UBI B…. maior, minor cessat

cervello
In passato mi sono identificato in questa immagine.
Mi consola sapere che c’è chi è messo peggio di me.

Non ho voluto scrivere di più nel titolo, tanto a sforzarsi si capisce a chi io mi riferisca. Ma questa non posso fare a meno di raccontarla perché merita. Credo che in Italia, come in tutto il resto del mondo sedicente civile, tra le migliaia e migliaia di leggi in vigore se ne nascondano anche alcune particolarmente cretine. Il guaio è che se le leggi sono cretine ma non riguardano argomenti così gravi e importanti, in grado di compromettere la sicurezza, la dignità, i diritti altrui, si può sperare in un’applicazione “cum grano salis” da chi è perlomeno cerebralmente normodotato. O per essere più precisi, IO speravo. E sbagliavo, al solito.

Si impone una premessa. Nel lontano anno 2000 d.c., per far fronte a una serie di lavori di ristrutturazione che non potevo permettermi di affrontare con le mie forze non c’era altra strada se non quella di “accendere” un mutuo. Tornassi indietro giuro che saprei cosa fare. Ma il succo è che questo maledetto mutuo prese forma e vita presso una banca di cui non faccio il nome, né qui, né nel titolo del post, che non era però la mia banca. E con mia intendo quella che avevo eletto a custode e gestore del mio opulento patrimonio.

Semplicemente, era la banca con la quale operava, ed opera, il nostro amico architetto incaricato del lavori che, conoscendo bene il direttore, ci fece avere, allora, condizioni presunte vantaggiose. Ovviamente rivelatesi poi vicine a quelle dei più incalliti cravattari, ma qui la stupidità fu tutta mia, che mi rifiutai in seguito per pigrizia e terrorizzato dalla burocrazia a spostare il mutuo presso un altro istituto. Vabbè.

Sta di fatto che venne concordato allora di aprire un conto corrente, destinato dichiaratamente a fungere da semplice strumento di passaggio: ogni mese e da tredici anni verso la mia bella rata del mutuo, arrotondata per eccesso di una manciata di euro, e dal conto la banca si prende quanto le spetta. Ogni mese così, da tredici anni, mese dopo mese. Un bonifico, un pagamento tramite R.I.D. fino a esaurimento mio ed estinzione del debito.

Senonché il 20 maggio 2013, ricevo una deliziosa Raccomandata A.R., quelle che in genere mi fanno sudar freddo prima ancora di aprirle, che mi comunica, quasi dotata di un suo spirito autonomo e perverso, che il mio conto, in ottemperanza a quanto prescritto dall’art. tale del DPR talaltro del tot giugno dell’anno ics, numero quelchelè, è considerato un conto “dormiente”. Il che significa un conto non movimentato. E la legge prevede che se tu non movimenti un conto per un certo periodo di tempo (10 anni), se dopo questa comunicazione non ti fai vivo entro sei mesi, i tuoi soldini vengono incamerati dal Ministero delle Finanze. E tu ti attacchi.

Per carità, non voglio sostenere che sia sbagliato in linea teorica. Se uno lascia lì i suoi soldini e non si fa vivo nemmeno dopo sei mesi dall’avviso, peggio per lui. Ha poco da lamentarsi. Ma tornerei a sottolineare che il mio conto, da tredici anni, ogni mese, presenta un movimento in entrata e uno in uscita. E così sarà ancora (purtroppo) per due anni. Eppure, udite udite, la norma prevede che questo tipo di movimentazione classifichi d’ufficio il conto come “dormiente”.

Dopo lo stupore iniziale, che ti combino? Telefono alla banca, parlo con una gentile signora che ascolta, comprende, si stupisce e quasi s’indigna per vera o studiata solidarietà e mi garantisce che, tempo ventiquattrore la risolviamo, e che diavolo, ma stiamo scherzando?

Infatti, dopo dieci giorni, nulla sentendo, riscrivo alla gentile, che nel frattempo si è premurata di mandarmi per mail un preventivo di assicurazione proponendomi di sostituire quella che ho dovuto sottoscrivere presso chi pareva a me, quale conditio sine qua non il mutuo non sarebbe stato erogato. Ma… «Sa, adesso “… Banca” ha anche una branca di “… Assicurazioni” e vedrà che le sottoponiamo condizioni cui non saprà dire di no». Sarà. Intanto però rispondo che guarderò il preventivo ma che a me preme sapere cosa si nasconda alla base dell’idiozia della raccomandata ricevuta.

Mi si chiede, di rimando, una copia della raccomandata, per la serie “fai prima tu a mandarmela che io a chiederla alla mia sede centrale”. La trasmetto e… Stamattina apro la posta (per gli informatici fanatici la mail). Forse la cosa migliore è riportare paro paro la frase che mi ha acceso come una miccia da minatore: «sono stata contattata dal nostro ufficio legale in merito alla comunicazione che le hanno inviato
secondo la quale il cc acceso presso il nostro istituto è in corso di classificazione “dormiente”.
Cortesemente quando ha tempo può richiamarmi?».

Ora, non avevo mai messo in dubbio che la banca avesse classificato “dormiente” un conto movimentato ogni mese. Piuttosto mi ero chiesto se qualche genio non fosse in grado di chiedersi se avesse un senso, nonostante (e questo non lo so né mi interessa saperlo) a norma di legge una movimentazione siffatta sia forse da considerare una non-movimentazione (come premesso, le leggi stupide ti aspettano davanti e dietro l’angolo). Telefono, Parlo, discuto, tento di ragionare. La signora concorda, è rimasta basita e quasi scandalizzata (e due), ma tant’è. «caro signore, lei dovrebbe mandare due righe alla banca chiedendo che sia riattivato il suo conto corrente». E vi assicuro, mi cascassero gli occhiali, che è così. Questa la richiesta. Questa la conclusione. Questa l’elasticità mentale. Poi parlano di pubblica amministrazione che fa schifo. Da che pulpito.

Ho spiegato un paio di cose alla signora. Primo: che la già altissima opinione che avevo del loro istituto per altre vicende passate è stata rinfrescata e perfezionata da questa nuova performance. Secondo, che immagino possa capire da sola cosa ne farò del suo preventivo di assicurazione. Anzi, le ho detto una terza cosa: che avrei fatto il possibile, pur consapevole della totale inutilità della mia crociata, per far sapere al maggior numero di persone possibile quanto sia confortante e rassicurante trattare con chi dimostra una simile apertura mentale e una così vispa attitudine a considerare l’aspetto pratico delle cose. Scriverò la lettera. Che altro fare? Ma chiederò di riattivare un conto dormiente che viene movimentato regolarmente, mese dopo mese, da tredici anni a questa parte. Se ne risentiranno? Amen. Diranno che sono polemico, spocchioso, che non sono a conoscenza delle leggi in materia? Riamen. Non esiste arma contro la stupidità. Ed è un periodo in cui mi sento come un rabdomante che invece di trovare fonti d’acqua trova sempre e soltanto fiumi impensabili e desolanti di stupidità. Quasi dappertutto. E non la sopporto.

Ionnighitar


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