Strane stranezze

Vedo con sgomento che l’ultima volta che sono passato di qui risale a più di due mesi fa! Vergogna!! Oddio, non che mi aspettassi di trovare post più recenti: in effetti avevo la netta sensazione di non aver più prodotto sproloqui, ma insomma, due mesi… Non si fa così eh! E vabbè.

Sta di fatto che – chissà cosa mi spinge a farlo – qualche volta anch’io mi ricordo dell’esistenza del contenitore di polpette e ci butto un occhio. In senso figurato, intendo.
Dovete sapere – parlo per chi non è avvezzo alle magie e alle alchimie di un blog – che c’è una “zona”, chiamiamola così, riservata al creatore/proprietario e sovrano supremo del blog (cioè il sottoscritto), alla quale egli solo (cioè io) ha libero accesso. Non fosse altro che per mettersi a scrivere e pubblicare queste scemenze, per impostare l’aspetto grafico, i collegamenti, i cosiddetti link, in poche ed esaustive parole per “amministrare” il blog. Non per niente nel far questo mi fregio della carica di administrator ed accedo a mio piacimento a quella che si chiama “bacheca dell’amministratore”. Grande fantasia, non c’è che dire. Bene.
Tra le altre cose, in questa zona riservata, dove posso leggere in anteprima i commenti dei lettori con facoltà di decidere se sia il caso di pubblicarli o meno, esiste una funzione dedicata alle statistiche, cioè alla rilevazione dei passaggi di qualche affezionato o curioso lettore e al numero di “click” sulle varie pagine del malloppone.
Chiariamo subito, a scanso di equivoci e ad evitare di far fuggire qualche timidone, che il tutto è rigorosamente governato da una muraglia invalicabile a difesa della privacy. Mi spiego: se vado a dare un’occhiata alle statistiche, vedo giorno per giorno quante volte sono state cliccate le pagine, che siano post o pagine a sé stanti, ma non potrò mai sapere da chi siano state cliccate. Facciamo un esempio: il giorno 37 marzo il blog è stato visitato 165 volte (mai successo per la verità) e se indago più a fondo posso anche vedere la classifica delle pagine che sono state consultate. Ma non esiste alcun modo per capire chi sia stato il generoso visitatore.
Direi che è una bella cosa, tutto sommato, perché non è detto che chi viene a leggere abbia piacere di farmi sapere i fatti propri. Poi magari è la stessa persona che va su Facebook e comincia la mattina a spiegare quale marca di dentifricio adoperi per poi informare il mondo sul fatto che la tisana che preferisce prima di andare a nanna è quella che riduce i grassi o attenua il gonfiore intestinale. Tutti i gusti son gusti (non mi riferisco alla tisana, ma all’utilizzo di Facebook).
Però, essendo io, come forse si può leggere tra le righe, discretamente discreto e amante della privacy (della mia, per lo meno), capisco bene e condivido l’eventuale scelta di non dare in pasto a tutti (o anche soltanto al sottoscritto) il fatto che abbia letto questo o quel post. Non vorrei farlo sapere nemmeno a me, se potessi. Quindi, ben venga la protezione dei dati.
Però, concedetemi almeno questo, il poter constatare che ogni tanto qualcuno passa di qui e legge è motivo di conforto. È incoraggiante scoprire che non si scrive al vento. Soprattutto quando si sta senza scrivere per due mesi e briscola.
Beh, ma tutta questa pappardella a che pro? Già, mi stavo quasi perdendo, guarda che novità.
Tutto era per dire che oggi, va’ a sapere perché, ho spazzato le ragnatele e rimosso i funghi e mi sono tuffato nella pagina dell’amministratore. Mi è subito saltata all’occhio (sempre in senso figurato, beninteso) una colonna altissima nel grafico delle visite. Una specie di grattacielo, di Petronas Tower, che svetta sul piattume del quasi deserto andamento quotidiano (per forza, se non scrivo chi è che ha la costanza di venire a dare un’occhiata?). Beh, ve lo devo dire e rendere merito. Qualcuno, almeno uno, c’è sempre o quasi. E ancora non si è stancato/a di venire a visitare il vuoto.
Insomma, per scendere in particolari, il giorno venerdì venti aprile duemiladiciotto qualcuno (immagino un solo visitatore ma potrebbe anche essere stata una comitiva) ha toccato la vetta di ben cinquantadue clic. Fiftitù. Roba da non credere. Cifre degne dei tempi d’oro, quando le vicende e i racconti dell’infanzia/gioventù agreste tenevano banco attirando parenti e amici che ritrovavano qualche pezzetto della loro infanzia/gioventù. Si noti che ho scritto gioventù e non giovinezza. Di questi tempi non si sa mai a cosa potrebbe portare l’utilizzo della parola sbagliata!
Vabbè, detto questo? Beh, detto questo mi sembra ovvio che ringraziare di cuore l’ignoto/a visitatore/trice sia davvero il minimo. Senza dimenticare naturalmente chi dà un’occhiata fugace quotidiana giusto per sapere se il letargo volge al termine. Ci vuole una bella costanza!
Sarei tentato di dire, se non fosse che credo sia meglio non sbilanciarsi mai con le promesse, che tale costanza verrà premiata, prima o poi. Ma non lo dico per due motivi: il primo è che non ho la più pallida idea di quale possa essere il prima e tantomeno il poi. Il secondo, più importante, è che l’affermare che il mio rimettermi a scrivere possa costituire un premio per qualcuno implica una dose impressionante di presunzione. Che non penso di avere.
Come ho detto, credo, fino alla nausea, quando scrivo è perché il farlo mi diverte. Tant’è che in effetti potrei farlo anche solo per me stesso. E siccome, lo si sappia in giro, nel mettermi adesso a scrivere questo panegirico di ringraziamento mi sono divertito, beh… nessuno tragga conclusioni azzardate. Se mi rimetto a scrivere ci vediamo da queste parti. Se no, dove ci troviamo? Nel caso, fatemi sapere. Grazie-mercì, come dicono da Balerna Ticino in su.

Ionnighitar


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