Vicini di casa

Nel pensare al titolo di questo post mi è cascata addosso una nuova ispirazione da tener buona e sfruttare quanto prima. Perché non parlare davvero dei vicini di casa, approfittando del fatto che qualche curiosità, qualche macchietta e qualche imbecille di cui raccontare lo si trova sempre senza far troppa fatica? Provvederò. Ma questa volta parlando di vicini mi riferisco agli Scvìzeri, ticinesi per essere più precisi.

Già, perché chi mi conosce bene sa che da una vita la mia seconda patria è una striscia di confine che ci separa dalla Cunfederaziùn e questo è anche il motivo della mia pressoché assoluta padronanza dell’idioma. Insomma, sono di madre lingua italiana e zia lingua ticinese. Che nasce da una commistione tra il comasco, il varesotto, il… a pensarci bene in sessant’anni ancora non ho capito bene da cosa sia composta. Ma mi affascina. Al punto che con qualcuno spesso e volentieri uso il ticinese per comunicare con maggiore intensità e colore. Giusto per fare un esempio della bellezza. eleganza e complessità della lingua, chi altri sarebbe capace di dire «Grazie, mersì?» al momento di ringraziare? E sottolineo che il mersì è mersì. Perché scommetto che se facessero mente locale al fatto che viene dal francese parlato nei cantoni con la erre arrotata sarebbero capacissimi di dire «Grazie mercì.» Intendo con la ci di ciao. E comunque non ci sono storie… «Grazie mersì» dà un’idea di internazionalità difficilmente raggiungibile.

Eh dai, bòn. Abbiamo rotto il ghiaccio. E tra l’altro mi si fa sempre più intensa la tentazione di scrivere una volta o l’altra un intero post in ticinese. Hai visto mai che trovi qualche aficionado anche oltre il confine? Confine che, tra l’altro, mentre una volta era presidiato con seria ostentazione dai gendarmi dalla loro parte e da finanzieri almeno all’apparenza svogliatissimi o incarogniti all’esasperazione dalla nostra, ora è invece territorio libero. Non c’è più nessuno salvo in rarissime occasioni. Strano, a guardar bene, perché la Cunfederaziùn, a voler essere fiscali, è extracomunitaria, quindi dovrebbe meritare le stesse attenzioni e le stesse cautele dei i confini immaginari con il Marocco, la Tunisia, il Sudan. Appunto. In effetti i controlli tra Italia e Scvìzera più o meno corrispondono a quelli tra Italia e Gabon. O meglio, quelli tra Italia e Gabon sono stati resi impalpabili come quelli che sovrastano Mendrisio o conducono dritti dritti a Chiasso, Ciàss per i locali.

Credo, dopo tante esperienze di vicinato, dopo tante migrazioni durate dai dieci minuti (il pieno di benzina) a ore di avanti e indrè in via Nassa a Lugano, di aver capito che nutro per la Svizzera una specie di amore/odio. Propendo più per il secondo quando vedo come riescono a comportarsi i maestrini in occasione delle loro scorribande in terra italica a scopo approvigionamento, soprattutto alimentare. Li posso accreditare di una maleducazione, di una spocchia, di un menefreghismo che rasentano l’incredibile e tirano, sinceramente gli schiaffi. Però. Già, c’è un però. Siamo matematicamente certi che si tratti di Svizzeri doc, col marchio di origine, con il certificato di provenienza tutto in ordine, e non di Italiani passati al nemico (si fa per dire) e rimasti, nell’intimo, profondamente Italiani nel più deteriore dei significati? Non ne sono sicuro. Però devo ammettere che quando vedo un’auto svizzera parcheggiata praticamente metà dentro e metà fuori dall’ ingresso di un negozio o di un supermercato mi assale il desiderio di vedere quanto siano resistenti le gomme delle auto vendute oltre confine.

Tutto negativo quindi? Assolutamente no. Parlavo tempo fa del camminare per diletto. E ho accennato alla Svizzera come un esempio da imitare, invidiare, e se possibile godersi fino in fondo. Confermo tutto. A parte che sono organizzati in modo impeccabile nel segnare e documentare tutte le possibilità di percorso tra boschi, vigneti, vallate e anche strade carrozzabili. A parte che sanno produrre carte e cartine chiarissime, semplici, interessanti e corredate di spiegazioni che fa piacere leggere se non stai a sottilizzare sulla prosa. A parte che dovunque ti trovi riesci a sapere o capire dove ti trovi, e dove puoi o non puoi andare. In più mi è capitato, quando qualche anno fa sono stato a Mendrisio a cercar materiale per non perdermi tra i sentieri, di trovare una disponibilità e una cortesia che, proverbialmente, non viene accreditata agli svizzeri ma che d’altra parte vorrei vedere chi avesse il coraggio di accreditare agli italiani.

Tutto questo, unitamente al fatto che da casa (in campagna) alla terra straniera ci saranno sì e no sei/settecento metri, ha fatto di questo Paese una delle mete preferite per le nostre camminate domenicali (non necessariamente di domenica). Certo, come ho già detto adoro camminare lungo il Naviglio e anche lì, per la verità, le indicazioni e i supporti ai runners non mancano. Ma cosa volete che vi dica? In Svizzera respiri un’atmosfera diversa. E’ davvero tutto tenuto meglio. E’ davvero più curato e pulito. E’ davvero più piacevole. Ti senti in qualche modo coccolato ed assistito da qualcuno che non c’è, che non vedi, che non sai nemmeno se in realtà ci sia. Ma che dallo sportellino retrattile di un orologio a cucù di cioccolato con le lancette fatte di Gruyère ti guarda, sorride soddisfatto e si bea di aver pensato a te, alla tua passeggiata, a renderti piacevole il cammino. Magari si aspetta che tu poi finisca in qualche Grotto, o Crotto, a scofanarti una scodella di polenta con il latte, le salsicce alla griglia, antipastini misti sottaceto, qualche affettato, un pochino di brasato e magari un piattino di porcini col sughetto, una caraffa di merlot del Ticino (che costa una fortuna) e lasci un tuo generoso obolo in Franchi, riconoscente per aver ricevuto cotante attenzioni.

Ecco. Un ultimo dubbio, che ancora non ho sciolto: la Svizzera, paradiso o inferno? Si accettano critiche, suggerimenti, consigli. Volendo si accettano anche Franchi. Per gli Euro possiamo chiudere un occhio. Grazie

Ionnighitar

P.S. Vi prego di osservare bene la foto della bandiera che ho scelto a coronamento del post. Ma vi rendete conto che si vedono le pieghe della stiratura?


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