Riflessione amara

Primo maggio, festa del lavoro. Giusto che riposasse anche Mr. Blog. Nel senso che nessuno l’ha disturbato dal suo torpore. Quanto allo scriverci… in quel caso semmai sono io che lavoro, mica il blog. E questa mattina, prima di stendere un rapporto in triplice copia sulla trasferta bolognese, uso il blog come una specie di muro del pianto o punching ball o sparring partner o chi più ne ha più ne metta. Cercando di mantenere, per onor di firma, un tono scanzonato e scherzoso anche se è l’esatto opposto di quanto mi verrebbe spontaneo usare adesso.

Qualche volta mi chiedo se l’essere stati dotati (ne sono poi dotato???) di sensibilità sia davvero una fortuna o un pregio, come qualcuno a volte sostiene, o se non sia piuttosto segno di debolezza e in molti casi una maledizione che è impossibile scrollarsi di dosso. Una di quelle cose che o ce l’hai o non ce l’hai, che anche se sai che è sbagliata, fuori luogo, esagerata, anche se sai che non tiene conto della razionalità, che si appiglia a motivazioni se non del tutto infondate, per lo meno fragili, non ci puoi fare proprio niente. Te la tieni, cerchi di conviverci facendo una fatica maledetta, provi a tenerla a bada ma alla fine vince sempre lei, senza possibilità di replica.

Insomma, un po’ come quando stai male, per stress o magari per quelle maledette manifestazioni che in mancanza di spiegazione scientifica ma incontestabili vengono catalogate come disturbi psicosomatici… vade retro! Tu sei stressato, sei preso dall’ansia che poi riesce a trasformarsi in angoscia, magari si affaccia sullo scenario del panico e cosa ti senti dire? «E’ una questione di stress, si rilassi». In famiglia ti danno del tu, e la frase diventa «Sta’ tranquillo, non pensarci, non te la devi prendere così». Il che, per carità, è giustissimo, sacrosanto. peccato che se fossi/fossimo capaci di non stressarci, di non prenderla così, di non farci venire le angosce  non ci sarebbe nemmeno bisogno di ricevere i preziosissimi suggerimenti.

Insomma, che è successo? Non credo valga la pena di fare un resoconto dettagliato: semplicemente capita, a volte, di affrontare una situazione cercando di vederla in modo obiettivo, ma non se ne conoscono tutti i risvolti, le facce nascoste, non si colgono intenzioni non dichiarate e si prendono colossali cantonate cercando in piena buona fede di dispensare consigli o pareri nella più ferrea convinzione di farlo per il bene e nell’interesse di qualcuno per cui si sarebbe pronti a donare anche l’anima.

E quando ti senti dire che i tuoi pareri non sono altro che rapide scorciatoie per lavartene le mani, per non prendere in seria considerazione una questione che invece hai cercato di sviscerare nei minimi dettagli proprio per non lavartene le mani e per cercare di offrire il migliore appoggio… beh, ti senti (mi sento, pardon) davvero inutile, ingrato a tua insaputa, ottuso, incapace di guardare oltre la punta del naso. Incapace di dare il minimo supporto a qualcuno cui se potessi vorresti dare il mondo, ad ogni costo. E riesci, oh, se ci riesci, a starci di un male… E ti torna la fatidica domanda: ma essere più cinici, freddini, del tutto razionali e per niente annebbiati dal sentimento sarebbe poi così negativo? Credo che non avrò mai la risposta a questa domanda. Altrimenti saprei reagire allo stress evitando di stressarmi. Il che è un controsenso. Amen.

Ionnighitar


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