Riflessione

Più o meno in questo periodo il blog compie due anni (un fantolino). E non è così raro che io mi chieda ancora il senso di un contenitore in cui rovesciare pensieri, ricordi, considerazioni, polemiche, osservazioni, insomma qualsiasi fesseria mi passi per la testa. Probabilmente (non ho contatti con altri bloggherssss coi quali confrontarmi) questa è la genesi più comune di un blog. Nasce come strumento autoreferenziale perché ognuno ha la presunzione che i fattacci suoi siano importanti al punto tale che il mondo, sino ad allora orfano di un valido e ricco strumento di arricchimento culturale, si sia sentito più completo, più tranquillo, anche, in quanto messo regolarmente al corrente delle nostre vicende quotidiane.

Non sarà del tutto così? Ok, può essere. Ma io credo che, comunque e in gran parte, l’infanzia di un blog sia parente dei profili sui più disparati social network (mamma mia come amo questi neologismi). Insomma, qui uno racconta un po’ di fatti propri, si sfoga, si sente un Solone quando consiglia musiche, letture e pellicole che non si può non correre a vedere, là il facebucco di turno dice cosa sta pensando, come gli sta riuscendo la pulizia della narice sinistra, che progetti ha per la cena serale, e si fa un sacco, ma proprio un sacco di amici.

Io sono probabilmente un po’ difficile di gusti, certamente molto orso (meno di una volta), senza alcun dubbio per certi versi riservato e geloso delle mie cose e dei miei pensieri, per cui non potrei aprire un profilo fb né, tantomeno, un coso che non so come si definisca su Twitter. Ma mi ci vedete, con la logorrea cronica e incurabile che mi affligge, cinguettare qualche stronzata con il limite delle tot parole? Anche lì, il mondo non sta aspettando altro che il mio cip cip? Dubito.

Detto questo, penso anche, pur non avendo la minima idea di dove andare a parare, che con l’adolescenza (sua) il blog dovrebbe affinarsi, sfrondare, gettare la zavorra dell’inutile (praticamente tutto) e darsi una caratterizzazione specifica e ben definita. Che ne so, parlare di cucina (ci sono dai sette a trentaquattromilioni di blog che se ne occupano). Oppure, vediamo… sport? per carità del cielo. Intanto non sono un esperto, di nessuno sport. E poi in Italia, paese del terzo mondo sotto tutti i punti di vista, dire sport vuol dire calcio. E a me del calcio, detto con un giro di parole, non importa un ciufolo.

Un blog tecnico allora. Già, tecnico de che? Grafica? Roba da pleistocene. Webdesign? Ne trattano anche nel mezzanino della metropolitana e prossimamente alle edicole dei giornali e all’Esselunga. Liuteria? Bello. Ne capissi qualcosa… Chitarre o bassi? Una grande idea. Sarei uno dei ventiquattromilioni di specialisti in materia, chiacchiere tante, competenza zero (non tutti ma un bel po’).

Allora potrei parlare di libri… di cinema mica tanto perché non sono un cultore. Di  musica intesa come consigli su chi ascoltare, come perché quando e dove (inizierei con una stroncatura senza possibilità di appello dei Pooh). Potrei, pur senza fondare un Eric Clapton, Mark Knopfler e compagnia cantante club, limitarmi di tanto in tanto a citarli e raccomandarli? capirai l’originalità. E poi, non è quello che sto facendo da due anni a questa parte?

Potrei tenere il mondo al corrente dei passati fasti della band e della sua lenta, dolorosissima agonia? Dejà vu. Potrei approfittare del fatto che, archiviata la band, il blog si presta a promuovere la vendita di due chitarre solid body con caratteristiche leggermente differenti, un basso elettrico e una chitarra folk elettrificata Yamaha (voglio vedere se mi pagano l’inserzione pubblicitaria). Potrei vendere anche l’ukulele? No, quello no, me l’hanno prestato almeno un anno fa e io, facendo lo gnorri, non l’ho mai restituito, sapendo che il legittimo proprietario non lo distingue dallo scopino per il cesso. E le chitarre…. Toccatemi le chitarre e vi solleverò il mondo. Ah, no, quella era un’altra cosa. Insomma, toccatemi le chitarre e dovrete passare sul mio corpo (se possibile con delicatezza).

E allora? Allora mi sa che la soluzione, almeno per ora, sia una sola. Quelle di continuare a scrivere fesserie a ruota libera come mi vengono e quando mi vengono. Parlare delle mie cose, dei miei pensieri, delle opinioni che la cronaca, la politica, gli eventi naturali o le vicende famigliari suscitano in me. Sono fatti miei? Ovvio. Ma io mica obbligo nessuno a leggerli. Li scrivo perché adoro scrivere. Magari non li rileggo nemmeno perché potrebbe prendermi la smania di cancellare tutto. Continuerà ad essere un blog autoreferenziale? Mi sa proprio di sì, mi dispiace. E quando non avrò più niente da dire, quando l’ispirazione sarà diventata un filo invisibile ma anche troppo sottile per essere colta, quando il cercare un argomento per sproloquiare sarà diventato uno sforzo eccessivo, quando si coglierà che tutto, argomenti, forma, dialogo, saranno una evidente forzatura, allora cercherò su internet, complice Gògel, una bella immagine di chiusura cantieri e addio fichi (o te saludi Ninèta). Si chiuderà senza strepito, senza rullo di tamburi o squillare di trombe. Non si farà nemmeno una festa di addio o uno spettacolo pirotecnico di fine stagione. vedremo.

Fino ad allora, salvo ispirazioni al momento del tutto assenti o suggerimenti che so già non arriveranno mai, da nessuna parte, il mio piccolo, timido, dimesso blogghettino continuerà a tirare la sua carretta dando a me il sommo piacere di scrivere e a chi avrà la bontà, la pazienza o, più probabilmente, la vena masochistica di ficcarci il naso, un’occasione di buttare via qualche minuto della sua giornata (o nottata, hai visto mai).

Ma non temete… se riuscirò a capire un po’ più a fondo il funzionamento del programma per comporre musica al computer e generare files che possano essere caricati su YouTube e da là a qui, non avete scampo. Ve li beccherete tutti, i miei capolavori. Ho finito, vostro onore (minuscolo, non ho grande stima per la categoria, ultimamente).

Ionnighitar


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