‘Stalgia canaglia

Chi è che cantava Nostalgia Canaglia? Al Bano? Forse sì, strano che non me ne ricordi. Ho tutte le raccolte dei suoi pezzi, ma tutte tutte eh, anche quelle che canta sul trattore quando passa tra le vigne a dare il verderame. Sì sì, Nostalgia canaglia dev’essere sua.

Comunque, non che io avessi questa gran nostalgia canaglia del mio blogghettino, è che questo, cara la mia bella gente. è il post 101, uanouan, e mi dicono che in occasione di tale expliot sia previsto un riconoscimento da parte di WordPress: una gigantografia di Monti e Vendola in costume da bagno (quelli da gallo romagnolo, per intenderci, poco più che un tanga) e una cosa così, scusate se sono capriccioso, ma non me la volevo perdere. E pare che così acconciati giochino a beach volley o a racchettoni sulla spiaggia di lava infuocata appena trasportata dalle pendici dell’Etna. E che, me le potevo perdere?

Va bene, dato che vi so piuttosto ben dotati quanto a q.i. (a parte nella scelta di seguire questo mio angolo di farneticazioni), so già che avete capito che son tutte storie per inventare dal niente un motivo per scrivere. Ma sapete già, visto che ormai siamo quasi intimi (dato il pubblico di cui so per certo potrei togliere il quasi), che per me il non scrivere è un po’ come stare in apnea. Nun c’iaaa fazzo ccchiù. Dopo un po’ devo scrivere. E’ vero. Un buon tacer non fu mai scritto. Ma che c’entra, scusate? A parte che il signor Dante Alighieri ogni tanto qualche castroneria l’ha sparata e ce la siamo bevuta tutti come fosse chinotto fresco, ma se a uno scappa di scrivere che cosa dovrebbe fare? tacere perché rischia solo di dire scemenze?

Dai, per favore… Se non altro, ammesso e non concesso che sia proprio così, so di essere in buona compagnia. Chissà com’è, ma in questo periodo mi è capitato di entrare in contatto (eufemisticamente) con persone che se avessero perduto il dono della parola avrebbero guadagnato il dono della normalità, per lo meno. Invece no, parlano, parlano, parlano… e se mi si passa l’espressione elegante, assommano una marea di stronzate. Perché amano ascoltarsi, sentirsi grandi e importanti e superiori muovendo osservazioni o facendo appunti a chi non può permettersi il lusso di mandarli… beh, adesso non esageriamo. Questo è un blog castigato.

Con me non è che vada tanto bene, a costoro (saranno masculi o femmene? Mah… lasciamo il dubbio). Non che io risponda eh, per carità… ma a volte uno sguardo, un leggero, quasi impercettibile scuotere del capino può far intendere quello che pensiamo delle loro tirate. E questo (grande godimento, devo dire) li fa impazzire dalla rabbia perché li fa sentire completamente fuori bersaglio. Hanno sbagliato bersaglio, they canned (hanno cannato) e si sentono, io credo, sperduti/e nel constatare che, mentre si aspettavano di trovare gente che diceva «Ooooohhhhhh, devo imparare da costui/tei, perché è saggio/a e sa quel che dice», leggono nello sguardo un chiarissimo, inequivocabililissimo: «Mafammopiacerefamme, va’». Ecco. Piccolo sfogo che non c’entra, ma ve l’ho detto che scrivo per scaricare il bisogno fisiologico di scrivere.

Abbiate pazienza, facciamo un esempio un po’ cretino: se a uno scappa la plin plin, come elegantemente dice la Chiabotto, cosa fa? Si mette il pannolone? La rimanda indietro perché non è il caso di portarla alla luce? O forse cerca di liberarsi ma all’interno, così da trasformarsi dopo tre o quattro stimoli in una specie di mongolfiera piena di plin plin? Ecco, l’ho detto che era un esempio cretino, ma il succo (ops) è sempre quello: se a uno scappa, la fa. A parte che poi capita, come a me e ve lo giuro, sono serio, in certe occasioni (durante il lavoro) ti senti in difetto se vai ar bagno anche per una puntatina veloce, perché sai che c’è chi controlla i passaggi, conta le volte, ha da dire… naturalmente ha da dire sugli altri, ma chi ha orecchie per intendere intenda, quindi… beh, tornando a bomba. Se mi scappa di scrivere che faccio? Metto già la lista della spesa? Ricopio i programmi della serata incluso MTV e magari anche Real TV? NO. Scrivo. Scemenze? Beh, ma questo è ovvio. Se non fosse che più che scemenze non so scrivere invece di tenere in vita (a fatica) un blog sarei spaparanzato in poltrona a godermi i frutti dei diritti maturati sui miei romanzi aspettando buone nuove dal mio agente, no?

Beh, cari miei, non ho l’agente. Probabilmente nemmeno la gente. Non scrivo romanzi ma scemenze. Ma mi diverto, primo. So che a qualcuno piace passare di qui a leggerle, secondo (e questo mi fa star bene, perché sono vanaglorioso). E soprattutto… Soprattutto almeno per tutto il tempo in cui lascio correre le dita sulla tastiera, dimentico. Cosa?

Non è carino scriverlo qui. Ma dimentico che alla tenera età di …antunanni ancora devo sbattere il naso prima di conoscere le persone. Che ancora riesco, e regolarmente, a farmi fregare alla grande. A farmi prendere per i fondelli e… questo vi giuro che mi brucia come un tizzone ardente usato a mo’ di supposta, a darmi da fare, sempre, comunque, a mettere  l’anima e l’impegno in quello che faccio (la passione no, non sono così deficiente per fortuna). Ma tutto questo…. tutto questo per…

Sapete cosa vi dico? Mi torna in mente un proverbio che il mitico “Salvatore o’Carrozziere” citava ogni due per tre e che contiene la quintessenza della verità vera della vita. «Chi nasce tunno nun pole morì quadro». Appunto. Son nato tondo (sarebbe meglio dire tonto, ma data la fisicità, anche tondo non va del tutto male). Posso morire quadro, o meglio furbo? Nein. Je suis né pour ciaper des inchiappetatüres. E adesso chiedete a chi conosce un misto di francolombardovolgare (chiedete a uno scvìzero). E…. Grazie per avermi fatto compagnia. Buona serata o quel che è, a tutti. Belli e brutti. Brutti che frequentino il blog non ne conosco. Ma stronzi che invece non lo conoscono, ne potrei citare una lista interminabile. Alla faccia. Besitos. Ah, già… Da ieri possiedo uno figliuolo che si è conquistato il titolo di Sommelier. Hai detto fichi!!! Almeno uno in famiglia che riesce ce l’abbiamo.

Ionnighitar

Tastevin


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