Ventisei – Visita guidata

L’arrivo di una fotografia a mio avviso decisamente stupenda, ricevuta dall’ormai ufficiale fornitrice di immagini caserecce ma scattata da Luciano, che se la vedrà pubblicata senza avermene dato il permesso ma che, spero, mi vorrà perdonare questa mia “scappatella”, mi costringe a restare ancora un pochino sull’argomento del post precedente: la nostra casa.

Grazie Luciano. Scorcio stupendo.
Grazie Luciano. Scorcio stupendo.

Se ci pensate, è incredibile come in un solo scatto abbia condensato così tanti particolari fin qui descritti: il cortile con la ghiaia, il portone che porta (beh, cos’altro potrebbe fare un portone?) al portico (eddai) e al giardino, le colonne (non quelle d’Ercole, situate un po’ più a Sud), il parcheggio della Giulietta, l’acciottolato per il collaudo della tenuta di gomme e telai di tutte le mie biciclette. Il pozzo che mi ha sempre affascinato e il suo gradino, sul quale abbiamo passato ore, seduti, anche solo a fissare il vuoto o la porta della casassa. Infine,  il trionfo dei glicini che si stendevano proprio sotto le nostre finestre. Questo potrebbe essere considerato un rarissimo esempio di telepatia retroattiva. E bravo Luciano, grazie.
Tornando alla casa, la porta di ingresso si affacciava, al primo piano, su una piccola loggia discretamente disadorna, proprio di fronte a quella dello zio Carlo. Il che faceva sì che sapessimo sempre i movimenti in entrata e in uscita gi uni degli altri, che ci trovassimo magari casualmente a salire o scendere le scale insieme o che, cosa più frequente e saggia, ci mettessimo a chiacchierare o giocare seduti sulle due poltroncine in vimini complete di tavolino che trasformavano la loggia in salottino comune. Quando parlo di giocare è pacifico che mi riferisca, tanto per cambiare, alla Giulia. Eppure capitava abbastanza spesso, quando ero già più grandicello, che ci trovassimo a giocare in casa loro, magari a carte, con una compagnia composta pescando fra tutte le età. Ricordo partite (o scala o misère o non importa granché di cos’altro) cui partecipava anche lo zio e questo, spesso e molto volentieri, comportava un aspetto piacevole anche per la gola.
Lo zio Carlo, infatti, Ufficiale Superiore degli Alpini, decorato al Valor Militare, rimasto legato per tutta la vita ai suoi uomini (uno fra l’altro mi pare fosse il Gildo), andava qualche volta a trovarli a domicilio. E la cosa piacevolissima consisteva nel fatto che molti di loro fossero domiciliati nel Veneto o in Friuli. Dove, per chi non lo sapesse, si producono vini decisamente validi e formaggi da sogno. Vi pare che potesse tornare senza una ricca scorta di campionari o forniture da imbottigliare religiosamente in cantina? E vi pare che con un tesoro di tal genere sugli scaffali, spesso completato da generose porzioni di formaggio friulano, non ne mettesse a parte la sua famiglia? Ecco. Sta di fatto che ne approfittavo per rimarcare che la famiglia può comprendere anche nipoti e cugini e mi lasciavo andare a godere di quelle delizie. D’altra parte, diciamocelo francamente, credo che se io o chiunque altro ci fossimo dichiarati astemi saremmo stati considerati comparse di serie B, come succedeva anni dopo al cospetto di mio suocero. Tipica e storica la sua uscita in presenza di un non-bevitore: “Tu non bevi? (sorriso sardonico misto a compatimento) Peggio per te!”. Pronunciato con una voce che al confronto quella di Barry White poteva essere considerata una voce bianca.
A pensarci, che labririnto era la casa! Dalla cucina dello zio Carlo si accedeva, se non ricordo male, a una stanzetta in cui, a mezzo scala a chiocciola, si poteva scendere al guardaroba della nonna. Ma si poteva anche, senza scendere, arrivare nelle stanze della zia Adele. Dalla sala invece, sulla parete opposta a quella della porta che dava sulla loggia, si usciva sul balcone affacciato sull’altro cortile, quello che una volta era tutto chiuso sui quattro lati dalla casa colonica. E da lì si aveva il pieno controllo del via e del vai dato che, una volta trasformato il cortile stesso, fu eletto ufficialmente a parcheggio comune.
Dal ballatoio, giusto per non confondere le idee a chi la casa non l’ha mai conosciuta, si arrivava alla porta di ingresso della casa della zia Adele passando davanti, sopra o sotto ad altre stanze un tempo abitate o destinate alla conservazione della frutta nella stagione fredda e successivamente adibite a deposito cianfrusaglie, stanze da lavoro, laboratorio fotografico. La zia Adele aveva piazzato in una di queste stanze la sua macchina per la maglieria e passava ore a macinare chilometri di fili (o lane, non me ne intendo), finendo col creare una colonna sonora ritmata e regolare che ne denunciava la presenza.
La Luisa ed io, ad un piano superiore, allestimmo una camera oscura con tutti i crismi dove imparai a sviluppare le pellicole e stampare. Fotografavo di tutto, allora, forse più per giustificare quell’attività che per il gusto vero di fissare nel tempo le immagini. Lei, invece, certamente più metodica e costante di me, proseguì in questa passione divertente (in inglese hobby) e di sicuro ottenne risultati e capolavori coi quali non potrei nemmeno competere.
Per proseguire il tour, scendendo dalla scala fino al piano terra, ci si trovava sulla sinistra un portichetto, una specie di galleria, che conduceva in giardino. Nello spiazzo dell’antico pollaio e più recentemente dell’altalena (e dei pranzi pantagruelici di cui parlerò un giorno o l’altro). In galleria, per così dire, si trovavano a sinistra la scaletta che portava a una cantina adibita anche a cantina (tu guarda a volte la stranezza!) e sulla destra la porta di ingresso della casa che fu dell’Angelo e della Maria, poi dello zio Silvio, quindi di Luciano e Maria Teresa e poi, forse, della Luisa. Ma quest’ultima fase me la sono persa perché ero già diventato montanaro.
Tutto qui? Nossignori. Perché una volta sullo spiazzo dell’altalena, a sinistra si sviluppava la parte in cui viveva la nonna: cucina, sala, studiolo o camera dello zio Silvio e piccolo bagno, per non parlare del primo piano, ma non voglio creare confusione per eccesso di informazioni.
Per poi trovare, sempre su quel lato, la porta a vetri che chiudeva il portico dalla parte del giardino. Una volta nel portico, deposito di piante e fiori d’inverno e di biciclette d’estate, si poteva scendere i quattro o cinque gradini della cantina (questa volta cantina-cantina) o ritornare nel cortile del pozzo. Sbucando proprio da quel portone di legno verde che si vede nella foto e che ho già descritto all’inizio di questa lunga tiritera per trovarsi in presenza della casa del Gildo, della lavanderia, della casassa…
Ecco, a grandi linee direi che si possa dire “fine del giro”. Chi non ha conosciuto la casa credo si sia perso già a partire dalla loggia. Ma non è grave.

Ionnighitar


6 thoughts on “Ventisei – Visita guidata

  1. enza Rispondi

    bell’ articolo quanti ricordi!! ma lo sai che le 2 piante di glicine stanno rispuntando? le avevano tagliate, ma ritornano hò sbirciato tempo fa, passando a piedi ,e poi hò notato che le palle davanti al cancello ,come dicevi tu ,non ci sono piùùùùùùùù

    1. ionnighitar Rispondi

      Grazie per l’apprezzamento. Quanto ai glicini e alle palle di pietra… Non è che la confrerma della mancanza di buon gusto e di buon senso di troppa gente.

  2. Maria Rispondi

    Bella la tua visita guidata! Se chiudo gli occhi mi sembra di rivivere la casa con i suoi rumori-colori-odori

    1. ionnighitar Rispondi

      Hai scritto una cosa che per me è molto importante. Quasi sempre i miei ricordi partono da quello: odori (preferibilmente gradevoli), sapori, colori. Quindi leggere che sono riuscito a risvegliarli in chi mi legge è un grosso successo su tutta la linea :-). Grazie

  3. sonia Rispondi

    Bellissima descrizione. Peccato che tutto questo paradiso non esiste più.

    1. ionnighitar Rispondi

      Grazie :).
      A chi lo dici… Pensa che c’è chi mi ha invitato più di una volta a vedere la nuova versione e le divisioni della casa e del giardino. Finora però mi sono inventato mille scuse per evitare. Non mi va. Già mi disturba il color giallo limone, figurati il resto!

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