Xmas

Terrei subito a chiarire che nel titolo non faccio riferimento alla X-Mas (decima Mas), flottiglia della Marina Militare Italiana che in guerra si coprì di gloria portando a compimento missioni tanto pericolose quanto importanti e, in tempi più vicini a noi, non so ancora se a torto o a ragione, accusata di progettare un golpe ai danni della democrazia in Italia. In compenso della stessa cosa non sono stati accusati, almeno ufficialmente, altri che invece il golpe l’hanno messo in atto veramente, in modo subdolo e strisciante, fregandosene bellamente del parere e dei desidarata del popolo bue (siamo noi il popolo bue, se a qualcuno fosse sfuggito il concetto). No, non parlo di quello, anche perché mi toccherebbe riprendere il discorso sui Marò abbandonati da tre governi in sequenza a sottostare alle bizzarrie di un paese (minuscolo) che ha trovato e trova a ritmo frenetico mille occasioni per dimostrarsi incivile (non dico come il nostro, ma con un po’ di impegno ce la può fare). Buon Natale ai Marò, anche se sembra una battuta di spirito di pessimo gusto.

Parlo, invece, del Xmas, per esteso Christmas, per chi si accontenta del vocabolario italiano, Natale. Questi ultimi rimasugli di un tempo che fu, tra i quali ho il piacere e l’onore di contarmi anch’io, sono quelli che non fanno né briefing né brainstorming, quelli che se ne fregano della location, non si gustano un brunch e non si fiondano all’happy hour, non mandano agli amici invitati a cena (via sms, ovviamente) un nuovo messaggio di “recall” o “save the date”, che a me suonano tanto come un “Impedito, ti ricordi che ti ho invitato a cena per dopodomani e mi hai risposto di sì? Ecco, se te lo ricordi rimandami un nuovo sms per rassicurarmi, altrimenti segnatelo ancora. E confermati che te lo sei segnato.” La cena, ops… dinner verrà filmata e ritrasmessa via mms a tutti i partecipanti che, se à la page, provvederanno ad autoimmortalarsi intorno al table, magari sitting on the chair, scattandosi un selfie, se veramente “in” servendosi dell’apposito portasmartphone telescopico reperibile, oltre che nei migliori techno-shops del regno, lungo il corso Vittorio Emanuele a Milano, da uno dei trecentoventisette ambulanti che, dislocati a distanza di circa quindici centimetri l’uno dall’altro propongono l’interessante gadget a prezzi certamente convenienti. Amen.

Il Natale dunque… che dire del Natale? Volete tutta la verità? Sincera? Cruda? Diretta? Non mi entusiasma più, da quel dì. Quale dì? Quello lì. E a riprova di questo vi recito una poesiola che ho scritto e che mi autorecito (in separata sede) al posto di quelle piacevolissime, niente noiose, sempre diverse e fresche, che a molti di noi toccava recitare seduti sulla sedia per la gioia e il ludibrio di tutti i parenti schierati intorno al tavolo, già annebbiati dal cibo e con almeno una palpebra cascante causa superamento del livello di guardia del colesterolo (magari anche del polistirolo). Lo so, è estremamente concisa e contiene licenze poetiche, ma se è entrata nella storia la sintetica nonché ermetica “Mi illumino di immenso” credo abbia anche la mia diritto di cittadinanza nel mondo della poesia. Vado? Ok.

“Oh, Natalle, oh Natalle, mi stai proprio sulle… spalle. Porti auguri, porti doni, rompi un poco anche i… maglioni.” Ecco. Credo che per il prossimo imbastirò qualche altra strofa, è probabile che mi investa l’ispirazione di qui a trecentoetot giorni.

Dicono che a Natale siamo tutti più buoni. Che ci si vuol bene tutti, che… Mah. Sarò diventato cinico? Una cosa però la so e questa è la vera verità. A Natale, qualche volta almeno, mi fa piacere pensare a qualcuno che sento o ho sentito poco. Magari lo chiamo e lo saluto, così, perché mi va. E il piacere di farlo, spesso surclassa il fastidio degli auguri dovuti, delle frasi fatte, di forma, delle riunioni o delle merende, cene o spuntini di vario genere che vengono organizzati perché “ma come, è Natale, non vuoi che ci vediamo con…?”. No, ecco, qualche volta proprio non vorrei, non ci tengo, sono diventato insofferente e intollerante alle cose che si fanno perché si devono fare, perché è così da sempre, perché… ma perché? Perché devi vedere a Natale – e apparire lieto di vederlo – qualcuno che magari vedi altre cento volte ma che recentemente ti sta cordialmente… eh? Perché?

Invece capita e vi garantisco che capita, giurin giuretta, che mi prenda il desiderio di augurare di cuore cose buone (la serenità è sempre in primissima posizione) a qualcuno che magari ho visto una sola volta nella vita ma che ha saputo trasmettermi qualcosa. L’ho fatto, ieri, per la precisione. Oppure capita che ci si scambi qualche parola di augurio che poi si dipana in un’escalation di confidenza e, magari, di manifestazioni di solidarietà, con qualcuno che conosci da una vita o quasi, ma che mai avresti considerato sotto una luce del tutto nuova. Mi è successo anche questo. Ieri. Mannaggia che giornata intensa è stata ieri.

Ecco. Mi piace pensarlo così il Natale. In questo caso dovrei correggere la poesiola, invece la lascio tale e quale come l’ho scritta, per gioco. Questo Natale ancora una volta mi farà apprezzare l’immensità della fortuna che mi è stata concessa con una famiglia speciale, con amici che sono amici veri, sia che li senta tanto o che li senta poco, con la scoperta della grandezza e della sensibilità di qualcuno, rimaste, finora, nascoste, forse anche perché mai si era presentata l’occasione perché si manifestassero. E mi farà dire un grazie speciale per la perfetta riuscita di un progetto, di un sogno che non è mio, d’accordo, ma che è quasi come se lo fosse.

E poi… e poi, dulcis in Findus, posso non essere contento nel sapere che qualche lettore ce l’ho? Che alcuni sono addirittura riusciti a diventare lettori affezionati resistendo all’impulso di abbandonarmi all’oblio della rete? Che altri sono arrivati, per caso, per passaparola magari, o, perché no, perché mandati qui a leggere per dispetto da parte di chi voleva giocare loro uno scherzo beffardo? Chissene. So che ci sono lettori, lo vedo dal contatore, che non tiene conto delle mie visite al blog. Siete voi. Ed è a voi che, sinceramente, voglio dire grazie per la pazienza di venire a leggere qualche farneticazione, molte stupidaggini e, magari, ad abbozzare un sorriso compiaciuto quando qualche volta mi riesce di scrivere una cosa divertente. Grazie.

E buon Natale a tutti. Quelli belli e quelli brutti.

Ionnighitar


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