Polemicus: il ritorno

Il Ponte Scaligero. A Verona, ovviamente.
Il Ponte Scaligero. A Verona, ovviamente.

Tu guarda a volte il caso. L’ultimo post parlava di Verona causa gita domenicale in comitiva e l’ultima volta che ero stato a Verona ancora non avevano inventato la corrente elettrica. Ero andato, anche allora in comitiva, con un manipolo di ex compagni di liceo a trovare il nostro professore di greco, persona  davvero speciale, con uno spirito ed un’ironia unici nascosti da una scorza apparentemente burbera e molto severa. Andato in pensione si era trasferito là, probabilmente per le origini veronesi della moglie, e ci aveva accolto come suoi figli, gettando quella maschera di censore inflessibile indossata per tre anni, che non ci aveva comunque ingannati e ci aveva permesso di apprezzarlo senza riserve, più come persona splendida che come insegnante di primissimo livello.

Purtroppo poi capitò che dovessimo tornarci, a Verona, sempre in squadra di ex, e sempre per rendere omaggio a lui, ma in circostanze ben meno leggere e piacevoli. Un pensiero, anche in questo momento, voglio rivolgerlo a lui e a tutto quello che da lui ho imparato. E in questo comprendo un sacco di cose, salvo il greco, che una volta passata la maturità ho dimenticato, forse nel pomeriggio stesso dopo l’esame. Ma non potrò mai dimenticare né sottovalutare il bagaglio di cose belle, di valori, di buonsenso (poi ne ho perso gran parte per strada), di umanità che ci ha regalato giorno per giorno, per tre lunghissimi e cortissimi anni. Gratis.

Detto questo, dicevo «guarda il caso» perché in questi giorni, a ritmo serrato, come una tassa, mi è capitato di vedere in tibbù le immagini (anche quelle ma purtroppo non solo quelle) del Ponte degli Scaligeri che ho calpestato e fotografato proprio qualche giorno fa. A che proposito lo vedo? Ma perché ci stanno, o meglio MI stanno scassando con il trailer (mannaggia come sono à la page) dello spettacolo in programmazione lunedì sera e che avrà come protagonista nientecocòdimenochè Adriano Celentano. E ‘sti …..i.

Ora, a parte che, non so se a qualcuno sia capitato di vedere detto trailer, ma pare sia l’anteprima della ripresa della guerra del Vietnam, tono drammatico e solenne, frasi ad effetto, colori scuri e atmosfera cupa a significare che si avvicina l’ora dell’Apocalisse, una specie di Armageddon in salsa brianzola, mi chiedo: «ma che cacchio di bisogno c’è di drammatizzare tutto in questo modo per qualcosa che, in fondo in fondo, non dovrebbe essere altro se non un semplice, comunissimo concerto? In questo, sia ben chiaro, non c’è da parte mia alcuna prevenzione nei confronti dell’Adriano nazionale. Il fatto che io non sia un suo fan sfegatato non vuol dire proprio niente. Probabilmente (e poi dite che non sono onesto) mi sarebbe parsa esagerata una simile sinfonia di tromboni anche se avesse annunciato un concerto di Eric Clapton (tutti in piedi, please, e rendere omaggio), di Knopfler o, visto che so per certo che hanno altri estimatori oltre al sottoscritto, della Dave Matthews Band. Tiè 🙂

No, il discorso è che non riesco a capire in nome di che cosa, per quali meriti straordinari, per quale investitura divina, l’immutabile Adriano sia stato, da quel dì, innalzato al rango di semidio, pronto a dispensare parole di saggezza, l’ambrosia del suo pensiero filosofico, l’estratto per distillazione della sua profonda genialità e della sua indiscussa e indiscutibile grandiosità nel giudicare le piccole, povere cose di noi stupidi, insignificanti, magari un po’ puzzolenti, mortali. Ribadisco: e ‘sti …..i.

Attenzione, non sto sognandomi di insinuare che dica solo fesserie, probabilmente lo fa in buona percentuale, come ognuno di noi. Non sto dicendo che abbia una visione sbagliata della vita, probabilmente ce l’ha un po’ così e un po’ cosà, esattamente come ognuno di noi. Il fatto è che non riesco a capacitarmi, pur cercando di scavare tra gli anfratti della memoria, di quale possa essere stata la manifestazione eclatante di un’illuminazione interiore che lo abbia potuto rendere un faro per il popolo italico e forse nemmeno solo per quello.

È pacifico che, come tanti, avendo una non indifferente visibilità di fronte al pubblico, se interpellato esprima le sue idee ed opinioni non solo nel suo soggiorno o nell’intimo del suo giardino. Figuriamoci, sono diventati “opinionisti” quegli sgallettati senza arte né parte assurti a grande fama grazie alle loro imprese alla corte della De Filippi… E poi, non siamo in Cina. Va bene che ognuno esprima le proprie opinioni: ci sono, per ora almeno, libertà di pensiero e di parola. Ma da qui a diventare un guru, da qui a vestirsi da santone de noantri, abbiate pazienza, ma ce ne corre.

Occhio, io non ce l’ho con lui. Ha trovato una nuova veste per rinverdire antichi fasti facendo il maitre à penser. Chiamalo scemo. Ce l’ho con chi, un po’ per marketing, un po’ perché cavalca l’onda, un po’ perché, a mio parere, è un filino carente di punti di riferimento seri e concreti, si rivolge a lui come al novello Messia e cerca di sdoganarlo in questa versione a tutto il pubblico, in sala e fuori. «vedrete una Verona diversa…». Ma fammi il santo piacere, non diciamo idiozie! E poi, dato che un polemico non può non essere almeno un po’ pignolo, prendiamo una frase che viene ripetuta dall’Immenso ad ogni passaggio dello spot. Così, giusto per vedere se prima di sentenziare non sarebbe meglio imparare l’italiano.

«Eh no, non è che queste cose succedono sempre… I giornali qualche volta esagerano sempre un po’». Prego? Ripetere s’il vous plait. Qualche volta esagerano sempre? In pratica raramente-spesso? Vedo che il ragazzo (si fa per dire) ha le idee chiare. Delle nerissime idee chiare. O luminosissime idee cupe. Fa lo stesso. Occhio, Adria’. Che se vai a Verona e ti esprimi in quel modo, anche se ormai felice nei verdi pascoli, il professore aleggia come spirito sui cieli scaligeri. E se ti sente scende, ti squadra, ti dà rigorosamente del lei, non come faccio io, e poi ti fa un fondo come una campana. Tibetana.

Ionnighitar


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