Palloni gonfiati

Bisogna ad un certo punto capire quando un bel gioco è durato e sufficienza. E qui mi pare il caso. Quindi potrei dire con una buona dose di certezza che questo sarà l’ultimo della ennelogia (è un neologismo, se trilogia sono tre pezzi, la ennelogia è fatta da un numero enne, perché non ricordo quanto abbia scritto sul paradiso della valceresio, ma di sicuro è sufficiente).

Però ho anticipato che avrei raccontato di un paio di scherzi giocati alla popolazione da noi scapestrati piccoli delinquentelli in erba e non posso tirarmi indietro proprio adesso.

Facciamo il quadro storico, prima. L’età, grosso modo, era quella in cui alcuni avevano il motorino e altri no, bici, gambette e poca voglia di pedalare. Io appartenevo alla seconda categoria, ma dato che allora se non erro non c’era ancora il divieto di scarrozzare passeggeri sui motorini 50, trovavo regolarmente passaggi sul sellino posteriore. O per essere più precisi attaccato al posteriore del manovratore, appollaiato su una striscia di sellino che poteva essere larga dai 10 ai 12 centimetri. Nonostante questo mi sono mantenuto sempre strettamente e rigidamente eterosessuale. Non so se perché io sia ostinatamente legato alle tradizioni o se perché il guidatore non rientrava nei canoni della bellezza che io ritengo necessari per distrarmi.

Fatto sta ed è che spesso eravamo a spasso su e giù per la Valceresio, la Valganna, la Valcuvia e roba simile, a far niente, a girare in lungo e in largo, qualche volta a mangiare un panino e bere una birretta, altre solo a far prendere aria alle gengive, dato che pur motorinando a destra e a manca, non rinunciavamo a tenere la bocca chiusa pur di sparare scemenze a raffica.

Un bel giorno, com’è, come non è, forse la noia forse il desiderio di provare qualcosa di più stimolante e proibito a qualcuno viene l’idea della grande trasgressione. Ora, giusto per chiarire, a parte che tuttora non so se a quei tempi si usassero spinelli o altre vaccate simili, sta di fatto che per noi la trasgressione aveva ben altro significato: prendiamo un po’ per i fondelli gli abitanti e magari qualche villeggiante di V… Non nomino il paese, ma è diventato famoso per i suoi pompieri, soprattutto grazie a Renato Rascel.

Obiettivo quindi, trovare un’idea originale. La migliore è parsa quella di costruire un disco volante da librare in alto nel cielo attaccandolo con il filo da pesca a una sedia da giardino abbastanza pesante, ma per far questo occorrevano un paio di particolari… Palloncini da gonfiare, gas elio che li facesse volare in alto, vernice fluorescente che li rendesse visibili anche al buio. Quest’ultimo tocco venne subito abbandonato, dopo aver constatato che la vernice regolarmente faceva scoppiare i palloni gonfiati (vernicerei un sacco di persone al Quirinale, ma questa è un’altra faccenda) e impediva, se data ai palloni prima di gonfiarli, la loro espansione. Quindi, niente vernice. Però la faccenda dell’elio era anche lei abbastanza complicata. Mica puoi andare dal salumiere e chiedere sette etti di elio tagliato fine, no? La soluzione era relativamente semplice. Gonfiare i palloni nel cortile dell’idraulico compiacente, che aveva a disposizione un bombolone grosso così per i lavori di saldatura (ma a pensarci bene, sarà poi stato elio?… Boh, poco importa, mi sa che fosse ossigeno o idrogeno, va’ a sapere) e poi trasportarli a grappoli di sei o sette nel giardino di M., dove li avremmo legati per benino tutti insieme. Particolare non indifferente è che per fare il tragitto in motorino con me seduto dietro che tenevo i grappoli di palloncini si attraversava tutto il paese. E la marmitta era di quelle che spernacchiano. Quindi chi non ci ha visti né sentiti, o era sordo come una campana o… vabbè.

Avremo fatto non meno di venti viaggi avanti e indietro. Poi, verso sera, con qualche cadavere di pallone che non aveva retto all’attesa o al viaggio ai nostri piedi, abbiamo formato un grande, grandissimo grappolo colorato e abbiamo lasciato che si librasse in cielo.

Ma santa miseria, un deficiente che avesse guardato in alto avrebbe visto che si trattava di palloni colorati. Invece, la mattina dopo, a firma del grande cronista locale Tullio B. R., la Prealpina titolava: “Disco volante fermo sopra il paese di V.”. Salvo poi ricorrere il giorno dopo a una timida smentita, che oltretutto voleva far intendere che era stato chiaro da subito che si trattava dello scherzo di qualche bontempone e che il Tullio aveva voluto dar loro soddisfazione perché era un burlone pure lui. Sinceramente, a distanza di quasi mezzo secolo, ancora non capisco come possano essersela bevuta, ma vi garantisco che se la sono bevuta. E la storia della smentita è stata una balla grossa quasi quanto il grappolo dei palloni.

Ehm… qui giunto, tanto per cambiare, mi accorgo che la mia logorrea/grafomania ha colpito ancora una volta. Ci sarebbe un altro scherzaccio di qualche anno dopo, però. Che fare? Qui non posso continuare perché stancherei anche Giobbe. Devo recedere dal proposito di chiudere l’argomento V. ed uniti? O vi lascio con il dubbio di cosa possiamo esserci inventati una volta diventati maggiorenni o quasi?

Ci penserò… Magari mi metto a scrivere d’altro per un po’ e poi, zac. Quando meno ve lo aspettate vi snocciolo i misteri del pomeriggio musicale in pizzo al colle Sant’E.

Un particolare lo posso anticipare… C’è stata una vera e propria invasione sui terreni di proprietà della parrocchia ed il sciur prevost se l’è presa, ma se l’è presa… Insomma, sono stati tirati dentro anche i Carabinieri. Però, a guardar bene, potrei titolare, a tempo debito, “Uno scherzo a prete”, giusto per non perdere l’abitudine coi giochi di parole.

Ionnighitar


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