Pour parler

Appunto, giusto per dire. Un paio di cose che hanno attinenza tra loro come la maionese e i cingoli per i trattori.

Prima cosa, non mi spiego perché, dato che i miei processi mentali ultimamente sono sfuggiti al mio controllo e alla mia comprensione, mi sono ritrovato a pensare ad alcuni libri che hanno pesato notevolmente sulla mia onorata carriera di tritapagine. Alcuni ancora ben chiari nella mente, il titolo e magari una velata idea della trama ancora trattenute tra le pieghe della memoria, altri diventati un’ombra, un’idea, una presenza indefinita ed evanescente che hanno richiesto ricerche faticose in rete per risalire a titolo e autore (siamo messi bene eh?). Tutti in comune hanno un aspetto: sono stati pietre miliari o, forse sarebbe più calzante, massi miliari, se consideriamo la mole. Ho avuto un debole, in passato ma a volte anche oggi, per i tomi da leggere magari a letto, appoggiati sulla panza con funzione accessoria di rinforzo degli addominali. Quasi mai ho apprezzato i libri di un centinaio di pagine, specie se ti acchiappano. E che cavolo! È un po’ come la faccenda della nouvelle cuisine, che odio quasi quanto i Pooh, e che sostiene la teoria del «se è molto buono devi accontentarti di poco». Palle. Sarò un maiale, ma se qualcosa mi piace in modo spropositato il desiderio di goderne è proporzionale al livello di piacere che mi offre.

Dei tomi, insomma. Libroni pesanti e scomodissimi da reggere e sfogliare, ma che alla fine si faranno rimpiangere lasciandoti un senso di vuoto. I generi? Molto diversi tra loro. Una prima categoria, fantasy, popolata dal “Signore degli anelli” (niente a che vedere con il film) e da due saghe incentrate sul regno animale: “La Foresta di Duncton”, di William Hornwood e “L’antico regno del silenzio” di martin Hocke. Il primo ambientato nel mondo delle talpe, il secondo dei gufi. Li ricordo appassionanti, avvincenti, ma a tratti anche tremendamente tristi. A volte quasi da piangere. ma se non li avessi considerati strabelli probabilmente non ricorderei nemmeno di averli letti.

Poi, altro genere, storia più o meno romanzata. metterei al primo posto “I pilastri della terra” e “Mondo senza fine” di Ken Follet. Capolavori. Ambientati nel medioevo, mi hanno fatto sentire immerso in quell’atmosfera. Non fosse che voglio andare avanti tornerei indietro a rileggermeli. E poi, sempre di Follet. “La caduta dei giganti”, con la storia dell’Europa prima durante e alla fine della prima guerra mondiale. Ho in lista di attesa il proseguimento, “L’inverno del mondo”, sempre Europa, ma di fronte alla seconda guerra mondiale. È un modo a mio avviso avvincente e coinvolgente per sapere qualcosa di più anche in fatto di storia. Studiarla a scuola era di una noia mortale. Nomi e date, date e nomi, trattati e armistizi. Dos pelotas!!! In questo modo, col romanzo storico o storia romanzata che dir si voglia, ho appreso vicende ed eventi che altrimenti mai mi sarebbero stati famigliari, grazie ai romanzi di James Michener. un esempio per tutti, “La baia”, storia del Sudafrica a partire dai Boscimani nella notte dei tempi per arrivare alle lotte contro l’apartheid non così lontane dai nostri giorni. Bene. Perché ne ho parlato? Boh, mi andava di farlo.

Ecco,il secondo argomento è una considerazione fatta ieri sul tram. Il maledettissimo e mai sufficientemente detestato Sirietto di cui già ho illustrato i pregi in uno dei post che hanno tenuto a battesimo il blog. Linea 14, per inciso. Che probabilmente si chiama così a testimoniare il numero di corse che il tram effettua nell’arco del mese. tempi di attesa snervanti. Poi, una volta salito, maledici il momento di averci messo piede. Ma questo non ha niente a che vedere con le mie considerazioni.

Seduta di fronte a me ad un certo punto vedo una signora che collocherei sulla cinquantina, bassa statura, elegante, cappotto cammello, scarpe e borsetta decisamente di classe, con un’improponibile tinta rosso Tiziano a infiammarle le lunghe chiome, un ridicolissimo e inadatto paraorecchi in peluche nero che sembrava una cuffia stereo e, udite udite, sotto un rossetto scarlatto un paio di labbra probabilmente uscite dalla catena di montaggio Goodyear, Dunlop o Pirelli. Squallide. E qui mi dico: ma è mai possibile che una donna non si guardi allo specchio, o meglio ancora, che non abbia l’accortezza di guardare altre sue consimili già passate sotto i ferri di qualche geniale chirurgo estetico e non sappia vederle con un occhio critico?

Ma non si rendono conto di essere tutte, inesorabilmente e tristissimamente uguali, standardizzate, spersonalizzate, fasulle, incredibili e, mi allargo un po’, pure discretamente scostanti? Volevo dire ripugnanti o repellenti ma non è elegante, quindi non lo dico. Ora, io non son donna e forse non vivo il dramma del rilassamento dei tessuti (non lo vivo psicologicamente, intendo). E dirò di più. Posso anche capire, magari, che una donna tenga in particolar modo a preservare le antiche forme in altre parti anatomiche che con l’andare del tempo, diciamo, tendono a perdere tono e divenire quasi fluide. Magari è l’occasione per ritoccare in meglio certe misure che la natura non ha concesso loro. Vabbè. Ma il viso, il viso no, vi prego.

Ma ci pensate a quante donne col tempo migliorano pure? Quante assumono un aspetto più interessante proprio grazie a quel nonsoché di vissuto, di maturato? Curarsi sì, certo. Cercare di non abbandonare al destino il proprio aspetto. È giusto. Ma trovo anche giusto, più intrigante e sensato accettare il fatto che il tempo passi, per tutti. E che spesso passando non porti sempre e solo danno. Porta cambiamento. Trovate siano così frequenti i casi in cui un cambiamento accettato serenamente e aiutato discretamente porti al disastro? C’è poco da fare: sono un disestimatore della plastica labiale e del lifting o della blefaroplastica. Appiattiscono, uniformano, tolgono sapore. E rendono tutte squallidamente e ugualmente vecchie. Molto vecchie. Oserei dire che fanno sì che si finisca di dimostrare un’età superiore a quella che risulta all’anagrafe. Contente loro…

Ionnighitar


Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.