Stupidity festival

Come volevasi dimostrare… avevo buttato lì, nell’ultimo post, che forse sarei ripassato da queste pagine prima del Natale, nonostante avessi già adempiuto al dovere (e piacere) di lanciare un augurio alle platee di attenti lettori che mi onorano della loro fedeltà. Infatti, non sono passato. more “Stupidity festival”

2 riflessioni 2

 Cercherò di essere sintetico. Pregherei di notare che non ho detto, come fanno oratori di altissimo livello, “sarò circonciso”. Così, giusto per non alimentare dubbi. E premetto, già che ci siamo, che l’immagine di apertura, seppur già da me usata ed abusata in diverse occasioni, è talmente rappresentativa del sentimento di perplessità e scoraggiamento che vorrei trasmettere che non posso fare a meno di inserirla ancora una volta. Se non altro, questa volta l’ho colorata e riflessa per darvi l’illusione che sia una fotografia nuova. Partiamo. more “2 riflessioni 2”

Punto di vista

Ho detto che avrei espresso la mia opinione sull’evento dell’anno. Mantengo. Anche perché, dato che ormai di Expo disquisiscono anche i canarini (non mi riferisco a Twitter che amo quasi quanto facebook e i Pooh messi insieme) non vedo perché non dire la mia nello spazio mio, dove ormai la quantità di pensieri più o meno accettabili ha assunto proporzioni ragguardevoli. E poi, diciamoci la verità, se va bene e merita l’onore della carta stampata il parere di un Fedez  o di J-Ax, notoriamente filosofi del bel pensare dei giorni nostri, perché tacere? Non ho ancora letto un parere di Celentano, il che mi lascia abbastanza perplesso, ma immagino sia solo perché sto frequentando sempre meno gli organi di informazione a causa di una specie di rifiuto dell’aria fritta e della stupidità assurta a leit-motiv della vita quotidiana. more “Punto di vista”

Parti, Cipio. Passato

Verbo essere (ausiliario, come le crocerossine in tempo di guerra). Anche lui, povero, ha un participio passato, come tutti i verbi che si rispettino. Solo che lui ha la sfiga (si poteva dire? occhei, grazie) che il suo, di participio, è, suona, recita, Stato. E questo, maiuscolo. Mentre quello minuscolo, insignificante, vergognoso, imbarazzante, senza dignità né senso del pudore, è quell’altro, lo stato. Che cosa sia alla fin della fiera comincio a non capirlo bene nemmeno io. Nel senso… lo si identifica, io per primo, con un’accozzaglia di personaggi che non so nemmeno come definire perché ho fatto la prima comunione dalle suore e mi hanno insegnato di non usare il turpiloquio spinto ove possa aggirarsi anche qualche lettore e soprattutto lettrice sensibile e giustamente poco incline al linguaggio da caserma. more “Parti, Cipio. Passato”

Gl’illuminati

Siamo in piena eclissi. Mi riferisco a quella di sole, non fate gli spiritosi! Che ci sia un’eclissi totale che oscura il neurone di chi ci governa (senza mandato, ma questo è un dettaglio ormai) è altra faccenda. E non voglio affrontare l’argomento, sennò poi finisce che torno a riflettere anche stavolta sui due Marò che abbiamo abbandonato al loro destino in India, e che se la sbrighino da soli. Non insisto nel commentare, anche perché sarebbe una polemica sterile, ma torno mio malgrado a una riflessione: quale sia nel mondo la considerazione di cui gode il nostro paesucolo, non solo da parte delle grandi potenze, ma di qui a poco anche da parte del Principato di Seborga. E non mi si venga a dire che la colpa è tutta di un capo del governo affetto da priapismo congenito, perché sarebbe come voler spacciare i suoi tre successori per grandi statisti. more “Gl’illuminati”

I have a dream

Corre voce (quasi quasi la confermo io) che dopo un tot di anni l’animale uomo (quindi vale per il gentil sesso e per quello meno gentile, spesso rozzo) cominci a subire un lento processo di decadimento – per non dire degrado – e che molte delle caratteristiche, anche funzionali, degli anni migliori vengano poco a poco a scemare. Non che per questo diventino scemi. Non tutti per lo meno. A questo proposito, parecchi partono avvantaggiati perché scemi lo erano anche in età precoce. more “I have a dream”

Xmas

Terrei subito a chiarire che nel titolo non faccio riferimento alla X-Mas (decima Mas), flottiglia della Marina Militare Italiana che in guerra si coprì di gloria portando a compimento missioni tanto pericolose quanto importanti e, in tempi più vicini a noi, non so ancora se a torto o a ragione, accusata di progettare un golpe ai danni della democrazia in Italia. In compenso della stessa cosa non sono stati accusati, almeno ufficialmente, altri che invece il golpe l’hanno messo in atto veramente, in modo subdolo e strisciante, fregandosene bellamente del parere e dei desidarata del popolo bue (siamo noi il popolo bue, se a qualcuno fosse sfuggito il concetto). No, non parlo di quello, anche perché mi toccherebbe riprendere il discorso sui Marò abbandonati da tre governi in sequenza a sottostare alle bizzarrie di un paese (minuscolo) che ha trovato e trova a ritmo frenetico mille occasioni per dimostrarsi incivile (non dico come il nostro, ma con un po’ di impegno ce la può fare). Buon Natale ai Marò, anche se sembra una battuta di spirito di pessimo gusto. more “Xmas”

Periodica iattura

Eccolo qui. Cos’è, credevate che facessi promesse di nuove rivelazioni del verbo e poi mi tirassi indietro? Se dico una cosa è quella. Se invece ne dico un’altra, no. Ragion per cui cercherò di andare con ordine, fatta la premessa – che di sicuro mi inimicherà il 98% dei lettori e degli aventi diritto – che da tempo immemore ormai non amo più il calcio. E sono ancora moderato, infatti la tentazione sarebbe stata quella di dire che mi è uscito dalle orecchie e dagli occhi grazie a: 1) il martellamento sistematico, impietoso e sconcertante subito attraverso i cosiddetti media (tibbù, giornali bianchi o rosa, chiacchiere da bar e gagliardetti della Pro-Vercelli); 2) l’impressionante attribuzione di importanza data a un’attività che prima della seconda guerra servile era da considerarsi sportiva e che si è via via trasformata in un lurido calderone di interessi economici e in una sottile arma di rimbecillimento collettivo.

Non so se sia rimasta una sola persona nel “Bel Paese” (molto meglio l’omonimo formaggio Galbani che il cosiddetto stivale tricolore) che non sia consapevole del fatto che a giorni, ore, minuti, secondi, avrà inizio uno degli avvenimenti più importanti e significativi degli ultimi quattro secoli: il campionato mondiale di calcio in Brasile. Hai detto poco!!! Cosa volete che sia la fine di una guerra mondiale, l’inizio di un’altra, l’elezione al Soglio Pontificio di un nuovo Papa, lo sbarco dell’uomo sulla luna? Stupidaggini, roba che ogni due per tre ce n’è. E questo nonostante non sia un’offerta speciale.

Insomma, devo ammettere che non conosco la situazione negli altri Paesi, civili o meno che siano, ma ho la netta sensazione che qui da noi la cosa più importante in assoluto non sia capire se andremo a fondo a vantaggio dei crucchi che per la terza volta mettono le mani sul continente (la sola espressione di Europa che sono disposto a riconoscere) o capire se un domani lontano saremo in grado di tornare al livello medio di benessere del 1749. No, per carità… qui quello che conta è il mondiale, la nazionale, gli azzurri, il chi è convocato e chi resta a casa, il perché e il percome. Questioni di vita o di morte.

Va da sé che in un contesto del genere i telegiornali ci tengano al corrente degli sviluppi… Dico, avreste passato notti serene se non vi avessero mostrato dove alloggeranno i nostri eroi? E la dieta? I cuochi che si portano da casina cosa prepareranno? Fagioli con le cotiche? Merluzzo all’alsaziana? Cozze alla tirolese? O i canederli di Canosa di Puglia? Io devo dire tutta la verità: sapere che bevono l’acqua dell’uccellino di Del Piero o il tè Ciccioporcello mi dà serenità. Mi fa stare bene. Mi toglie quell’ansia che naturalmente mi aveva pervaso sapendoli in volo per le terre lontane.

E già sono spiritualmente preparato ai prossimi Tiggì, che a seconda degli esiti delle battaglie sostenute li dipingeranno come gli eroi delle Termopili, i Garibaldini salpati da Quarto, arrivati a Sesto senza passare dal Quinto per trionfare indomiti anche se pesti e laceri contro le legioni avversarie. O, in alternativa, come dei criminali associati a delinquere che hanno gettato il discredito sul nostro vessillo, che si sono macchiati di alto tradimento, che hanno calpestato la dignità del tricolore con i tacchetti degli scarpini. Ho letto di un’iniziativa lodevole partita non so da quali poteri militari e politici (pochi, pochissimi, uno se è tanto) per ricordare, en passant, mediante apposita apposizione di nastrino giallo esibito sul petto delle maglie azzurre, che a distanza di un numero spropositato di mesi continuiamo a lasciare che l’India si trastulli con i nostri soldati trattenuti in spregio di qualsiasi convenzione civile e militare tra potenze non in guerra.

Già, è cosa buona e giusta… dove la diplomazia non ha saputo e soprattutto voluto fare nulla, dove i grandi che ci governano e ci hanno governato non hanno saputo né voluto fare altro che rispedire i nostri mantenendo fede alla parola data (… omissis causa censura…), là, dove nessuno nell’universo sa o può fare qualcosa il calcio farà sentire forte la sua voce. Il calcio riporterà ragionevolezza e giustizia nei cuori e nelle menti degli uomini. Sput.

Beh… che altro? Che altro??? Non so se vi risulti la cosa, ma sono sempre piuttosto attento e critico nei confronti del mondo della pubblicità. Che tristezza!!! Mi sfuggono adesso, perché ogni giorno un nuovo carro si attacca al treno già lungo di chi ha scelto di richiamarsi ai mondiali per promuovere ogni genere di prodotto o di servizio. Ma fate un piccolo esperimento/gioco: segnate una crocetta su un foglio ogni volta che vedrete tirare in ballo il calcio e i mondiali in una qualsiasi pubblicità… Credo che avrete qualche sorpresa.

La più triste, sconfortante, deludente, quasi pietosa, vede un attore di grande talento e di grandissimi trascorsi riflettere dibattuto tra nostalgia e commozione rivivendo il ricordo dei tanti mondiali che nelle scorse edizioni l’hanno emozionato, fatto sognare, esaltato… immagini che non dimenticherà mai. Che gli rimarranno nel  cuore per sempre. Quindi??? Quindi abbonati a “Coso” (non faccio pubblicità) e ancora una volta potrai vivere e serbare nel cuore istanti di gioia e tripudio che altrimenti ti sarebbero negati, te tapino.

Ora, non mi state a dire che sono uno scassacose perché lo so già. Ma, dico io, sarà una fesseria? E il grande attore… è vero che fa l’attore per lucro e non solo per missione, ma non prova nemmeno un filo di imbarazzo a prestare il suo volto e la sua voce per un messaggio tanto patetico? Forse non capisco. Forse.

Buoni mondiali a tutti. Ah, dimenticavo. Per me il lato impagabile delle partite della nazionale italiana sta nel fatto che il traffico si riduce in misura esponenziale. Al che, all’uopo, mi è palese quali orari scegliere per eventuali spostamenti o trasferte.

Ionnighitar

Chi si vede…

Roba da non credere… uno si assenta per quasi quattro mesi, tace, non scrive, fa lo gnorri, l’indiano e anche la muta di Portici e poi… zac, rispunta dal nulla come se niente fosse e si rimette a sproloquiare come se nulla fosse successo. Ma dove siamo? Ma vi pare il modo? Ma chi credete di essere? Ah, già, chiedo scusa: il latitante sono io, dimenticavo. Sparito, desparecido, lost, ma ancora vivo (tocchiamo ferro, ma preferibilmente non Tiziano Ferro, che ha orientamenti sessuali appena appena diversi dai miei, e non approfondiamo l’argomento). Insomma, è vero. Quattro mesi di silenzio, di nulla al cubo, di paralisi o paresi del neurone. E qui dentro uno sfacelo di ragnatele, roba ammonticchiata che non so più nemmeno con quale criterio sia stata archiviata. I miei quadri??? Boh. Le foto??? Beh, da qualche parte saranno pure, ma tanto avendole fatte io le conosco piuttosto bene e non mi serve andare a rispolverarle. Oltretutto, grande sorpresa, ho potuto constatare che, a parte le sporadiche visite fatte da me al blog inattivo per controllare le serrature, per vedere se avessi lasciato aperta qualche finestra o, non sia mai, la porta, mi sono accorto che, nonostante tutto, c’è sempre stato un discreto traffico di visitatori. Sono capitati periodi di magra, con uno o nessun (rarissimo) aficionado e periodi migliori, con due o più (tre) passaggi. Grazie, anche se non so a chi io lo debba rivolgere. Faccio prima a dir grazie a chi passerà. Hai visto mai che con l’occasione passi qualche nuovo lettore/trice? O hai visto mai, caro/a nuovo/a lettore/trice, che questo post sia stato scritto appositamente per darti il benvenuto/a?

Allora, vediamo… pensavo, per rispolverare gli antichi fasti e confermare la mia ormai consolidata fama di bastian contrario, di affrontare con spirito critico un paio di aspetti del costume nazionale… La pubblicità demenziale, in primis. E su questa chi mi legge sa che quasi potrei mettere insieme un compendio in quattordici tomi. La seconda… ve la dico dopo, se no che gusto c’è a spiattellare tutto nel sottotitolo?

Dunque.  I vecchi (pardon, affezionati) lettori, se dotati di buona memoria e attenti alle vicende del blog più ancora che alla loro quotidianità domestica, sanno che ho già stigmatizzato il comportamento di quel decerebrato che, titolare di un negozio Conad, si alzava alle tre di notte per andare a vedere se aveva sistemato per benino le merci sui banchi. Lasciando a casa, sola e incustodita, la sua dolce metà, che mi sono augurato mille volte di veder cogliere l’attimo per rendergli la pariglia omaggiandolo di un palco di corna degne del più stimato cervo delle foreste nordamericane. Sarà successo? Lo spero proprio. Ma l’agenzia che cura la comunicazione di Conad non ci ha concesso di saperne di più. Omertosi.

Ora invece, e la cosa raggiunge vette forse ancora più alte, la musica è cambiata. Musica che è supportata da un martellamento talmente fitto che prende quasi le forme di una persecuzione o tortura psicologica. Già, perché adesso la scena si svolge così: il genio è pensoso, nel soggiorno di casa. Siamo comunque di sera, poco prima del segnale di ritirata e dell’intonazione del silenzio (dei giusti e dei meno giusti). Lui pensa, dunque. E lei, un’aquila, un premio Nobel del pensiero sottile, gli chiede: “Allora, vieni a letto’?”. Denunciando così, coram populo, cosa le sta passando per la testa (maliziosi che non siete altro).  La risposta, che si arricchisce di innumerevoli punti di sospensione, è: “Stavo pensando….” il che, conoscendo il tipo, già mi pare un miracolo. Lei di rimando lo interrompe e, sicura della fedeltà suo compagno ma soprattutto piena di fantasia, spara: “A un’altra donna?”. Ora, dico io, ma sei scema o sei scema? Primo, non lo sai che quando quella testina di vitello di tuo marito pensa lo fa perché non sa se e come migliorare l’esposizione dei finocchi (in senso letterale) e delle melanzane? Non ti è bastato vederlo uscire alle tre? Ops, a meno che tu non pensassi che andava a sollazzarsi con la cassiera. Anche questa è una possibilità. Ma non mi sembra così acuto.

Insomma, l’interrogato a domanda risponde: “A milioni di donne”. E hai detto niente… goloso, non potevi accontentarti di una, due massimo, se sei esageratamente esuberante? E poi, figliuolo bello, lei ti domanda se pensi a una donna e tu, imbecille, metti in piazza tutti  i tuoi altarini? Sei talmente imbranato e ingenuo che in fondo mi fai tenerezza. Sembri me. Credevo di avere l’esclusiva.

Chiarito, per fortuna, che tanto per cambiare il milione di donne era visto in veste di clientela varia ed eventuale, chiarito che latte, farina e non ricordo più cos’altro saranno messi in vendita a prezzi stracciati e bloccati, i piccioncini raggiungono sereni e birichini il talamo nuziale. E qui, ragazzi, l’apoteosi della scemenza. Lei. In camicia da notte, sotto le lenzuola, con l’aria da furbina… Ci regala la vera verità dell’anno: “Stanotte le donne saranno contente. Una sicuramente”. E ridacchia con malizioso sottinteso. Non riesco a capire cosa sottintenda. Devo trovare qualcuno che mi spieghi. Alla gentile signora sarei tentato di rispondere: “E sta a vedere che la sola al mondo che stanotte rimane contenta (mi pareva sconveniente scrivere soddisfatta) sei tu. Presuntuosa”.

Ora, io capisco che la poveretta debba rifarsi delle notti andate in bianco passate ad aspettare che lui riordinasse gli scaffali, capisco anche che abbia le sue esigenze, non ha novantott’anni e credo sia ancora una birichina. Ma santa miseria, se devi farci sapere che Conad è attenta ai tempi duri, che vuole mostrarsi amica e facilitarci le cose restituendo al nostro portafogli parte della dignità perduta, ma c’è davvero bisogno che noi veniamo informati delle vostre performances o anche solo dei tuoi desiderata notturni?

Sono bacchettone? Retrogado? Invidioso? Ma dai!!!! Semplicemente sentire questa suonata che prima è gelosa del milione di donne e poi le gratificherebbe con grande libidine del gesto dell’ombrello quando riesce a impossessarsi dei lombi del suo legittimo consorte mi mette tristezza. E rabbia. Polemicus? Ovvio. Ma non dite che non vi avevo avvertiti.

Ecco. Come sempre l’argomento due non ci sta. Non è opportuno un post che vada molto oltre le mille parole. E io sono sempre malato di logorrea. O grafomane, se preferite. Mi toccherà per forza allietarvi quanto prima. Ma di anticipazioni non se ne parla. Hai visto mai che la vena scriptoria si esaurisca di nuovo? Vedremo. State all’erta. E grazie, per la visita e per la fedeltà.

Ionnighitar

Disgusto-lampo

Sarò ipersintetico e questa volta lo sarò per davvero. Perché la nausea, il disprezzo, il senso di ribrezzo e ripugnanza che chi ci governa e ci tratta da sudditi ha raggiunto un livello tale per cui dare libero sfogo alle parole porterebbe a scrivere dei trattati enciclopedici. Quindi, solo due cose, che mi fanno vergognare non tanto di essere italiano, ma di essere forzatamente accomunato all’italianità di certi personaggi inqualificabili, indegni, vergognosamente mantenuti a fatica da noi per fare… per NON fare un accidente se non far danno.

Fino a ieri la vicenda che più mi faceva rivoltare lo stomaco e mi indignava – ne ho già parlato – era quella che riguarda i due Marò abbandonati al loro destino in India. Con due governicchi di fila che se ne sono sbattuti bellamente. Che hanno privilegiato accordi economici alla salvaguardia della sicurezza e dell’incolumità di due loro servitori fedeli. Con un ministro degli esteri che ha avuto il coraggio di affermare di non essere poi così certa della loro innocenza. E che è andata a riverire a capo coperto il capo degli Ayatollah, mentre non ha mai trovato né l’ispirazione né il tempo per preoccuparsi di come riportare a casa due italiani ingiustamente e fraudolentemente privati della loro libertà. Si vergogni. Mi fa schifo. Anche il solo nominarla mi fa schifo.

La seconda, che si commenta da sé e che risale a ieri è tale da lasciare, io credo, chiunque senza parole per lo stupore e lo sbigottimento. Il capitano Ultimo, l’artefice della cattura, tra gli altri, di Totò Riina, già indagato da qualche zelante magistrato più attento alle soffiate di pentiti per convenienza che alle dichiarazioni di eroi al servizio della sicurezza di noi tutti, scagionato in silenzio perché, come sempre, fa rumore la condanna mediatica che precede e rende a volte inutile il processo, ma non è interessante il riconoscimento della piena innocenza, bene, il capitano Ultimo, in ossequio alla spending review, sarà privato della scorta.

Lo riscrivo, perché sia chiaro che non mi sono fumato niente: in ossequio alla spending review, che consente aumenti o comunque nessuna diminuzione nei privilegi della classe politica, che assegna scorte auto blu e protezione a ex presidenti, vicepresidenti, ex ex ed ex ex ex fino alla settima generazione, sarà ANNULLATA la scorta che aveva, fino ad oggi, il compito di proteggere l’incolumità di uno dei più valorosi, umili e concreti eroi al servizio di uno staterello che non sa fare altro che girare le spalle e prendere a calci nel culo chi ha dedicato la propria vita a servirlo. Ho detto a servirlo, non a mungerlo. Quella è tutta un’altra faccenda. Mi fa schifo.

Ionnighitar