Omaggio

Parlando di musica e di tutto quello che le sta intorno, pur mettendo sempre al primo posto l’esperienza della band che mi ha dato davvero tanto e che mi ha regalato emozioni, entusiasmi, travasi di bile e scariche di adrenalina, pur sentendomi grato e dispiaciuto del distacco soprattutto (dire soltanto sarebbe un po’ fortino) nei confronti di due componenti della band, che ovviamente non nomino, è  a qualcuno che della band non ha mai fatto parte che voglio dedicare questo post/omaggio. Non cominciamo a montarci la testa, omaggio inteso come espressione di stima ammirazione e riconoscenza. Per gli omaggi materiali si prega di rivolgersi altrove.

Sto parlando di PianoMan, amico di data relativamente recente, eppure amico (ho in mente un post sull’amicizia, a proposito). Posso dire che è un personaggio straordinario? Posso. Tanto voglio proprio vedere chi ha da contestarmi qualcosa. Il pianoforte è la naturale prosecuzione delle sue dita, questa l’ho e l’ha già sentita, ma è vera. Lo vedi suonare, lo ascolti, ripeto, ascolti suonare e… non riesci a capire come sia, chi è che sta suonando. Se sia lui perfettamente consapevole di dove sta spostando le dita o se venga posseduto dal genio della musica e se ne lasci pervadere e trasportare, abbandonando i movimenti delle dita, delle braccia, dei piedi alla volonta dell’entità che governa, appunto, la musica.

La prima volta che l’ho sentito suonare è stato a casa sua, a Turbigo (almeno non si capisce di chi io stia parlando). Sorvolo sulle attrezzature, la cidditeca (raccolta di ciddì), il pianoforte tirato a lustro che secondo me la mattina lo usava anche per specchiarsi e farsi la barba. Tastiere, ampli, equalizzatore, mixer, mancava qualcosa? Eppure, se metti tutto sto popò di roba a disposizione di un facocero o se metti una batteria a disposizione di chi magari si crede Carter Beauford (ne riparleremo) e a malapena sa che il charleston non è solo un ballo, mica puoi aspettarti che magicamente ne esca qualcosa di straordinario. Un po’ come se a me mettessero in mano una Les Paul vera, o una Stratocaster modello Clapton o Mark Knopfler… secondo voi vien fuori una roba da restare a bocca aperta? Io sinceramente ne dubito. Se comunque a qualcuno pungesse vaghezza di tentare l’esperimento sia ben chiaro che accetto senza riserve, non sto nemmeno a fare il difficile sul colore.

Vabbè, torniamo al balabiott. Si siede, guarda la tastiera, probabilmente collega le sue onde cerebrali con le onde sonore ancora in fieri nelle corde del piano… e poi parte. Ma parte vuol dire che parte davvero. E comincia a snocciolare, senza soluzione di continuità, pezzi classici, sinfonie, sonate (mi fermo causa ignoranza) con pezzi dei Pink Floyd, di cantautori ruspanti nostrani, dei Beatles, di sailcielo ancora di chi (passato troppo tempo). In ogni caso sei lì e ti chiedi: «Ma come diavolo fai? Ma prendi fiato. Ma almeno capisci che eri su Beethoven e questi sono i Led Zeppelin?». Mi sa che lo capisce eccome, questo è il bello. Ma ti trascina, ti ingloba nella musica, ti ci arrotola come un involtino, ci mette pure la salvia per dare sapore, è perfettamente consapevole che ti sta stregando, ma io sono certo che il primo ad essere stregato sia lui.

La sua carta d’identità è un pentagramma, la sua anima, la sua mente, le mani e le dita sono nate per la musica e sono state dirottate su altri lidi per una di quelle scelte, o per una serie di scelte, maledette e perverse che si prendono nella vita considerando le motivazioni logiche, anteponendo ciò che è più opportuno fare a quello per cui ci si sente portati. E violentando con una follia di cui prima o poi non solo ci si pente, ma che ci presenterà un amarissimo conto, una predisposizione, un trasporto, una potenzialità e un amore che dovrebbero essere sempre i soli elementi a dover per lo meno supportare le nostre scelte. O no? Dai, PianoMan, dimmi che non è vero, se hai fegato. Io lo dico, per quanto mi riguarda. Scelte cretine dettate dalla ragione. Peccato che, a differenza di te, non avessi una vena artistica o di qualsiasi genere ben delineata e definita. Amen.

Ho assistito negli anni a qualche concerto, ufficiale intendo, di Mr, Piano. Ho portato anche amici, che ne sono stati entusiasti. E l’ho visto felice, una volta sul palco. Trasformato. Ho visto uscire dalla porticina di fondo l’amico triste e angosciato, mentre l’amico sereno ed estasiato sedeva allo sbagello, muoveva le dita e cominciava a incantare tutti. E, giuro, l’ho invidiato. Per questa sua dote che si può coltivare, affinare, perfezionare, cesellare e sublimare, ma che si è ricevuta in dono al momento della nascita. Ricordo, al primo concerto, che all’inizio ha cominciato a snocciolare una serie di accordi, di note, di scale che ho sentito talmente perfette e armoniose, talmente piene di emozioni e di fascino che mi sono ripromesso, subito, di chiedergli a fine concerto di quale musica si trattasse. Ho desiderato (e lui lo sa) avere una base simile sulla quale cercare di improvvisare, per quello che mi riesce, con la chitarra. Era qualcosa di sublime e perfetto.

Durante l’intervallo ho chiesto. Risposta: «Ma figurati, mi stavo solo riscaldando». Ecco perché non ho mai avuto le basi giuste per imparare ad improvvisare e sono rimasto fermo al palo. Colpa sua. Se no, a quest’ora, non lo so nemmeno io dove potrei essere (si prega di evitare commenti scurrili perché il blog potrebbe, un domani, essere visitato anche da minori).

Vabbè, PianoMan. Mi sa che ti sei riconosciuto. Le cose che ho scritto le sapevi già perché te le ho già dette e ridette. Ma lo scriverle, secondo me, testimonia il fatto che davvero le penso e che non ho nessun pudore e nessuna timidezza nell’esprimerle in pubblico (oddio, qui il pubblico credo sia un po’ limitato numericamente, ma sempre pubblico rimane). Per chiudere, un grazie speciale, PianoMan. Hai avuto il coraggio e la generosità (oltre che la faccia tosta) di definirmi rocker, di venire al concerto della band e anche di dire che eravamo bravi. Detto da te è un grosso complimento. Anche se so perfettamente che tra le tue innumerevoli particolarità c’è una capacità straordinaria di prendere per i fondelli la gente 😉

Ionnighitar


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