Sei – Import-Export

È piuttosto facile immaginare come in un paese di confine che più confine non si può i traffici in entrata e in uscita siano sempre stati intensi e di vario genere. A seconda della convenienza, del periodo o della classe merceologica, ora prevalgono quelli in un senso, ora nell’altro, ma di movimento ce n’è sempre.
Liquiderei da subito l’argomento traffici illeciti, perché non è materia che mi abbia mai riguardato da vicino e perché posso parlarne solo per sentito dire, ma va da sé che nei bei tempi andati, quando alcuni generi come il caffè, lo zucchero, i tabacchi vedevano una grossa sproporzione di prezzo tra i due lati della rete di confine, l’importazione non proprio ufficiale era attività fiorente e remunerativa.
Era anche piuttosto facile e vantaggioso trovare chi fosse disposto a procurarti senza troppi problemi un orologio (non solo quelli a cucù), un televisore, radio e radioline varie o impianti stereo. Per fortuna allora i soli cellulari di cui si parlasse erano quelli della questura, altrimenti ci sarebbe stato un movimento paragonabile a quello del porto di Amsterdam.
Per avere un esempio del clima, posso assicurarvi che, in età già adulta o quasi (mia), mio suocero ordinò tramite il “canale parallelo” un apparecchio TV che gli fu recapitato a domicilio da una delle guardie di finanza di servizio al confine. Ognuno si arrangia come può, pare.
Va anche ricordato come ci fossero personaggi di spicco nelle attività di contrabbando che, partiti in piccolo in quel del nostro paesello, finirono col dedicarsi a mercati e generi ben più ricchi e distanti. Si vociferava, a proposito di uno di questi “imprenditori”, che avesse due ville adiacenti, una in Italia e l’altra oltreconfine, comunicanti attraverso un tunnel sotterraneo. Forse è solo leggenda, ma non si può mai sapere. Sta di fatto che di lui sentimmo parlare addirittura in Kenya, perché anche là aveva trovato di che operare. A riprova del fatto che il mondo è piccolo e che Clivio è caput mundi.
Per quanto mi riguarda, gli acquisti in terra elvetica sono, come è logico che sia, cambiati notevolmente nell’arco degli anni. Ai tempi delle braghe corte ci si spingeva a piedi alla Cantinetta, località del comune di Ligornetto, o in casi più rari, al valico già citato di Santa Maria, solo pedonale, in mezzo ai boschi. Gli acquisti? Caffè, cioccolata, zucchero, dadi da brodo e il già ricordato Bazooka, sparito dal mercato e mai eguagliato dalla concorrenza. In famiglia nessuno fumava, quindi le sigarette allora non erano genere di interesse alcuno. C’erano quelle di cioccolata o di chewing gum ma le consumavo solo io. Le spese a volte si facevano in quantità un poco superiore al consentito, il che ti dava quel brivido del proibito che rende tutto più gradevole. Ricordo, quando mia sorella festeggiò i suoi diciott’anni, un acquisto in grande stile di gadgetscotillons per gli invitati. Tutti rigorosamente svizzeri (i cotillons, non gli invitati), ma non ricordo nel particolare di quali articoli si trattasse. So per certo però che, tra le altre cose, c’erano degli accendisigari, uno dei quali fu regalato anche a uno dei miei fratelli, che sperimentò in men che non si dica quanto fosse semplice dar fuoco alla casa (e giocare al pompiere). A Stabio, Chiasso o Lugano invece si facevano acquisti di maglieria, mutande et similia. Che fossero migliori di qualità? Non lo so. So per certo, però, che spesso, le signore soprattutto, entravano in svizzera con una taglia 42 o 44 e ne uscivano con una 48 o 50 da tanti strati di indumenti si erano messe addosso. Sperando sempre di non finire sotto le grinfie della visitatrice in dogana, figura temuta al pari di un Cerbero o di un rimasuglio di qualche lager tedesco.
A Lugano il negozio per me più interessante in assoluto, scomparso ahimè da qualche anno, era Franz Carl Weber, paradiso del giocattolo e per di più del giocattolo svizzero o tedesco. E ho detto niente. Fantastico. Da lasciarci il cuore. Per inciso i pupazzi Steiff, orsacchiotti, elefantini, il porcospino Macki con gilet e camicia a quadretti e animali di varie razze e dimensioni, erano e, forse restano, i più belli a livello mondiale, ineguagliati, senza dubbio alcuno.
Uno di questi, il mio elefante “Sosò”, con le esse dolci come quella di casa, dimenticato una volta in cima al monte Generoso in occasione di una gita, venne recuperato e mi venne riconsegnato per placare la mia disperazione. Era il mio migliore amico. Tutto sommato, però, se avessi potuto leggere nel futuro, forse l’avrei lasciato in cima al Generoso a godersi la pax helvetica. Infatti tempo dopo, tornato a Milano, venne immolato a colpi di coltello da mio fratello che si esercitava al tiro a segno dopo averlo sistemato bello comodo sul divano di casa. A volte sbagliò anche mira. Molte volte, anzi. Il divano ringrazia riconoscente, ma non è più dei nostri. E nemmeno l’elefantino.
Più tardi, cresciutello, con motorino prima e auto poi, divenuto schiavo del vizio del fumo in tutte le sue forme lecite anche se dannose, la mia attenzione si spostò sulle sigarette, i sigari – Webstar Charme – i tabacchi da pipa Dunhill e Balkan Sobranie e la benzina. Questa da usarsi separatamente dai tabacchi da fumo. A Chiasso il negozio dei fratelli Dubini, dotato di grandi vasi con le diverse qualità di tabacchi sciolti, registrava e fissava per l’eternità ricette di miscele personalizzate. Come a Londra. Non so se mi spiego. Credo di aver registrato due o tre ricette. Dopo anni sono tornato, ho chiesto e sono stato servito come fossi entrato il giorno prima.
Quanto alla benzina, riconosco che si parli di un bel malloppo di anni fa e di auto che non avevano serbatoi da trecento litri, ma quando penso che facevo un pieno con la mia Mini spendendo la bellezza di mille lire mi vien da piangere.
Allora i traffici in senso inverso erano più calmi. Non so se perché gli svizzeri non avessero niente di interessante da importare o perché non ci fosse questa gran convenienza. Forse anche perché sottoposti a restrizioni e controlli molto severi alla dogana.
Poi si assistette ad un incremento frenetico e incontrollato, rivolto soprattutto ai generi alimentari ma anche all’abbigliamento e alle calzature. I negozi dei paesi di confine, italiani, fecero davvero grossi affari assecondando anche i gusti un po’ particolari dei vicini ticinesi. E non solo. Si può parlare però di una vera e propria età dell’oro che, tra l’altro, fece sorgere in pochi anni e nel raggio di pochi metri di distanza, un numero di supermercati che fa concorrenza a quello dei bar e regalò un successo impensabile a commercianti lungimiranti e ostinati.
Oggi le vicende legate ai cambi hanno ridimensionato un po’ le cose per quanto riguarda l’importazione dalla Svizzera, che ha prezzi ormai superiori ai nostri e che ha reso, per esempio, la famosa e centralissima via Nassa di Lugano una specie di deserto che si snoda tra due file di saracinesche abbassate. Per inciso, avendo smesso di fumare, per me possono anche portare il prezzo di un pacchetto a seicentotrentadue Franchi che la faccenda non mi sfiora.
Chi resiste e fa affari d’oro invece è il famosissimo outlet multimarca FoxTown, per i miei gusti una delle cose più brutte, tristi e inutili che si possano immaginare. Però, guardando le file di auto che vi si dirigono e i parcheggi che sembrano non essere mai sufficientemente grandi, a volte mi sento decisamente in minoranza.
E persevero, per tradizione e abitudine, nella mia veste di acquirente di benzina svizzera, risparmiando, se va bene, qualche centesimo rispetto al carburante proposto dai benzinai de noantri. Ma questa è storia attuale e non ci interessa.

Ionnighitar


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