Pensieri senza capo né coda

Giusto per vedere se ancora mi riesce di scrivere qualcosa… ho una immensa nostalgia del mio blogghettino. E nello stesso tempo una strana fastidiosissima sensazione che, volendo esagerare un pochino, potrei definire una specie di senso di vuoto, in cui l’entusiasmo per le cose che fino a poco tempo fa mi attraevano nonostante tutto, sembra svanito nel nulla.

Quali entusiasmi? Per esempio il semplice ascoltare la mia musica sull’I-Pod, il pensare di tentare la strada dell’acquarellista (come ho già detto la fase preparatoria e degli acquisti è sempre la più entusiasmante). E tante, tante altre cose anche stupide, anche insignificanti, che mi davano comunque un senso di “tendere a”, che non è “tender to”, quello è solo un natante di salvataggio, e che adesso non trovo.

Devo chiedermi il perché? Mi sa che non è il caso. Penso di saperlo benissimo senza stare a fare profonde analisi e autocritiche. Forse la cosa migliore è far finta di niente. E’ così. So benissimo che per qualcuno, magari per molti, forse anche per tutti, questa mia sensazione è esagerata, spropositata e illogica. E con ciò? Siamo veramente sicuri che la logica e la ragione siano sempre la strada giusta, la ricetta infallibile per orientare le nostre scelte e per prendere le nostre decisioni? Io, se devo dirla tutta, sono esattamente del parere opposto, a guardare la mia esperienza passata, più o meno remota. Quindi… non stiamo a discutere. Tanto sono prontissimo a dar ragione a tutti ma non per questo cambio parere o magicamente riesco a ritrovare anche solo il piacere di immaginare di metter mano a qualcosa di nuovo. Di mio. Di… di creativo, porca miseria. Ecco cosa mi manca. Ecco cosa ho quasi l’impressione che mi sia stato rubato senza che me ne accorgessi. Eppure, a parte rarissime eccezioni, non mi è capitato, considerando questo aspetto, di sentirmi dire almeno: «Sì, capisco, è comprensibile, mi rendo conto.» Nein.

Che sia giusto il modo di vedere le cose alla Merkel? O alla Monti? Che sia per questo che li sento entrambi così vicini al mio modo di vedere e di sentire? Va’ a saperlo. Devo diventare un fan della Fornero? Mi sa che è difficile. Non impossibile come diventarlo dei Pooh o del soggetto che dobbiamo sempre stare attenti a nn vilipendere, ma è difficile. Sono testardo.

Cambio discorso perchè, anche se credo che le disgrazie altrui non servano mai a farci accettare di buon grado le nostre più misere sciocchezze, non sono così cretino dal paragonare le paturnie e le microdelusioni che mi circondano con aspetti immensamente più grandi, tragici, tristi e, purtroppo, incontrollabili. Continuo a pensare al terremoto e a chi ne ha subito le devastazioni. Ai vivi più che ai poveretti che ci hanno rimesso la vita. A quelli che non hanno più una casa. Non piango per i capannoni in sé, probabilmente perché non ne avevo uno io in zona terremotata. Si vede che, a differenza del governo italico, sono più sensibile all’aspetto umano che a quello produttivo.

So che questo mio dedicar loro due righe che leggeremo in quattro, me compreso, non servirà a un accidente. So che a loro non arriverà neanche uno sbaffo di queste parole e che se anche arrivasse si perderebbe tra la polvere e i mattoni. Ma non mi importa. Mi va lo stesso di pensare a loro, ai loro paesi, agli edifici antichi che magari non vedevano nemmeno più per l’abitudine di averli sotto gli occhi ma che adesso sono certo manchino loro in maniera dolorosa. Quanto dell’opera dell’uomo può svanire in una manciata di secondi… Non parlo dei capannoni, mi ripeto. Quelli è già tanto se restano in piedi col vento forte. E, se non fosse che crollando si prendono un tributo in vite umane, una volta crollati si ricostruiscono, si spera meglio di prima.

Invece, il patrimonio delle vecchie costruzioni, siano chiese, campanili o anche solo cascine (sono molto sensibile alle cascine), quello, chi mai lo renderà a chi non se lo vede più sotto gli occhi ogni giorno? E si potranno ricostruire come prima? No. magari ricostruire. Ma non come prima. La patina di antico che viene cancellata da questi disastri violenti non si riacquista più. Assisi docet. Retorica? Può essere. Si vede che ho un animo retorico. Ma questi sono gli aspetti che in questi giorni e settimane mi hanno più colpito. E ripensandoci, vedendo, sentendo le reazioni degli emiliani che non si arrendono, che reagiscono, che rialzano la testa da subito, per ripartire ancora prima che tutto questo putiferio sia finito, allora sì che capisco che quella mia strana sensazione di disagio e di svogliatezza non ha ragione di essere. Ma il fatto che debba sparire, che vada combattuta e messa a tacere non toglie che ci sia, non toglie che possa avere ragioni comprensibili. Da chi? Ma da me, almeno, per la miseria.

Ionnighitar


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