Passo dopo passo

Che si fa passo dopo passo? Domanda intelligente, no? Si cammina, per la miseria. A dir la verità si potrebbe anche correre, ma come ho scritto nell’anteprima, a dispetto dei milioni e milioni di runners sparsi in tutto il mondo, c’è che, dati scientifici e argomentazioni mediche alla mano, sostiene che camminare faccia molto meglio che correre. E qui sento già alzarsi un coro di buuh, buuh, da parte dei patiti della corsa, ma non mi lascio impressionare.

Primo, perché per me possono fare quello che vogliono. Io a correre ci ho provato, mi stancavo come un ciuco, mi saltava fuori il cuore, sudavo come una bestia e, soprattutto, avendo da ormai quarant’anni o giù di lì un ginocchio a mezzo servizio, trovavo che fosse particolarmente cretino da parte mia metterlo a repentaglio inutilmente. In secondo luogo, ognuno spesso abbraccia la teoria che gli fa più comodo o che trova più adatta a giustificare le proprie propensioni. Ed è sacrosanto che esista una teoria seria e autorevole che sostiene che la camminata (parlo di camminata vispa, non di shopping in via della Spiga) abbia effetti benefici almeno quanto la corsa, se non addirittura in maggior misura, e comporti in compenso un rischio enormemente inferiore rispetto a quella in tema di micro o macrotraumi muscolari o tendinei. Che poi in un libro che ho letto avidamente si scriva anche che i più famosi e conclamati runners del mondo abbiano incontrato una fine prematura… beh, voglio sperare che si tratti solo di una casualità.

Sta di fatto che, vincendo una pigrizia ciclopica che spesso mi inchioda al letto o alla poltrona o anche solo mi impedisce di spalancare la porta, capita che vada a camminare con C. Ad essere sinceri ultimamente abbiamo diradato. Ma io credo che entri in gioco in queste cose anche una predisposizione umorale. Per dire elegantemente che se sei angosciato, preoccupato o anche se solo ti girano per qualche motivo è più difficile che ti prenda il sacro fuoco per il podismo. Il che è profondamente sbagliato. Perché è un dato di fatto che ogni volta che sono stato a camminare, anche da solo qualche volta, quando ero in un periodo di transizione tra il poco lavoro e il nulla, al ritorno mi sentivo un altro (e mi capita sempre, senza eccezioni di sorta).

Mi viene in mente che quando ho camminato da solo ho cominciato a tenere nota dei percorsi, dei tempi, delle distanze. Era carino, al rientro, tirare un po’ le somme di quanto avevo macinato. E la stessa cosa l’ho fatta qualche volta dopo le mie passeggiate veloci con C., di cui parlerò tra poco. Voglio accennare a un sito che mi è stato utilissimo nel tracciare a posteriori i percorsi effettuati, sia in città che in giro, che in Svizzera. Lo metto lì, nella colonna di destra tra i siti interessanti, se mi ricordo ancora come devo fare . Si tratta comunque di un sito semplicissimo da sfruttare, in cui si inserisce la località, si ingrandisce la piantina, si segnano i punti che si sono toccati e alla fine si fa calcolare la distanza. Ditemi voi se non è una cosa gagliarda…

I percorsi, dunque. Direi che posso fissare quattro filoni sui quali ragionare. Anzi, cinque. Il primo è Milano, che un po’ a fatica, almeno a mio avviso, si presta ad offrire scenari e percorsi interessanti e piacevoli. E’ ovvio che mi riferisca ai giri che ho fatto io: non sono stato nei parchi, se non al parco Sempione, intorno al castello Sforzesco. Probabilmente avrei espresso un giudizio diverso. Ma tant’è. Ho camminato parecchie volte lungo il Naviglio Grande, dalla darsena a San Cristoforo e poi ancora più giù. Carino, per carità, ma non da perderci la testa. Tutt’altro discorso invece percorrere la ciclabile/pedonale che corre lungo il Naviglio (sempre quello Grande) partendo da Abbiategrasso e andando verso Nord, in direzione di Robecco. Non ci sono arrivato e mi riprometto di farlo in futuro, ma sono arrivato a metà strada tra Cassinetta di Lugagnano e Robecco sul Naviglio. Lo rifarò di certo. Mi è piaciuto troppo. E mi porterò la macchina fotografica perché la volta scorsa mi è dispiaciuto tantissimo non poter immortalare paesaggi autunnali che trasmettevano un’atmosfera di pace e di grandiosità che non potrò più dimenticare.

Altra meta che mi riprometto di raggiungere, sempre da Abbiategrasso ma questa volta verso sud, è l’Abbazia di Morimondo, percorrendo le rive del Naviglio di Bereguardo. Sono sicuro che anche lì, nella giornata giusta, troverò quell’atmosfera quasi da bassa padana, con i campi a riposo, l’acqua che scorre placida e in questo caso trasparentissima, magari un filo leggerissimo di nebbiolina bassa ma un cielo azzurro e un’aria frizzante che rendono incantevoli paesaggi che, almeno sulla carta, non promettono nessuna attrattiva. E che io invece trovo affascinanti e incantevoli. Questo è il secondo filone tra quelli che dicevo prima.

Il terzo purtroppo è stato occasionale ma non è escluso che mi si ripresenti l’opportunità di replicarlo. Si tratta della salita alla Punta Manara, tra Sestri Levante e Riva Trigoso (in famiglia diciamo Tripposo). E’ una gran bella passeggiata soprattutto perché, oltre ad attraversare boschi di vegetazione mediterranea e ad alternare salite toste e tagliagambe con tratti pianeggianti fatti per lasciarti tirare il fiato, ti regala vedute e scorci che valgono fatiche anche molto più impegnative di quella che la salita richiede. Lo rifarò? Credo che lo rifarò. Anche qui, però,  il meglio lo si gode nella mezza stagione, che sia primavera o autunno. Ma non con il caldo torrido o con un freddo che ti stacca le orecchie dal cranio.

Quarto e quinto scenario vanno pressoché a braccetto, anche se differiscono per un elemento fondamentale. parlo di quello che si può fare quando siamo a S. insomma, nella Valceresio più selvaggia. In Italia, anche due settimane fa, abbiamo vist boschi mal tenuti, sporchi, semiabbandonati. cartelli indicatori dei percorsi che forse sono stati piazzati lì dai Mille o da Garibaldi in persona. Stinti, sbiaditi, difficilmente comprensibili, e, naturalmente, senza riscontro alcuno sui percorsi. manco un segnalino, una scritta, una pennellata rossa o un numerino per dirti dove stai andando e dove non devi passare. Nada de nada. A meno che non intendano indicazione valida il cartellino formato badge che indica da una parte il colle Sant’Elia di ormai chiara fama e dall’altra il Monte Orsa.

Andate un po’ a vedere in Svizzera, invece… E qui mi fermo, perché sto tirandola troppo in lungo e perché mi sono creato una scusa validissima per imbastire un prossimo post: camminare nella Cunfederaziùn Elvetica. Sia chiaro: non sono esterofilo, tanto meno svizzerofilo, anzi. Però, a malincuore… tanto di cappello. Adesso prima di salutarvi vedo se trovo una foto della camminata marittima e se riesco a piazzare da qualche parte il link al sito di cui dicevo. Saludos. Scaldate i muscoletti, scegliete bene le scarpe… copritevi a strati come le cipolle ma senza esagerare. Per il resto… buona passeggiata.

Ionnighitar

P.S. Non ho trovato le foto di Punta Manara. Dovrò tornarci per forza, ma intanto ne metto una dei fuochi d’artificio che ho fatto io. Non c’entra un accidente ma riempie.


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