Quadripudio per l’evento

Immagino che qualche frequentatore del blog ne sia già al corrente. Immagino anche che si sarebbe aspettato/a almeno un commento all’evento. E se c’è una cosa sulla quale non transigo è il non deludere le aspettative del mio ormai oceanico pubblico.

Tuentiseven giùn tuentisertìn. Ventisettegiugnodumilatredisci, ore sedicizerozero (con l’aggiunta del leggero ritardo che il galateo richiede), in quel di C., altra ridente località della ValC., nota nel mondo per le giornate assolate e le temperature miti che la caratterizzano trecentosessantaquattro giorni l’anno, salvo, appunto, il ventisettegiugno, nella sala consiliare del Municipio si è finalmente compiuto e completato un cammino di amore, complicità, amicizia e produzione di splendidi pargoli che ha viso accomunati Ema e M. Molto, molto bene. Una coppia perfetta.

Come già ho avuto modo di dire in altra sede, cerimonia fresca e piacevolissima, un po’ sui generis, resa leggera e coinvolgente da poche, semplici e di conseguenza geniali variazioni sul tema da parte dei protagonisti. Hanno trovato il sistema per mettere in secondo piano l’aspetto burocratico e noioso che inevitabilmente accompagna i matrimoni. Quelli civili, per lo meno. In quelli religiosi dipende da chi ti capita: se c’è un celebrante con i fiocchi c’è anche il rischio che possa essere piacevole. Se ti capita, come nel film di Carlo Verdone, lo zio prete che si lancia in una predica di sette ore o pressappoco è una tortura retaggio dei più oscuri periodi dell’inquisizione. In ogni caso a noi la cosa non è toccata. Grazie ai piccioncini.

Ai miei occhi e a quelli di tanti altri le star indiscusse dell’evento sono stati i due Ionni. Per chi non lo sapesse Ionnisenior ha la bellezza di due anni e mezzo e Ionniunior è quello diventato famoso per aver messo in maggior luce la già chiacchierata data del cinque maggio venedo, lui, alla luce. Anno di grazia duemiladodici. Il che, fatti quattro conti con l’aiuto di un regolo e del pallottoliere, salvo errori od omissioni, dovrebbe significare che mercoledì scorso viaggiava veloce verso il compimento dei quattrordici mesi. Per gli amici, un anno e due mesi.

E’ che non sono cannibale, ma mi spingo a dichiarare che i due ragazzi erano da mangiare. Vestiti ugali, elegantissimi, tirati a lucido e in perfetto ordine che a un occhio distratto avrebbero potuto sembrare loro gli sposi. Ma questo passi, non è merito loro. Invece la cosa stupefacente è stato il comportamento che hanno tenuto. Impeccabili, attenti, in silenzio religioso, rispettosi della solennità della cerimonia e profondamente compresi nel ruolo di comprimari. Senza seccare, senza frignare, senza volersi infilare tra le gambe dei presenti ad ogni costo, senza mettersi a viaggiare in lungo e in largo tra le sedie come, di solito, succede invece nelle navate delle chiese, prese per parchi giochi dai frugolini più educati e tranquilli (che, detto tra noi, farebbero meglio a star fuori per il bene loro, nostro e di tutta la Sua Santa Chiesa). Ecco, mi viene il sospetto, sarà perché non eravamo in chiesa? Non credo. La classe è classe e non è acqua. I due piccoli lord sono stati perfetti perché, che sia o meno riconosciuto ufficialmente, ce l’hanno nel DNA.

Dimenticavo, non si sono nemmeno messi a parlare al cellulare come ha invece fatto a suo tempo con tocco particolarmente signorile il mai sufficientemente vituperato professor MarioMonti partrecipando a una funzione del Papa. E cosa vuoi che sia una funzione del Papa? Manco fosse il rappresentante di Cristo sulla terra… (chiusa la polemica).

Riprendendo il programma, non  si può tacere sulla piacevolezza del ricevimento. Anche questo davvero notevole, sia per la qualità della cucina (chissà com’è, sono sempre particolarmente sensibile a questo aspetto), sia per il servizio ai limiti della perfezione, sia per l’ambiente, sorprendentemente interessante e originale. In più, ma questo non è dipeso da nessuno, personalmente ho avuto il piacere di rivedere qualcuno che non incontravo da tempo, di ricordare episodi del passato (che so, la guerra d’Africa, la seconda crociata, i moti del ’21…) e, in definitiva, di trascorrere una serata veramente come si deve.

Un piccolo inciso. Scherzando, da una parte e dall’altra, da queste pagine (si può chiamarle pagine???) si era già fatto cenno a un mancato intervento della band ad allietare i convenuti (per band intendo la già nominata band). Beh, questa è l’occasione per mettere nero su bianco che, dopo uno stop forzato per quattro lunedì consecutivi, pur dovuti a impegni importantissimi e seri, la mia propensione a continuare nell’avventura è evaporata, se non addirittura sublimata (passata dallo stato solido allo stato gassoso senza passare per quello liquido) e si è confusa con il vapore acqueo che in questi giorni di calura soffocante copre come una soffice trapunta i cieli azzurri di una Milano da sputare. Vendesi basso come nuovo. Citofonare Giusi.

Ionnighitar


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