Strane reminiscenze

Ogni tanto mi chiedo se sia l’incipiente demenza senile, se siano i prodromi dell’Alzheimer o se, più semplicemente, a tutti capiti d’improvviso di trovarsi a frugare in mezzo a ricordi lontani, nemmeno particolarmente incisivi o importanti, insomma, a ragionar leggero su avvenimenti che certamente non possono definirsi pietre miliari della nostra vita, ma che, chissà perché, ogni tanto si affacciano alla nostra mente. In genere (nel mio caso almeno) per fortuna sono cose un po’ stupide che mi fanno sorridere (con moderazione, mai esagerare).

Vi chiederete cosa c’entri la Settimana Enigmistica in apertura di post. È che associo la Settimana con alcuni exploit difficilmente eguagliabili, snocciolati una valanga di anni fa da una delle numerose segretarie passate per il mio ufficio (manco fossi Marchionne, al massimo erano due per volta e qualcuna merita comunque di essere ricordata).

Una è la Sonia. La, ho proprio scritto “LA”, perché dire solo Sonia non renderebbe l’idea della Sonia. Ragazza timida, arrivata al mio cospetto in età poco più che maggiorenne, proveniente da un qualche paese dell’hinterland che non ricordo, timida, però volenterosa e tutto sommato meglio di tante altre. Durante il periodo di lavoro con me è riuscita anche a sposarsi e se non ricordo male a diventare mamma o a gettarne le premesse. Peccato non riesca a ricordarla fisicamente. Ma so che era piuttosto minuta, e che il suo futuro marito era imbianchino (infatti mi ha reimbiancato l’ufficio a tariffe circa doppie di quelle correnti sul mercato). Purtroppo, sotto certi punti di vista, la Sonia era anche ignorante in maniera abissale. E divertente. Però, occhio, mai una volta che io mi sia azzardato a ridere o rinfacciarle queste sue scivolate se le vogliamo chiamare così (forse sarebbe meglio definirle slavine linguistico/culturali). Però, per la miseria, non potevo non farmela addosso dal ridere sotto i baffi. Preciso che i baffi li avevo davvero ma non me la facevo addosso. Non mi succede nemmeno adesso che sono prossimo agli…. figuriamoci se soffrivo di incontinenza intorno agli -entacinque/-anta!!!

Vabbè, vi tratteggio un paio di exploit, perché credo che dovrò riprendere questo tema per tributare il giusto omaggio anche ad altri personaggi del primo tempo della mia vita lavorativa. Ma intanto butto giù quel che ho ricordato, poi mi sforzerò di scavare più a fondo. Dunque. Una sera, dopo che la Sonia era già uscita, cerco sulla sua scrivania dei documenti che mi servono e, cerca di qui e cerca di là, apro uno dei cassetti della sua scrivania. Accolto da una Settimana Enigmistica ipercancellata e spiegazzata non ho resisto, lo confesso. E tuttora, specifico, credo cercasse spasmodicamente di risolvere i giochi durante la pausa pranzo e non durante il lavoro (per me avrebbe potuto anche suonare la cetra, in pausa pranzo, ma credo preferisse la cultura generale).

Bene, siccome son curioso come una scimmia comincio a sbirciare… ne ho trovate almeno cinque o sei che avrei dovuto annotarmi, ma quella che più mi colpì allora era quanto rispondeva alla seguente definizione: «L’autore del “Cuore”». Non riuscivo a capire. leggevo e rileggevo, cercando di interpretare il meccanismo degli incroci. Cercavo di trovarle una giustificazione, una via d’uscita… Niente. Mi sono reso conto che ero io l’ignorante. E che lo ero stato per anni. Ho scoperto, e voglio mettervene a parte, che l’autore del libro “Cuore”, che tanto ci ha allietati e tirati su di morale negli anni della fanciullezza (parlo per i coetanei, so che molti miei estimatori/trici considerano il Cuore come un rotolo di pergamena scritto per ideogrammi e trovato in un angusto pertugio della stele di Rosetta), l’autore dl Cuore, dicevo, si chiamava Dramocis. Esattamente. Edmondo Dramocis!! Sarei andato dalla maestra Bernasconi a cantargliele. Lei che mi aveva rotto l’anima con la piccola vedetta lombarda (non è quella delle ronde antirapina che va per la maggiore in Brianza) o con quello scassapalle di Garrone o con Franti cacciato dalla scuola, e chi ha orecchie per intendere intenda. Ooooohhhh, finalmente dopo anni e anni di profonda ignoranza la Sonia mi aveva aperto gli occhi sul Dramocis. Da Nobel per la letteratura (la Sonia, non l’Edmondo).

Altra volta succede che la mamma della Sonia abbia qualche problemino fisico… disturbi muliebri. Chiedo notizie. Lei, già pronta a refertare come un consumato primario mi spiega che è stata operata. Le hanno tolto un febrone all’utero (leggasi fibroma, e per fortuna non ha detto che l’avesse a Lutero!!!).

Insomma, pare avesse un febrone da cavallo e si fosse resa necessaria la biopsia. Come è di routine. L’inarrivabile però mi ha subito rassicurato. Tutta tronfia e giustamente rasserenata mi ha detto: «Per fortuna è venuto positivo». Leggasi che la biopsia di cui sopra aveva dato esito negativo. Tutto è bene quel che finisce bene. Ed io per ora ho quasi finito ma ne approfitto per introdurre un altro personaggio da sbarco che ha governato e controllato le mie giornate e le mie frequentazioni ai tempi d’oro: la Laura di Piazza Prealpi (la definizione è sua).

Impiegata tutto pepe, o forse più che pepe dinamite, capelli rossi e cipiglio da gladiatore, facile all’espressione colorita, sfociata un paio di volte nell’illecito… sono molto tiepidamente cattolico e ancor più tiepidamente praticante, ma non ancora avvezzo alla segretaria bestemmiatrice. Beh, in ogni caso era una forza della natura. Un ciclone, uno tsunami incontrollabile, ma affezionata e fedele come un bullmastiff addestrato alla perfezione. Per inciso era divorziata. Aveva buttato il marito fuori di casa prendendo a colpi di zoccola (intesa come calzatura con suola in legno).

Riporto un dialogo secco secco tra la Sonia e la Laura e vi posso far certificare dai miei amici notai che non sto raccontando palle. Io ero semplicemente uditore casuale: le porte degli uffici erano quasi sempre aperte.

Sonia: «Mia mamma è stata dal dentista che l’ha dovuta tagliare perché aveva un accesso». E già qui sono trecento punti.

Laura: «Bestia (sic), non si dice accesso!!! (giusto), si dice ESCESSO (ehm…), perché accesso vuol dire divieto.». (Non si finisce mai di imparare).E qui, se ci fosse stato, avrebbe dovuto calare il sipario sotto uno scroscio di applausi. Ma non c’era. Ed io ho rischiato ancora una volta di avere problemi di incontinenza precoce. tenetevela a mente la Laura… Adesso che la conoscete non potrete fare a meno del seguito. Hasta la pasta.

Ionnighitar


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