Ritorno da chissàddove

Ehm… Toc toc. E’ qui quello che un tempo era un blog e che da mesi e mesi ha fatto muffe, regnatele, ricoprendosi di muschi e licheni? E anche di un sottile strato di lepego (vedere dizionario zeneize/italiano, dove per zeneize si intende genovese) come quello che ricopre come sottile velluto scivoloso ed infido, oltre che maleodorante di umidità e di terra bagnata, le pavimentazioni in sasso o, sommamente, quelle in mattoni?

Sì, mi sa che è qui, anche perché un altro blog il sottoscritto, ionnighitar, bassista in disarmo, grafomane in astinenza, blogger in perenne ed instabile equilibrio tra la frenesia di scrivere e la pigrizia di non farlo, fosse anche perché a volte il neurone rallenta il proprio moto di rotazione “a trottola” non fornisce spunto alcuno, un altro blog, appunto, non ce l’ha. Chi? Ho detto il sottoscritto. Va da sé che il verbo va messo in terza persona, non è che mi sono messo a fare il difficile e parlo di me in terza persona. Se dovessi un domani usare il plurale maiestatis avvertite a casa, perché provvedano a portarmi da uno bravo.

A proposito di uno bravo… Più o meno quando ho smesso di snocciolare scemenze su queste pagine (oddio, pagine… si fa per dire) ero nel pieno di un tour de force di visite/analisi/esami di carattere medico. Già, perché il mio, di medico, che è persona coscienziosa e attenta, vistomi gravato da un certa sovrabbondanza di forme (non come lui, ma neanche molto meno) e constatato che pressione e colesterolo erano un filo oltremisura, ha pensato bene di prescrivermi una visita cardiologica. Il che, ça va sans dire, ha avuto come primissima conseguenza quella di mettermi in agitazione e dare la stura a patè d’animo, palpitazioni e ansie di vario tipo. Il polistirolo, appunto, era già comunque espanso di per sé.

Ho imparato una cosa, anche con l’aiuto del medico: che se vai a fare una visita specialistica in una struttura privata, pur superconvenzionata e quindi con costi a carico della collettività (quindi, in definitiva, un po’ vostro ma anche mio), come per magia, per incanto, salta fuori che avete bisogno di un check-up o di uno screening completo. L’opposto di quanto succede negli ospedali, dove essendo oberati di lavoro è già tanto se ti rispondono altelefono o, peggio, se ti chiedono cosa sei andato a fare pur vedendoti sdraiato su una barella. Mi sto ancora chiedendo come mai succeda sta cosa.. mica vorrete dire che c’è della malafede, no? Dai, non scherziamo, il medico per definizione e per vocazione ha in mente sempre e solo il nostro bene.

Sta di fatto che da una che doveva essere, ho finito col dovermi sciroppare quattro visite differenti, con quattro medici uno/a più s… simpatico dell’altra (no, devo essere onesto, una era simpatica sul serio), che hanno collettivamente e forse senza manco conoscersi se non perché si trovano in fila la mattina a timbrare il cartellino, messo in piedi una sinfonia che come ouverture aveva la parola “obesità” e come pistolotto finale: “si impone una scintigrafia”. Avessero detto una scemografia so che sarebbe stata positiva, considerata l’agitazione che mi hanno messo addosso.

Mi sembra palese che io l’abbia vissuta male. Da un lato perché, pur consapevole di non essere una silfide, avevo ed ho un concetto un po’ diverso del termine “obeso”. Un po’ perché, non so a voi, ma a me, per un vago sospetto basato su un “forse, magari, potrebbe darsi il caso che”, sentirmi raccomandare caldamente di farmi iniettare sostanze radioattive (la medicina nucleare lo impone), sinceramente fa venire forti giramenti. Non di testa.

Fortunatamente tra le ridenti colline che mi hanno visto crescere, fare i primi passi, le prime pedalate e tutte le altre scemenze raccontate nei primi capitoli del blog, e che, guarda caso, anche quest’anno sono state teatro e rifugio delle mie vacanze, un medico locale, non un Nobel ma una persona sensata, messo al corrente della cosa, mi ha rassicurato con un sorrisino sarcastico e una scrollata di capo. Credo di aver capito che di idiozie sparate a sproposito in campo diagnostico abbia ormai una lunga esperienza alle spalle.

Beh, detto questo, riacquistato quel che era possibile della tranquillità d’animo necessaria per dimenticarsi almeno per un po’ della metropoli, restava l’onta e lo schiaffo morale di quell’incancellabile sentenza: “obesità”. Ma porca di quella paletta, vogliamo scherzare? Sdraiato sul lettino, l’illustre luminare mi ha dato un buffetto sulle rotondità dichiarando con fare beffardo: “questa gravidanza la dobbiamo far sparire”. ma va… ecco.

Le ferite, però, sono ferite. Puoi anche ritenere che siano graffi ma quando sei lì da solo e ci ripensi sai che sono ferite. E allora, se sei un vero uomo, se hai orgoglio e dignità (copyright Lucio Battisti, buonanima), anche se mai nella vita rivedrai chi ti ha così bassamente colpito gli vuoi dare una lezione, ma di quelle che non si cancellano e non si dimenticano.

E allora lo sai cosa ti dico, mio bel cardiologhino spiritosone? Che obesa sarà tua sorella. Che io, che sono goloso come un orsacchiotto (niente dolci, per carità, ma il resto a pioggia, birretta soprattutto) e che sono parimenti debole nella carne, facile alla resa incondizionata alle tentazioni dei sensi (ehm…, dei sensi, vabbè), te lo faccio vedere io che linea da modello sono capace di riacquistare se mi ci metto d’impegno. Riacquistare in un certo senso è una parola grossa. Se torno indietro con la memoria non ricordo di essermi mai potuto definire snello.

Però, per la miseria, non è che a sette anni pesavo come nel giugno scorso. Eppure sta succedendo una cosa inspiegabile. Ho perso, e non per distrazione, un cinque/sei chili e ne voglio fortissimamente perdere altrettanti, con tutta calma. E mi pare di avere assunto forme che non ricordo, almeno negli anni (tanti) più recenti, di avere avuto. Di qui un triplice dilemma non mi lascia dormire: col tempo anche se ti viene un fisico da atleta continui a pesare come quando le forme erano più baroccheggianti? O ancora, l’abitudine a vedersi tondetti, l’assuefazione all’immagine curvilinea riflessa dallo specchio ti rende più sensibile al rinascere di forme più armoniose e quasi scultoree? O, e forse qui ci siamo, uno dei primi sintomi dell’Alzheimer è non ricordare com’eri e perdere la capacità critica e soprattutto autocritica? Ah, va’ a saperlo. Quello che contava era sbloccare la porta del blog, rompere la cortina di ragnatele e ghiaccio. Per il resto si vedrà. Prossimamente su questi schermi.

Ionnighitar


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