Periodica iattura

Eccolo qui. Cos’è, credevate che facessi promesse di nuove rivelazioni del verbo e poi mi tirassi indietro? Se dico una cosa è quella. Se invece ne dico un’altra, no. Ragion per cui cercherò di andare con ordine, fatta la premessa – che di sicuro mi inimicherà il 98% dei lettori e degli aventi diritto – che da tempo immemore ormai non amo più il calcio. E sono ancora moderato, infatti la tentazione sarebbe stata quella di dire che mi è uscito dalle orecchie e dagli occhi grazie a: 1) il martellamento sistematico, impietoso e sconcertante subito attraverso i cosiddetti media (tibbù, giornali bianchi o rosa, chiacchiere da bar e gagliardetti della Pro-Vercelli); 2) l’impressionante attribuzione di importanza data a un’attività che prima della seconda guerra servile era da considerarsi sportiva e che si è via via trasformata in un lurido calderone di interessi economici e in una sottile arma di rimbecillimento collettivo.

Non so se sia rimasta una sola persona nel “Bel Paese” (molto meglio l’omonimo formaggio Galbani che il cosiddetto stivale tricolore) che non sia consapevole del fatto che a giorni, ore, minuti, secondi, avrà inizio uno degli avvenimenti più importanti e significativi degli ultimi quattro secoli: il campionato mondiale di calcio in Brasile. Hai detto poco!!! Cosa volete che sia la fine di una guerra mondiale, l’inizio di un’altra, l’elezione al Soglio Pontificio di un nuovo Papa, lo sbarco dell’uomo sulla luna? Stupidaggini, roba che ogni due per tre ce n’è. E questo nonostante non sia un’offerta speciale.

Insomma, devo ammettere che non conosco la situazione negli altri Paesi, civili o meno che siano, ma ho la netta sensazione che qui da noi la cosa più importante in assoluto non sia capire se andremo a fondo a vantaggio dei crucchi che per la terza volta mettono le mani sul continente (la sola espressione di Europa che sono disposto a riconoscere) o capire se un domani lontano saremo in grado di tornare al livello medio di benessere del 1749. No, per carità… qui quello che conta è il mondiale, la nazionale, gli azzurri, il chi è convocato e chi resta a casa, il perché e il percome. Questioni di vita o di morte.

Va da sé che in un contesto del genere i telegiornali ci tengano al corrente degli sviluppi… Dico, avreste passato notti serene se non vi avessero mostrato dove alloggeranno i nostri eroi? E la dieta? I cuochi che si portano da casina cosa prepareranno? Fagioli con le cotiche? Merluzzo all’alsaziana? Cozze alla tirolese? O i canederli di Canosa di Puglia? Io devo dire tutta la verità: sapere che bevono l’acqua dell’uccellino di Del Piero o il tè Ciccioporcello mi dà serenità. Mi fa stare bene. Mi toglie quell’ansia che naturalmente mi aveva pervaso sapendoli in volo per le terre lontane.

E già sono spiritualmente preparato ai prossimi Tiggì, che a seconda degli esiti delle battaglie sostenute li dipingeranno come gli eroi delle Termopili, i Garibaldini salpati da Quarto, arrivati a Sesto senza passare dal Quinto per trionfare indomiti anche se pesti e laceri contro le legioni avversarie. O, in alternativa, come dei criminali associati a delinquere che hanno gettato il discredito sul nostro vessillo, che si sono macchiati di alto tradimento, che hanno calpestato la dignità del tricolore con i tacchetti degli scarpini. Ho letto di un’iniziativa lodevole partita non so da quali poteri militari e politici (pochi, pochissimi, uno se è tanto) per ricordare, en passant, mediante apposita apposizione di nastrino giallo esibito sul petto delle maglie azzurre, che a distanza di un numero spropositato di mesi continuiamo a lasciare che l’India si trastulli con i nostri soldati trattenuti in spregio di qualsiasi convenzione civile e militare tra potenze non in guerra.

Già, è cosa buona e giusta… dove la diplomazia non ha saputo e soprattutto voluto fare nulla, dove i grandi che ci governano e ci hanno governato non hanno saputo né voluto fare altro che rispedire i nostri mantenendo fede alla parola data (… omissis causa censura…), là, dove nessuno nell’universo sa o può fare qualcosa il calcio farà sentire forte la sua voce. Il calcio riporterà ragionevolezza e giustizia nei cuori e nelle menti degli uomini. Sput.

Beh… che altro? Che altro??? Non so se vi risulti la cosa, ma sono sempre piuttosto attento e critico nei confronti del mondo della pubblicità. Che tristezza!!! Mi sfuggono adesso, perché ogni giorno un nuovo carro si attacca al treno già lungo di chi ha scelto di richiamarsi ai mondiali per promuovere ogni genere di prodotto o di servizio. Ma fate un piccolo esperimento/gioco: segnate una crocetta su un foglio ogni volta che vedrete tirare in ballo il calcio e i mondiali in una qualsiasi pubblicità… Credo che avrete qualche sorpresa.

La più triste, sconfortante, deludente, quasi pietosa, vede un attore di grande talento e di grandissimi trascorsi riflettere dibattuto tra nostalgia e commozione rivivendo il ricordo dei tanti mondiali che nelle scorse edizioni l’hanno emozionato, fatto sognare, esaltato… immagini che non dimenticherà mai. Che gli rimarranno nel  cuore per sempre. Quindi??? Quindi abbonati a “Coso” (non faccio pubblicità) e ancora una volta potrai vivere e serbare nel cuore istanti di gioia e tripudio che altrimenti ti sarebbero negati, te tapino.

Ora, non mi state a dire che sono uno scassacose perché lo so già. Ma, dico io, sarà una fesseria? E il grande attore… è vero che fa l’attore per lucro e non solo per missione, ma non prova nemmeno un filo di imbarazzo a prestare il suo volto e la sua voce per un messaggio tanto patetico? Forse non capisco. Forse.

Buoni mondiali a tutti. Ah, dimenticavo. Per me il lato impagabile delle partite della nazionale italiana sta nel fatto che il traffico si riduce in misura esponenziale. Al che, all’uopo, mi è palese quali orari scegliere per eventuali spostamenti o trasferte.

Ionnighitar


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