Se ci sei…

Facendo seguito con la presente alla nostra del… No. Così non va. Fa schifo.

Ricominciamo. Per dire… a parte le battute a gamberi nel torrente Lanza, sempreché poi fosse il torrente Lanza, le serate a casa di MT e L, come detto, offrivano anche la possibilità di appassionanti partite a poker (sempre stato un disastro a carte, io), chiacchiere e prosciugamenti di bottigliame vario. E, udite udite, la televisione o non c’era o non veniva mai accesa. In sostanza, come passare piacevolissime serate senza bisogno di cinema, reality show, talk show o show a prescindere. Ho la vaga sensazione che anche quello fosse un mezzo per far funzionare il cervello, allenare la fantasia e la capacità di comunicare. Senza social networks, ça va sans dire.

Va a sapere perché, da un certo momento in poi ci facemmo affascinare e poi prendere la mano da un nuovo “passatempo”, che definire tale è di sicuro una bestemmia per puristi e addetti ai lavori, ma che per noi, per fortuna, rimase sempre un modo un po’ ardito, trasgressivo e, se vogliamo, discretamente cretino, quanto divertente, di passare lunghissime serate. Le sedute spiritiche.

Non pensate a tavolini che volano, cadute in trance né tantomeno dal tram, forchette piegate con la forza del pensiero o voci baritonali uscite dalla bocca di una fanciulla in fiore. Niente di tutto questo. La nostra specialità era “il bicchierino”. Forse avevamo scelto questo mezzo per esplorare l’occulto in virtù della sua analogia con altri bicchierini che affollavano il tavolo. Insomma, tra bicchierini e spiriti non si sa bene se stessimo viaggiando nell’aldilà grazie alla nostra concentrazione o al grado alcoolico delle bevande. Ma tant’è.

Preparato un tabellone con tutte le lettere dell’alfabeto sparpagliate, come si faceva in età più tenera per giocare a “nomi, città, fiori”, si trattava di appoggiare un bicchierino rovesciato sul tabellone stesso e sfiorare con un dito ciascuno il fondo del bicchiere, imprimendogli così un movimento traslatorio e/o rotatorio che portandolo a toccare le lettere formava parole, poi frasi intere (sospetti e contestazioni su chi veniva tacciato di gravare pesantemente e dirigere i movimenti erano all’ordine della serata). La forza capace di guidare il bicchierino scaturiva da un fondersi e compenetrarsi delle nostre energie spirituali che finivano per convergere e dare voce, o scritto, al pensiero di qualche spirito benevolo che per quella sera non aveva trovato di meglio da fare che divertirsi a prenderci per i fondelli.

Il più assiduo, tra i tanti che si prendevano la briga di intrattenerci fino a tarda notte, era re Faruk. Che uno sentendolo dice: “Macché Faruk d’Egitto…”. In effetti esattamente quello. Re Faruk d’Egitto che, essendosi preso a cuore il nostro caso, si faceva in quattro per compiacerci. Non ricordo se fosse lui “in linea” quella sera in cui, probabilmente dietro il nostro originalissimo ed estemporaneo “Se ci sei batti un colpo…”, si sentì un botto e venne giù una pietra dal camino. Non mi sono mai dato una spiegazione. Di sicuro nessuno era salito sul tetto munito di ricetrasmittente per farci venire un colpo lasciando cadere la pietra al momento giusto. Dubito anche che, per quanto diabolico nelle sue improvvisazioni, L. avesse sistemato la faccenda con un gioco di comandi e rimandi per far cadere la pietra  con tocco da maestro. Sta di fatto che la pietra c’era e che per cadere aveva avuto un tempismo straordinario. Probabilmente il caso. Meglio metterla così.

Dai tanti spiriti, in genere benevoli, qualche volta incazzosi, venuti a trastullarsi con noi, non uscì mai, al contrario di quanto avremmo desiderato, una qualche previsione credibile o fondata. Tra le altre cose ricordo che, stando a “loro” avrei dovuto avere una carriera strepitosa in qualità di addetto agli impianti di risalita di Pragelato, località piemontese mai sentita nominare in precedenza. Sta di fatto che non solo non ho accudito agli impianti, ma nemmeno sono andato a vedere in quale landa desolata si trovasse la destinazione che il fato mi aveva riservato. Certo è che, al momento, qualche predizione un po’ inquietante o qualche rivelazione da qualcuno accertata come rispondente alla verità, ci facevano un certo effetto. Ma noi, imperturbabili, proseguivamo nella nostra ricerca dell’occulto coinvolgendo amici e parenti.

Ricordare qui altri episodi o vaticini sarebbe impossibile, in primis a causa del famoso signore tedesco che va minando inesorabilmente le mie capacità mnemoniche, poi perché rischierei di mischiare in maniera approssimativa e inesatta spezzoni di responsi slegati e indipendenti e questo rischierebbe di farmi risultare poco affidabile, data la serietà dell’argomento. Posso però dire che, in gran parte, ricevevamo degli accorati inviti a volerci bene, pregare, vivere in pace… insomma quelle cose che uno mai si aspetterebbe di sentirsi raccomandare da chi sta al di là della barriera invisibile, no?

Voglio invece ricordare di quella sera che, finita la seduta, salutati tutti, riaccompagnai a casa l’allora mia fidanzata, divenuta poi mia moglie. Tra andata e ritorno, in macchina, una decina di minuti. Torno, parcheggio in cortile, volto le spalle alla casa di MT e L per chiudere il cancello. E dal buio sento un sordo e cupo borbottio… ovviamente la voce di uno spirito che aveva deciso di trattenersi ancora un po’. Pelle d’oca. Le ginocchia ripiene di ricotta. Non vorrei, ma mi volto indietro. E dalla cantina di L spunta una figura scura, con uno strano copricapo alto sulla testa… “Uuuuuh, uuuuhhh”. Non so come sia riuscito a non gridare o scappare. Forse perché mi era venuta a mancare la voce e le forze si erano vaporizzate all’istante.

Lui, L, non Faruk… Con una pancera in testa, scuro su fondo scuro, con movimenti alla Dario Argento… Da morire. Non so ancora se di spavento o per le risate (lui per le risate, ovviamente). Ma, devo ammettere, un’intrepretazione magistrale. Con una scelta dei tempi e dei modi da far impallidire anche Stephen King. E bravo L!!!

A proposito… non ricordo più la scenetta del violinista pazzo. O la ricordo per sommi capi. So per certo che non può essere spiegata qui ma ne ho un flash, diciamo l’epilogo, il clou… Non ricordo la parte introduttiva. Devo ricordarmi di farmela spiegare.

Ionnighitar


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