamente ne esca qualcosa di straordinario. Un po’ come se a me mettessero in mano una Les Paul vera, o una Stratocaster modello Clapton o Mark Knopfler… secondo voi vien fuori una roba da restare a bocca aperta? Io sinceramente ne dubito. Se comunque a qualcuno pungesse vaghezza di tentare l’esperimento sia ben chiaro che accetto senza riserve, non sto nemmeno a fare il difficile sul colore.

Vabbè, torniamo al balabiott. Si siede, guarda la tastiera, probabilmente collega le sue onde cerebrali con le onde sonore ancora in fieri nelle corde del piano… e poi parte. Ma parte vuol dire che parte davvero. E comincia a snocciolare, senza soluzione di continuità, pezzi classici, sinfonie, sonate (mi fermo causa ignoranza) con pezzi dei Pink Floyd, di cantautori ruspanti nostrani, dei Beatles, di sailcielo ancora di chi (passato troppo tempo). In ogni caso sei lì e ti chiedi: «Ma come diavolo fai? Ma prendi fiato. Ma almeno capisci che eri su Beethoven e questi sono i Led Zeppelin?». Mi sa che lo capisce eccome, questo è il bello. Ma ti trascina, ti ingloba nella musica, ti ci arrotola come un involtino, ci mette pure la salvia per dare sapore, è perfettamente consapevole che ti sta stregando, ma io sono certo che il primo ad essere stregato sia lui.

La sua carta d’identità è un pentagramma, la sua anima, la sua mente, le mani e le dita sono nate per la musica e sono state dirottate su altri lidi per una di quelle scelte, o per una serie di scelte, maledette e perverse che si prendono nella vita considerando le motivazioni logiche, anteponendo ciò che è più opportuno fare a quello per cui ci si sente portati. E violentando con una follia di cui prima o poi non solo ci si pente, ma che ci presenterà un amarissimo conto, una predisposizione, un trasporto, una potenzialità e un amore che dovrebbero essere sempre i soli elementi a dover per lo meno supportare le nostre scelte. O no? Dai, PianoMan, dimmi che non è vero, se hai fegato. Io lo dico, per quanto mi riguarda. Scelte cretine dettate dalla ragione. Peccato che, a differenza di te, non avessi una vena artistica o di qualsiasi genere ben delineata e definita. Amen.

Ho assistito negli anni a qualche concerto, ufficiale intendo, di Mr, Piano. Ho portato anche amici, che ne sono stati entusiasti. E l’ho visto felice, una volta sul palco. Trasformato. Ho visto uscire dalla porticina di fondo l’amico triste e angosciato, mentre l’amico sereno ed estasiato sedeva allo sbagello, muoveva le dita e cominciava a incantare tutti. E, giuro, l’ho invidiato. Per questa sua dote che si può coltivare, affinare, perfezionare, cesellare e sublimare, ma che si è ricevuta in dono al momento della nascita. Ricordo, al primo concerto, che all’inizio ha cominciato a snocciolare una serie di accordi, di note, di scale che ho sentito talmente perfette e armoniose, talmente piene di emozioni e di fascino che mi sono ripromesso, subito, di chiedergli a fine concerto di quale musica si trattasse. Ho desiderato (e lui lo sa) avere una base simile sulla quale cercare di improvvisare, per quello che mi riesce, con la chitarra. Era qualcosa di sublime e perfetto.

Durante l’intervallo ho chiesto. Risposta: «Ma figurati, mi stavo solo riscaldando». Ecco perché non ho mai avuto le basi giuste per imparare ad improvvisare e sono rimasto fermo al palo. Colpa sua. Se no, a quest’ora, non lo so nemmeno io dove potrei essere (si prega di evitare commenti scurrili perché il blog potrebbe, un domani, essere visitato anche da minori).

Vabbè, PianoMan. Mi sa che ti sei riconosciuto. Le cose che ho scritto le sapevi già perché te le ho già dette e ridette. Ma lo scriverle, secondo me, testimonia il fatto che davvero le penso e che non ho nessun pudore e nessuna timidezza nell’esprimerle in pubblico (oddio, qui il pubblico credo sia un po’ limitato numericamente, ma sempre pubblico rimane). Per chiudere, un grazie speciale, PianoMan. Hai avuto il coraggio e la generosità (oltre che la faccia tosta) di definirmi rocker, di venire al concerto della band e anche di dire che eravamo bravi. Detto da te è un grosso complimento. Anche se so perfettamente che tra le tue innumerevoli particolarità c’è una capacità straordinaria di prendere per i fondelli la gente 😉

Ionnighitar

Ascoltare è bello

Devo fare una premessa. Credo che quello che sto per scrivere si possa considerare di un’ovvietà disarmante. Il che un po’ mi dispiace, perché sarebbe tremendamente seccante strappare la palma della specialità a Francesco Alberoni. D’altra parte se le mie considerazioni, anche banali, devo lasciarle fuori di qui, a che serve il blog?

Mi capita, spesso anche la sera, a letto prima di dormire, di cacciarmi nelle orecchie gli auricolari dell’I-Pod e lasciar andare la sequenza dei brani in ordine casuale. Da notare che si tratta di pezzi che, almeno per la stragrande maggioranza, ho ascoltato centinaia di volte. Eccolo qui il nocciolo: li ho ascoltati o li ho sentiti? Quando mi accorgo che li sto davvero ascoltando è perché le volte precedenti li ho probabilmente sentiti. Intendiamoci, parlo di musica leggera, non leggerissima, ma non mi riferisco a classica, sinfonica o lirica che dir si voglia. Quasi certamente per ignoranza, per rozzezza di gusti, per sottocultura, sono un ascoltatore molto tiepido della classica, pur apprezzando e conoscendo un buon numero di pezzi (si può dire pezzi?). Con la lirica non ci vogliamo troppo bene… Non la so né la saprei apprezzare. Decisamente verso la sinfonica, che a volte ascoltavo anche durante lo studio, nella notte dei tempi, sono un po’ più portato (con moderazione). E credo che parlare di “ascolto” a chi abitualmente frequenta la musica classica sia concetto di un’ovvietà sconcertante. ma io mica voglio fare l’acculturato per forza.

Qui, ribadisco, parlo di leggera, pop, rock, blues… un misto dei tre generi. Con una spiccata colpevole ma innegabile preferenza per artisti stranieri. Non a prescindere, ma perché nel panorama italiano attuale trovo davvero poco che mi appassioni e in quello datato anni 70-80 c’è molto, ma non tutto mi affascina come fanno altri musicisti o gruppi d’oltralpe o oltreoceano (Francia e Germania le ho sempre snobbate, ma dubito che abbiano prodotto pietre miliari in questo campo.

In ogni caso, quello che intendevo tra ascolto e ricezione passiva è che credo che l’aspetto più bello, profondo ed emozionante nell’ascoltare musica sia la possibilità (la capacità sono convinto che l’abbiano tutti) di cogliere ogni volta una sfumatura nuova, diversa, mai catturata eppure presente da sempre. L’ascolto in cuffia senza alcun dubbio facilita questa sottile analisi involontaria e permette di seguire, magari senza una precisa volontà di farlo, linee melodiche che in precedenza restavano fuse e confuse con il resto della musica. Dati i miei gusti trovo che le sorprese più emozionanti siano date dalla chitarra solista (e te pareva), dal basso, grandioso a volte e ingiustamente sacrificato quasi sempre a viaggiare come comprimario delle percussioni. E queste, appunto? Ci sono pezzi di batteria o di altri strumenti ritmici che non potendo sempre emergere in forma di assolo restano nascosti, sottovalutati e sottoascoltati. Ma possono rivelarsi invece di una bellezza e di una originalità sorprendente.

La stessa cosa succede ascoltando con grande attenzione i cori o le doppie voci, quando ci sono. E possono aprirci un mondo di piacere profondo e riservarci curiose e appaganti sorprese che normalmente restano confinate a un insieme di suoni di contorno senza carattere e senza la dignità di ascolto che meritano. Ci sono mille pezzi che mi vengono in mente se penso a questo averli ascoltati con orecchio diverso e più attento. Sarebbe difficilissimo stilare un elenco.

Un esempio perfetto però, giusto per trovarne uno, credo sia un pezzo di Zucchero, che dà il nome al suo ultimo album, Chocabeck. Trovo straordinaria la linea dei cori e delle doppie voci, che oltretutto presenta una curiosità davvero singolare: si tratta di sette tracce successive incise per costruire, appunto, le doppie voci in studio, ma da una sola persona. E’ un genio della musica. E’ un genio degli arrangiamenti. E’ un genio di questi cori e coretti nei quali chi ha buona memoria può facilmente ritrovare traccia di alcuni suoi pezzi di tanti, tanti anni fa. Si tratta di Brian Wilson, storica mente dei Beach Boys, quelli di Barbara Ann o di Good Vibrations. Se riuscite, provate ad ascoltare le parti con coretti di Chocabeck e tornate con la memoria a Good Vibrations… La classe, decisamente, non è acqua.

Ionnighitar

Trovatoooooo

Non potevo non mettere un post appost… Dopo aver illustrato in tutte le sue sfaccettature la mia sindrome da scaffale, dopo aver spiegato in lungo e in largo che avevo trovato un sito orrendo ma stupendamente efficiente nel trovare analogie e collegamenti musicali, dopo aver detto che molto intelligentemente non lo avevo inserito tra i preferiti… Beh, sarà strano, ma oggi, poco fa, sono riuscito a riagganciarlo e questa volta l’ho incatenato a una bitta di cemento che ho fatto erigere appositamente di fianco al computer.

Dunque, si chiama…. già, come diavolo si chiama? Si chiama Tuneglue, metto il link qui, sempre che compaia come link, sennò mi tocca andare a vedere di padroneggiare qualche altro strumento blogghesco. eccolo qui: http://audiomap.tuneglue.net/

Se per caso a qualcuno dei due o tre che passano di qui dovesse interessare il concetto, come ho già spiegato, provate a digitare in alto a destra il nome del vostro artista preferito (non digitate Pooh, perché essendo un programma intelligente rischiate che vi sputi direttamente nell’occhio). Comparirà un dischetto nero nella schermata grigia (molto vispo cromaticamente, non c’è che dire), e cliccando ancora sul dischetto usciranno quattro opzioni. Ci interessano la prima, expand, e l’ultima, delete.

Con la prima si attivano collegamenti con artisti simili per genere o sound, insomma che almeno sulla carta dovrebbero piacerci. E ognuno di questi poi a sua volta può essere espanso verso altre similitudini. Ovviamente con Delete si chiude il percorso del nome scelto e si è pronti per un altro. C’è da scatenarsi!!!!

Io vedo di ragionare un po’ sulle possibilità di indagine, se a qualcuno sarà servito il consiglio mi faccia sapere. Buona ricerca.

Ionnighitar

… Musica !!!

Beh direi che i tempi sono maturi. Nel primo post del blog, quando mi sono presentato ai miei tre lettori (mi pare di essere come Collodi, che si rivolgeva ai suoi “tre” lettori, immaginando e credo sperando che invece fossero tre per modo di dire. I miei penso arrivino a tre per grande magnanimità ma dubito che troveranno in futuro più di altrettanti emuli), ho accennato al CD inciso dalla mitica B Band. Devo dire, o meglio ribadire, che è stata una grande soddisfazione lo scrivere il testo, il suonare in pubblico una canzone un po’ anche mia e soprattutto il vedere la gente che se ne andava a casina, alla fine della serata di presentazione, con il suo bel ciddì corredato di copertina magistralmente progettata e realizzata dal sottoscritto. oltretutto, a dirla fino  in fondo, mi pare che ‘interno della copertina, che solo pochi eletti possono consultare, mi è venuta forse ancora meglio della parte esterna. Ma tant’è.

Resta però ancora una questione non affrontata, che voglio rispolverare adesso. Un’altra grossa, grossissima soddisfazione, o forse sarebbe più corretto chiamarlo piacere, è stato il vedere assemblato un video, composto da una sequenza di immagini a tema, da parte di Carolina, che secondo me ha una dote naturale per queste cose e che forse dovrebbe cercare il modo di sfruttarla al meglio, visto il risultato raggiunto anche con altri temi conduttori.

Ora, esistendo questo filmato che impazza su youtube, al pari del concerto dei Dire Straits con Clapton o di una fantastica session con Eric, Knopfler e Nathan East, ma vi pare che potrei esimermi dall’inserire il filmato nel mio blog personale? Una sola cosa potrebbe impedirmelo: il non aver capito un accidente di come si debba fare per creare il collegamento con youtube. il che, date le mie conoscenze approfondite del web è tutt’altro che improbabile. Ci provo. Alla peggio fate finta di averlo visto e ascoltato… poi quando mi impratichisco magari rimedio.

A proposito, dimenticavo una cosa fantastica, sempre a proposito del pezzo targato B Band, anzi due: la prima è che Davide prima di procedere alla masterizzazione e alla stampa delle copie ha mandato il pezzo (il rough, il grezzo) in America. In Americaaa, anche se non mi ricordo più se California, New York o dove diavolo. Insomma, l’ha mandato per la pulizia straprofessionale delle tracce audio in uno studio che tra gli altri so che prepara anche i dischi dei Coldplay (scusate se è poco). La seconda cosa che ha dell’incredibile è che il pezzo è stato messo in vendita (e lo è tuttora) su I-Tunes Store… anche di questo, vogliamo parlarne?

Adesso non stiamo a fare i fiscali… ho detto che è stato messo in vendita, non che sia stato venduto. però sta di fatto che un paio di recensioni positive le ha pure ricevute. Se non lo dite in giro, ho la vaga impressione che i commenti siano di Fabio (l’autore) e di Dave (il coproduttore), ma questi sono dettagli e che diamine… mica si può sempre andare a guardare il pelo nell’uovo no?

Bene, se riesco a collegare il file, buon ascolto a chi non l’ha mai ascoltato. E portate pazienza invece se già ce l’avete fuori dagli occhi.

Ionnighitar