Tra sogno e realtà

Ma vuoi mettere un Giro d’Italia a misura d’uomo?

Quando si dice… «Che domenica bestiale…», o meglio, quando l’ha scritto Fabio Concato, mi sa che aveva visto la giornata di oggi nelle macchina del tempo. Io posso cominciare col dire che già la notte prometteva bene: un sonno da schifo, travagliato, interrotto, rateizzato, a singhiozzo. Il tutto a dispetto della dose generosa di quelle goccettine che aiutano a dormire. Chi aiutino ancora mi sfugge. A quanto pare, non me. O non più, per lo meno. Vuoi vedere che le preoccupazioni, le insoddisfazioni, le elucubrazioni negative, tutte ste cose prese e messe insieme, frullate e agitate, contrastano e annullano l’effetto dell’aiuto a Morfeo? Mi sa che è così. Sta di fatto che ho dormito da schifo.

I meteorologi, sempre più infallibili, avevano previsto tempeste, scrosci, piovaschi, crollo delle temperature… Infatti, con regolarità svizzera e sorprendente, niente di tutto questo si è verificato. Oggi però, grazie alla nostra amministrazione comunale lungimirante e piena di attenzioni per il nostro benessere psicofisico, si replicava una delle fantastiche DomenicAspasso, come sono state battezzate con grande creatività e quasi un tocco di poesia, queste stronzissime giornate in cui, stando ai nostri supervisori ambrosiani, dovremmo approfittarne per scendere in strada, camminare, guardarci intorno e tra di noi, scoprire e riscoprire, socializzare, sorriderci. Proibito mandarsi reciprocamente a… Non è una battuta: ho scritto socializzare perché questo siamo invitati a fare. Credo che non siano arrivati a questo nemmeno in Cina: forse là ti lasciano fare quello che ti pare, dormire, mangiare il riso, metterti le dita nel naso, e magari ti permettono anche di farlo in solitaria, senza bisogno di scomodare i vicini o il rione, Basta non creare disturbi al potere. Ma in Cina. Qui no. Qui siamo molto più avanti. Socializziamo.

Per farlo siamo usciti a comprare il giornale e abbiamo fatto un giro del parco Solari. Senza grande dialogo nemmeno tra noi. Non per fare dispetto al sindaco, ma perché a volte un’ombra, una sfumatura, un particolare ti porta (mi porta, chiedo scusa) a chiudere i contatti con l’esterno. Uscendo abbiamo potuto vedere come si stessero allestendo i preparativi per il passaggio dell’ultima tappa del Giro d’Italia proprio qui, sotto casa. Transenne, una specie di traguardo che traguardo non era ma chi lo sa… ogni tanto ci vuole. magari per fare pubblicità? Mah.

Sta di fatto che dalle undici in poi c’è stato qualche timido fermento. Ciclisti che desideravano provare l’ebbrezza di calcare lo stesso asfalto dei campioni con qualche mezz’ora di anticipo, curiosi, addetti all’organizzazione, e vigili, vigili, vigili. Vigili (polizia municipale) come se piovesse. La giornata ideale per lasciare la macchina in divieto di sosta, se la si fosse potuta spostare. Essendo tutti a pensare al Giro non si sarebbe corso il rischio di multe.

Insomma, di fare qualcosa di memorabile non sembrava fosse il caso: mancavano i presupposti (oltre che la voglia, ammetto). E allora che fare se non buttarsi sulle letture, le parole crociate (sto apprezzando QuizMese tradendo in modo vergognoso la tradizionale Settimana, ma se c’è differenza tra l’una e l’altra mica è colpa mia). E poi… insomma, poltrona, lettura, vade retro tibbù, che se la sento anche solo fiatare nel pomeriggio mi fa saltare i nervi, e vediamo di affrontare la giornata.

Non avevo messo in conto una cosa: la tappa a cronometro, preceduta da una sfilata interminabile e chiassosissima da circo Barnum e da alcuni battaglioni di polizia urbana e statale in moto, macchina, triciclo, monopattino e skateboard, ha una particolarità. I concorrenti partono scaglionati. Ho detto scaglionati. Cioè uno per volta, a distanza di un tot tra l’uno e l’altro. Il che significa che se ti metti alla finestra con l’illusione di vedere da vicino una scena da Giro d’Italia non vedi niente di tutto questo. Passano uno per volta, uno ogni tanto, ma religiosamente preceduti da una moto della polizia (a scelta, con sirena o senza, a discrezione del centauro) e seguiti da una macchina di appoggio della squadra. Ribadisco il concetto: 1 ciclista = 1 motociclista = 1 macchina della squadra. E così, uno dopo l’altro, ma distanziati al punto che non ti vale nemmeno la pena di star lì a vederne due di fila.

Dimenticavo: il tutto guarnito da un delizioso svolazzare sulla testa di un elicottero della polizia che evidentemente segue il percorso per un po’, poi torna indietro e va a vedere i concorrenti successivi e così via. Insomma. Lui fa la spola e a noi fa due scatole così. la corsa a quant mi risulta dovrebbe essere iniziata alle 13,30 e si prevedeva la sua conclusione verso le 17,30. Noi ci troviamo abbastanza all’inizio del percorso, il che mi faceva supporre che non ne avremmo avuto per molto, invece…

Il vostro inviato scrive alle ore 16,45 dalla sua postazione. L’elicottero continua a sorvolare e mantiene la posizione. Ogni tanto passa ancora un corridore con dotazione standard (moto e macchina). Non ho idea degli intervalli tra una partenza e l’altra, ma a questo punto potrebbero anche essere partiti in diecimila, così a sensazione. Non è né è stato divertente, finora. Una cosa mi sono chiesto: le auto d’appoggio possono essere una per corridore? Mi pare un’esagerazione. ma se così fosse, chissenefrega, paga lo sponsor. Ma… A meno che non siano stati organizzati a fare la spola di continuo a accompagnare ora l’uno ora l’altro, quanti poliziotti, vigili et similia sono stati schierati e mobilitati? Non è che domani mattina leggeremo che c’è stata una recrudescenza di furti rapine e crimini diversi approfittando del fatto che le forze dell’ordine erano tutte impegnate a scortare gli emuli di Coppi e Bartali? Staremo a vedere, ma per ora, dal vostro inviato, il commento è: «Che domenica bestiale». E non è ancora finita. Ma non so, sinceramente non so se dirmi «purtroppo» o «per fortuna». ma questa è tutta un’altra faccenda.

Ah già, scusate. E il titolo? Semplice: avrei preferito un Giro in velocipede, meno chiassoso, meno mediatico, meno moderno. E soprattutto avrei preferito, preferirei… beh, l’immagine a colori mi pare parli da sola, no?

Ionnighitar

Ecco… non è che mi farebbe proprio schifo, se mi si presentasse l’opportunità.

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