Quota cento (Uan-O-O)

Ci sono circostanze in cui, anche se proprio non si riesce a spiccicar parola, se la fantasia è scesa in sciopero, se il mettere insieme quattro frasi sensate pare un’impresa titanica, non ci si può sottrarre almeno a un dovere morale che sarebbe vergognoso fingere di ignorare o dimenticare.Un’occasione del genere mi si presenta proprio domani e allora eccomi qui a cercare di togliere le stalattiti, la ruggine e le ragnatele dalle dita e dalla solitaria cellula pensante che ho a disposizione. Se non altro la mia se ne sta lì, zitta, ad aspettare che la interpelli e non se ne va in giro a cercare altre presenze nella mia scatola cranica, come fa l’ormai famosa particella di sodio dell’acqua Lete che ancora non si è data pace.
Bene. Cosa succede domani, quindi? Un momento. Come mia abitudine devo fare qualche premessa. Che poi capita che a furia di premesse arrivo al conteggio di mille parole e non ho ancora scritto niente di significativo. Ma se vado dritto al punto rischio di arrivare troppo presto all’esaurimento delle idee, quindi mi sia concesso divagare un po’.
Nella mia lunga carriera di massaggiatore della tastiera mi è capitato di parlare di un po’ di tutto. La porzione di scemenze credo la faccia da padrona, poi ci sono polemiche e critiche sul mondo della pubblicità, su qualche innominabile (e immeritevole) personaggio pubblico, per lo più politico, crociate appassionate contro la vergogna scandalosa di una buona parte della spazzatura televisiva e… già, mi è rimasta impressa una censura spietata nei confronti del tram Sirietto, che rivivo tuttavia come una critica all’acqua di rose ogni volta che a malincuore risalgo su quella porcheria dell’industria tranviaria.
Ho parlato parecchio anche dei ricordi campagnoli, agresti, vacanzieri. Delle mie impressioni e sensazioni in un lungo arco temporale che mi ha visto trascorrere estati su estati (e un buon numero di fine settimana ghiacciati) lassù dove termina il Bel Paese e comincia la Cunfederaziùn Elvetica. Ho parlato e ricordato con passione e, a volte, commozione, persone che non ci sono più ma che a dispetto delle apparenze ci sono ancora. A riprova del fatto che, almeno in virtù di ciò che si semina, si può conquistare una sorta di immortalità nella memoria di chi resta. Sull’immortalità più conosciuta e dibattuta non esprimo pareri. Ne so davvero molto, molto poco, come tutti, credo. E poi rientra in una sfera della privacy per la quale, per fortuna, si può evitare di firmare liberatorie e tenersi per sé i fatti propri e la propria fede.
Raramente mi sembra di aver parlato di persone che invece ci sono, che sono qui. L’ho fatto per ringraziare, per dettagliare un po’ i racconti, per dare qualche tratto di pennello colorato alle mie storie altrimenti scarne. Bene. Fine della premessa.
Stavolta l’evento è un evento con la C maiuscola. Come con la “C”? Sissignori. La C di Cento. E che cento… Terrei a specificare che, purtroppo, non parlo dei cento milioni di euro che NON ho vinto al superenalotto. Anche perché, come diceva San Gennaro al fedele che lo implorava di farlo vincere almeno una volta, “Io una mano te la do volentieri, ma tu per lo meno gioca, figlio mio!”. Figlio? Appunto. Figlio. E qui arriviamo al nocciolo.
Domani, giorno ventitré del mese di febbraio dell’anno del Signore duemiladiciotto, la mia signora mamma tocca la bellezza di cent’anni-cento. Il che dimostra che, qualche volta, il trito e ritrito augurio “cento di questi anni” può contenere anche un germe di verità.
Eh sì, proprio cent’anni. Per i quali, ovviamente, ti faccio gli auguri, mamma. Sapendo perfettamente che ci sarà chi ti darà lettura di queste righe. Tu guarda… per conquistarti l’onore delle cronache, per finire di diritto su queste pagine hai dovuto tener duro e toccare questo traguardo. E ti dirò… può anche darsi che mi sbagli, ma temo sia molto improbabile che dopo questo festeggiamento centenario mi capiti l’occasione di celebrare qualche altro personaggio secolare. Fatti tutti gli scongiuri del caso, ovviamente, ma siamo realisti.
E questi cento come sono stati? Beh, obiettivamente non sempre fortunati. Sappiamo perché e in un giorno che deve essere di gioia se non di trionfo non voglio scendere in particolari che conosciamo perfettamente, capisci a’mme.
In compenso credo si possa dire che ti sei ritrovata dei figli per lo meno decenti, accettabili. Nessuno è ancora finito in galera, nessuno si è arruolato nella Legione Straniera, nessuno ha mai fatto uso di oppiacei o altre porcherie del genere, nessuno ha mai pensato di farsi chiamare Marisa. Nessuno tifa Juve.
Se ti metti a contare i figli, i figli dei figli, i figli dei figli dei figli, ti ci vuole un pomeriggio, ma non perché tu non ci sia con la testa, per fortuna. Solo perché ormai sono un piccolo esercito.
Hai avuto, nella tua carriera, una lunga serie di amiche e con loro ti sei goduta piacevoli viaggi, vacanze, teatri, concerti, pranzetti e anche il caffè con la panna della pasticceria Ranieri, vicino al teatro Dal Verme. Certo, qualcuna non c’è più. Ma sarebbe molto più strano se ce ne fossero ancora tante, vista l’età. Eppure una c’è. Maggiore di te di qualche mese. Eravate a scuola insieme mi pare. Alle elementari, credo. Mi chiedo se vi fermaste a mangiare alla mensa della scuola e, in quel caso, cosa vi dessero per pranzo. Perché decisamente il risultato sulla longevità è stato notevole.
Mi pare comunque di aver capito che domani avrai un pranzetto casalingo con le tue amiche. Ancora una volta. Quali siano ormai queste amiche non lo so, ma evidentemente hai una capacità di rimpiazzo che farebbe invidia a qualsiasi allenatore di serie A.
Penso che sulla torta ci vorrebbe una candelina che più o meno abbia le dimensioni di un cero pasquale, ma forse è meglio evitare. Hai visto mai che qualcuno possa interpretarlo male? La mancanza di ironia ha fatto molte vittime nei secoli.
E poi hai trecentoquarantasei nipoti, bisnipoti, amici dei figli, tutti pronti a chiamarti per gli auguri, magari a trasformare la tua casa in una serra. Tanti amici (miei) hanno già cominciato a fare a me gli auguri per te da giorni. Te lo dico qui perché se no rischio di dimenticarmi. Insomma, prima eri conosciuta. Adesso sei famosa. Non è che rischiamo che ti capiti in casa, a intervistarti, la signora De Filippi o (Dio ce ne scampi) la sedicente signora D’Urso, eh? Nel caso avvertimi, che giro alla larga e cambio canale.
Mi viene in mente che nella tua vita hai passato ore, giorni, settimane e anche di più in cliniche, ospedali e case di cura. Sempre e solo ad assistere qualcun altro. Per te le porte di un ospedale si sono aperte solo passata da un pezzo la soglia dei novanta. Scusa se è poco. Anzi, per non dare soddisfazione al mondo ospedaliero hai perfino prodotto i tuoi figli in ambiente domestico.
Certo, adesso non ti vedo a fare le camminate a ritmo sostenuto che erano il tuo modo caratteristico di viaggiare a piedi. Però, e non far finta di non ricordartelo, tre domeniche fa, ti sei rifiutata di fare il sonno pomeridiano per restare a chiacchierare con noi e non hai perso un colpo. Qualche volta dici che ti senti “rinscemita”. Mi verrebbe voglia di trovare qualche filmato di persone rinscemite sul serio, giusto per farti fare un paragone. Ma a che pro? A me/noi basta che tu sia come sei. Tutt’uno con la poltrona? E vabbè, amen. Quello che conta è che se ti va di alzarti e camminare lo fai senza nessuno sforzo e senza particolare fatica. In compenso, e lo sai perché te lo dico sempre, basta che tu parli al telefono e ti si danno a dir poco vent’anni di meno. Non è male, no?
Tirate le somme… se facciamo finta che le cose brutte non ci siano state, in fondo diciamo che non ci si può lamentare di com’è andata. Non più di tanto, almeno.
Ah, un’ultima cosa, anche se anche questa ormai è una frase ricorrente: non stare così piegata in due sulla poltrona! Fidati una buona volta: se cadi a faccia in giù non ti diverti, ti fai male e, lasciatelo dire, poi son dolori anche per noi. E non chiedermi, come hai fatto l’ultima volta, se te lo sto augurando! Non è carino, come non sarebbe carino da parte mia augurartelo davvero.
Tanti auguri. Che tu possa andare avanti sempre così. Sapendo, capendo, ricordando. Che in questo ci sia qualcuno che ti batte ho qualche dubbio. Un bacio.

Ionnighitar


4 thoughts on “Quota cento (Uan-O-O)

  1. Guido Rispondi

    Beh, vale la pena di scrivere meno ma scrivere col cuore così tanto e così bene. Ho apprezzato il concetto che non le sono venuti i figli juventini, ma credo non sia la priorità. La mia mamma ha fatto un lungo pezzo con lei, la vita ha voluto che quella strada finisse un po’ prima ma sono sicuro che vicino alla tua mamma in questo giorno speciale ci siano oggi tutte le amiche, quelle fisicamente presenti e quelle già salite un po’ in alto a respirare l’aria più leggera. Prosit! g

    1. ionnighitar Rispondi

      Grazie. Mi fa piacere. Chissà che la vena si risvegli…

  2. Enrico Negroni Rispondi

    Che bello !
    Anche se in ritardo tanti Auguri alla tua mamma e bello quanto le hai dedicato in questa pagina.
    Con la mia avevo un rapporto speciale, quasi al limite del telepatico, ma purtroppo mi è stata portata via quasi dodici anni fa e ancora mi manca tantissimo.
    Un abbraccio,
    Enrico

    1. ionnighitar Rispondi

      Letto con grande ritardo e mi scuso… grazie

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