Un grosso regalo

Non posso fingere di non averci sperato. E tanto, anche. Questa mattina ho avuto una bellissima notizia: il consenso da parte di un medico, che nemmeno conosco personalmente, a pubblicare nel blog alcune delle fotografie che ha scattato in Africa, in Tanzania per la precisione. Poi spiego, ma la prima cosa che mi sento di fare è ringraziarlo pubblicamente per questa sua squisita cortesia che mi permetterà, in primis, di arricchire il mio posticino con immagini meravigliose e, chi lo sa, magari di trovare un nuovo spunto per divagare o farneticare su argomenti un po’ diversi dal solito.

Per principio ho sempre preferito sorvolare sui nomi evitando di scriverli in chiaro. Chissà,forse per un’assurda gelosia della privacy, forse per un desiderio inconscio di mantenere un alone di mistero su tutto quello che gravita intorno alle Polpette. In questa occasione, poiché mi dicono che il Dottore avrebbe piacere che fosse dichiarata la paternità delle immagini, e direi che ha tutte le ragioni per desiderarlo se non addirittura per pretenderlo, mi impegno a inserire il suo copyright come all’inizio facevo anche sulle mie fotografie, con la differenza che allora mi firmavo Ionnighitar e adesso invece mi firmo Ionnighitar.

Ho già sentito l’obiezione a quanto sopra: ma se tu il Dottore non lo conosci com’è che hai le sue foto? Gli hai fatto visita nottetempo in calzamaglia nera per impossessarti dei suoi capolavori? Niente di più assurdo. Intanto vorrei farvi notare che il solo immaginare me in calzamaglia nera, oltreché testimoniare il vostro gusto dell’orrido è quasi un insulto alla decenza (la mia). Poi, andiamo, se ho aspettato a parlarne, a progettare inserimenti e gallerie di immagini prima di avere la certezza che lui fosse d’accordo, vi pare che avrei anche solo potuto concepire un colpo di mano, colpo da villano? Su, su, siamo seri.

Non lo so nemmeno io, a guardar bene, come mai le sue foto siano finite sui miei macinini. Oltretutto stazionavano qui da un bel po’ e non me ne ricordavo nemmeno. Mi sono tornate sotto gli occhi durante una fase di spostamento, salvataggio e riorganizzazione dei file. Per fortuna. So però con certezza chi ce le abbia fatte entrare o, per lo meno, chi sia stato il trait d’union in questa operazione. Le mogli. Sempre le mogli. Le mogli, e suggerisco di prenderne debita nota, sono sempre, o per lo meno nel centopercento dei casi, le responsabili di tutto. Nel bene e nel male. Qui stiamo parlando, appunto, di bene.

Insomma, per farla breve (non è una battutaccia), mi sono ritrovato una serie di immagini strepitose, non solo per il soggetto, che si presta, ma perché testimoniano di un’arte evidentemente innata e, per nostra fortuna, coltivata, che mi hanno immediatamente fatto squillare un campanello nel neurone, spingendomi addirittura a rivolgere richiesta di autorizzazione all’utilizzo per il semplice piacere di goderne. Va da sé che la richiesta e l’autorizzazione hanno seguito il solito iter di cui sopra. Le mogli. E mi sa che devo ringraziare anche loro per l’opera di intermediazione.

Cosa ne farò di queste foto ancora non mi è chiarissimo. La cosa più semplice e immediata sarebbe quella di allestire qualche galleria qui, come ho fatto con le mie tempo fa, e darvi le dritte necessarie per andarvele a guardare. Ma così avrei l’impressione di bruciare in un lampo un piccolo tesoro che invece mi piacerebbe centellinare e gustare con calma e con tanta pazienza. Vedremo. D’altra parte, quando l’ispirazione viene a mancare – ed è venuta a mancare spesso – il blog deperisce, si intristisce, diventa grigiastro e un po’ stantio.
Non sarebbe la prima volta che una foto, un’immagine, un paesaggio, un’atmosfera colta in modo magistrale, diventino la scintilla che fa traboccare il vaso… O no? No, mi sa che la scintilla e il vaso non c’entrano, ma fa lo stesso. Vedremo. Se non lo so ancora io, mi pare evidente che non posso chiarirlo a voi.

Quindi, la cosa migliore da fare direi che è quella di pensarci su (io). Poi, come al solito, quello che deve saltar fuori salta fuori. Per restare in tema, per ribadire quanto sopra, per adesso mi limito a ringraziare ancora il Dottor Fiacco, che immagino, prima o poi, passerà anche da queste parti per vedere se ho trattato bene le sue foto. Che, sia detto per inciso, ridurrò per il blog in formato a bassa definizione, adatto alla sola visualizzazione qui. Non per altro, ma perché capiterà di sicuro che qualcuno le scarichi e le salvi prendendole da Google. E quelle valide per la stampa, mi dispiace tanto, ma da qui non escono per nessun motivo. Capisci a’mme.

Ionnighitar

Fotografo


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