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Quand’è che sono stato a Lugano?? Ah sì, un paio di giorni durante il uichend dei morti (e dei santi). Categorie che possono anche coincidere, l’una non esclude l’altra, ma non sempre è detto che viaggino a braccetto. Quello che è certo è che se è estremamente facile immaginare alcuni morti che non sono diventati santi, è assai più difficile individuare santi che prima o poi, alla fine, non siano anche morti. E, direi per dirla proprio tutta, è parecchio difficile trovare anche santi che siano ancora in vita. Certo, magari hanno già prenotato la beatificazione e poi la proclamazione ufficiale, ma prima devono pagare pegno: hanno da morì.

Detto questo, che è come sempre scemenza pura con un’infarinatura di realtà e nessuna pretesa di filosofia (filo+sofia) non vuol dire che si sia amici di sofia, ma significa amore per il sapere. Poi, questo non toglie che si possa anche essere follemente innamorati di Sofia, o di sua sorella. O magari che le si detesti a giorni alterni.

Ecco, stasera mi sa che sono un po’ più sbalestrato del solito. Dicevo di Lugano, Lügann per gli indigeni. Siamo stati ospiti di G. e M., che so di non saper ringraziare come vorrei, ma che mi piacerebbe riuscissero a cogliere da soli (e che diavolo, tutto io devo fare???) quale piacere e quale familiarità tranquilla sappia infonderci il passare con loro anche solo mezza giornata. Devo ricordarmi di dire a M. di passare di qui a leggere così se ne rende conto.

In ogni caso, come era nelle previsioni più scontate, con loro siamo stati benebenebenebene. Non succede con tutti eh. Non posso dire quanti sono gli amici (le coppie di amici) coi quali questo succede, coi quali questa familiarità profonda genera una specie di stato di benessere placido e sicuro. Non lo voglio né lo posso dire per non far torto a nessuno. Tanto chi è compreso ha anche la sensibilità per saperlo. Gran cosa la sensibilità. E pensare che per qualcuno, in famiglia e non, è come una specie di optional, o forse nemmeno quello. Già, perché un optional, in quanto tale, ha un suo prezzo ma può, appunto essere acquistato o acquisito e divenire quindi parte dell’insieme-base. Hai l’option di procurartelo. E questo non è sempre possibile, se si parla di sensibilità.

In molti, issimi, issimissimi casi invece, io credo che la sensibilità sia qualcosa che non devi nemmeno metterti lì a cercare di spiegare. Un concetto talmente astruso e astratto che in certi casi rischia di rimbalzare contro un muro di gomma e farti scoprire nel tuo interlocutore quella tipica espressione di totale incomprensione e di assoluta mancanza di scambio che esprimerei con un: “eeeeeehhhhhh??????”

Insomma, per la miseria, finisce che non scrivo quello che volevo su Lugano. Ci provo. In fondo volevo solo parlare del paese delle meraviglie che i supermercati/grandi magazzini/superstore/iperstore, soprattutto nel campo del bricolage/fai da te/fal de per ti, rappresentano ai miei occhi. Vi concedo che forse sono influenzato dal fatto di trovarmi in terra straniera. Che forse il leggere “Azione” sui prodotti in offerta o immaginare che qualcuno possa pensare «Eh, dai, bòn, quel lì sì ch’a l’è ul tip-top, a l’è un vero afari”, mi dà un brivido esotico che all’Iper o al Decatthlon o all’Ikea in terra italica non provo.

Beh, diciamo che gli esempi che ho scelto sono un po’ sballati. In effetti l’Ikea di Grancia non è che sia molto diversa da quella di Cinisello Balsamo, però: 1) già dire che vai a Grancia è più elegante che dire vai a Cinisello Balsamo; 2) in effetti la globalizzazione appiattisce, quindi è un po’ tirata per i capelli dare la palma alla filiale rossocrociata.

In ogni caso… dài, per la miseria, andare il quello che una volta era il Jumbo e adesso, se non sbaglio è il Manor… ma è roba da matti, lo sapete o no? Guardate, mi vien voglia di metter su un’impresa di pullman e organizzare gite al Centro commerciale Grancia, un po’ come si fa adesso a Orio al Serio quando si ricevono voli a camionate (voli a camionate non è male, a pensarci bene) da Londra, con frotte di acquirenti che trasvolano, acquistano, fanno man bassa, dilapidano sei stipendi in un pomeriggio e imparano in un amen a dire “pota, pota”. Io potrei insegnare anche un pochino di slang del Mendrisiotto e Basso Ticino. Pagamento in franchitt.

Il grande mercato del fa de per ti in Svizzera è una specie di paradiso terrestre, Trovi TUTTO. Ma tutto vuol dire tutto. Reparto ferramenta/utensileria? Da innamorarsi, da urlo. Il parquet? Marò… c’era un’azione… un parquet laminato che guardava dall’alto in basso quello di masssello di legno iperpregiato e mancava poco che te lo dessero con l’aggiunta di un quai benefit e ti ci pagassero pure la colla e il posatore. Occhio, però… l’azione non poteva essere applicata anche a ul besprais (the best price). Ecco, non dovrei andare al Manor. Perché per andarci ed uscire felice dovrei essere ricchissimo. Almeno all’ingresso, perché all’uscita credo che le mie finanze ne risulterebbero ampiamente ridimensionate.

Ma cavoli, andate a vedere il reparto colori, belle arti, i ricambi ed accessori per bici e auto… L’autoooooo!!!!!!!!! Cosa non si trova nel reparto auto non potete nemmeno immaginarvelo. Tappetini in finto persiano, coprivolante di pelo di vero panda gigante o in pelle di Diavolo della Tasmania… I tappini per le gomme, quelli per non far uscire l’aria, per intenderci, che credo esistano anche nella versione Swarowski. E poi coprisedili, fregi vari ed eventuali, porta coso e reggicosa, insomma… Un’equipe di geni credo sia perennemente all’opera per trovare sempre di più e sempre di meglio. Perché, oltre agli elvetici che con grande compostezza e serietà affrontano gli scaffali tutti compresi nell’apprezzare l’intimo valore di questi imperdibili e ipernecessari gadgets, vanno anche accontentati anche i deficienti come il sottoscritto che starebbero lì le ore intere a vedere di cosa sono stati capaci i cacciatori di accessori swiss style.

E’ qualcosa di grandioso ed esaltante che va vissuto, rivissuto ed apprezzato. Manor, mi manchi. Ma tornerò e mi affascinerai come se fosse la prima volta.

E, cari miei, vi ho risparmiato il peana per quelle affettatrici da sogno che per la prima volta ho visto in Scvìzera, che non si accontentano di tagliare le fette di prosiutto tutte perfettamente uguali, ma le raccolgono delicatamente prima che si posino, le accompagnano con una grazia tutta elvetica e le depositano ordinatamente (poteva non essere così?) sulla carta che le aspetta accogliente sul piatto della bilancia. Peccato che la Svizzera si chiami già Svizzera. Dovessero indire un referendum per ribattezzarla sarei del parere di chiamarla Fantasyland. E per questa sera ho esaurito le scemenze. Alla prossima.

Ionnighitar


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