Solo un pensiero

Lo so, sono stato a zonzo un sacco di tempo, in senso metaforico. Ho trascurato il blog e scritto solo la lista della spesa più qualche mail qua e là. Ma se aprire il rubinetto dei miei pensieri (quando ce ne sono) è cosa che mi viene spontanea e mi fa star bene, cercare di riempire gli spazi quando non trovo i mattoncini del Lego proprio non mi riesce, anzi, diventa motivo di angoscia. Amen. Rieccomi. Anche perché mi pare evidente che non potevo sottrarmi all’appuntamento prenatalizio, fatto quest’anno soprattutto di ringraziamenti e, lo vedrete poi, farcito dalla richiesta di un grosso favore.

Liquiderei velocemente l’argomento auguri. Ovvio che ne faccia a tutti coloro che passano di qui, magari un po’ di più a chi lo fa assiduamente, ma anche agli avventizi. Non a chiunque, non alla “come viene viene”. Anche perché ci sono persone alle quali, detto in tutta franchezza, pur non augurando nulla di male, non mi sentirei, oggi, di fare auguri sinceri. Non lo sarebbero.

Ma dove sta il problema? Non sono persone che frequentano queste righe e quindi ci mettiamo sopra un bel “e chissenefrega”. Se questo per me non sarà un Natale particolarmente piacevole o rilassato lo devo anche a loro. Se la godano. Mi hanno aiutato a capire una cosa che già sospettavo: nella stupidità di tanti miei atteggiamenti che finiscono col danneggiarmi c’è comunque un qualcosa, un principio che mi permette di guardare le persone a testa alta, senza sensi di colpa e senza il timore di essermi mostrato avido. Sono come sono e, mio malgrado, mi comporterò sempre di conseguenza. Amen.

Confesso che per Natale non mi sento nemmeno di pregare per la pace nel mondo o per la salvaguardia del pianeta. Dai, siamo seri… Già fatico a capire gli appelli di chi non può esimersi dal farne, rivolti a terroristi, malavitosi dichiarati o apparentemente rispettabili, a sfruttatori, a gente che vedrei volentieri penzolare dal pennone della bandiera. Figuriamoci, pur con tutta la comprensione per i loro drammi, se io, microbo tra i microbi, mi metto a capitanare una crociata per risvegliare le coscienze e l’attenzione al problema dei migranti, dei profughi, dei disperati di ogni provenienza, genere, numero e colore. Mi dispiace per loro. Ma, che ci piaccia o no, che siano nostri fratelli o no, resta il fatto che siamo certamente più attenti e sensibili a quanto succede nel nostro raggio d’azione.

Proprio per questo sul mio Natale ci sarà qualche ombra, per questo farò fatica a gioire come pretenderebbe il sentire comune (o il luogo comune, come mi sembra più probabile).

E allora per Natale credo che penserò a chi non c’è più, da tanto o da poco, a chi, tra questi, è stato freddamente spogliato di beni terreni in vita e di desideri e volontà anche una volta partito per altri orizzonti. Penserò alla solitudine di tante persone, soprattutto anziane ma non solo, per cui il Natale probabilmente non ha più alcun significato. Penserò a persone malate che hanno avuto la bella idea di ammalarsi in un momento critico della loro vita, quando le forze per resistere e restare a galla sarebbero state più che mai indispensabili. E…

Ecco, qui la richiesta. Oserei quasi dire la pretesa di un regalo da parte di chi mi ha letto, ha sorriso, ha pensato, magari si è indispettito leggendomi ma ha apprezzato questo angolino un po’ strano.

Ieri, ventidue dicembre duemilaquindici, ho saputo che c’è qualcuno che passerà il proprio Natale nell’attesa di sapere se un male terribile che ha sconfitto le cure proclamando la propria schifosa potenza distruttiva ha già raggiunto un punto di non ritorno o se esista ancora qualche speranza cui aggrapparsi. Lo so che di casi così ce ne sono a tonnellate. E ne conosco anch’io. Ma ve l’ho detto… i più sono lontani, magari nella casa accanto ma riguardano qualcuno di cui non conosco nemmeno il nome. Qui la cosa è diversa. Per questo mi addolora e mi sconvolge. Per questo e perché questa persona è troppo giovane per meritarselo. Come? Non possiamo pretendere di capire il disegno divino? Non solo lo so, ma nemmeno mi importerebbe capirlo, sempreché mi fosse concesso. Non questo disegno. Lo rifiuto. Ci sono cose peggiori? Certo che sì, ma io ho visto questa. E questa mi sta a cuore. E mi basta per non apprezzare il Natale.

Quindi, ve lo chiedo davvero come un regalo natalizio, indipendentemente dal destinatario delle vostre preghiere, se pregate, dei vostri appelli, se avete una linea diretta con qualche santo, indipendentemente da quello che per voi è il motore che tutto può o tutto muove… Insomma, anche se soltanto credete che la forza del pensiero possa servire a qualcosa, per deviare il destino, per dirottare la più nera sfortuna… Vi chiedo un pensiero, uno solo, a Natale, per chi ha ricevuto, proprio per Natale, la bella sorpresa di sapere che potrebbe anche essere l’ultimo. Vi abbraccio, vi ringrazio e vi chiedo scusa.

Ionnighitar


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