Ollallà

Signore e signori buongiorno o buonasera èilvostrocomandantecheviparla. Benvenuti a bordo del blog FZ841 e scusateci sin d’ora per le ragnatele. D’altra parte le hostess costano un fracco, gli steward sono in sciopero e non vogliono far pulizia perché non tocca a loro, la gentile signora ucraina che risponde al nome di V. ha già da fare a pulire qui in giro ormai una sola volta ogni quindici giorni causa tagli delle spese e riesce ad essere suo malgrado fastidiosa come una manciata di sabbia nel costume da bagno, poveretta… Giustappunto, ha pensato di allietarmi adesso adesso con la colonna sonora dell’aspirapolvere. E’ fantastico tornare a casa, prendere il coraggio a venti dita per riaprire l’angolo delle scemenze ed essere immediatamente triturati da questo incommensurabile scassamento di… di, basta così. Insomma, non è colpa sua, lo capisco. Non è colpa di nessuno. Anzi, da un certo punto di vista quando lavoravo (si fa per dire) da casa la cosa era ancora peggiore perché arrivava presto, attaccava subito a rompere presto, non finiva mai presto (chissà com’è ma riusciva sempre a totalizzare le sue belle quattro ore abbondanti), mi costringeva a sentirmi come un passero migratore in casa mia, armato di giornale o settimana enigmistica, a seconda dei casi, e a ficcarmi in un punto dove o non aveva ancora steso la sua mano benefica a puliziare e riordinare o era già passata per lasciare (secondo me) tutto come era prima del suo passaggio. Nota dell’autore/comandante: puliziare non è farina del mio sacco, arriva dritto dritto da Montabbano e chi mi legge da anni e anni sa quanto il gergo di Montabbano mi abbia plasmato e permeato tutto. Vabbè, sta di fatto che c’è la V. ma non posso farle pulire il blog.

Ragion per cui ce lo teniamo lercio e disordinato come una casa che non viene aperta da un paio di mesi o poco meno, ma tanto mica dobbiamo fermarci a dormire, no? Approposito… dopodomani è festa, poi c’è il ponte, poi il sabato e la domenica. Ch., che probabilmente ha deciso a mia insaputa di restare vedova per assideramento del coniuge, vorrebbe andare a S. A DORMIRE. Avete capito bene. E, ca va sans dire, sine riscaldatio se non quella del camino. Il che in pratica significa senza riscaldamento di sorta (lo facciamo solo per compiacere Monti, non vorremmo ci rimanesse male sapendoci sprecare scioccamente il metano). E poi lo facciamo per noi perché la scelta, di questi tempi, è tra il consumo di metano e l’acquisto di una confezione da 500g di spaghetti nr. 5, se possibile in offerta. Il top (per gli scvizeri, il tip-top) sarebbe la pasta di Gragnano, come diavolo si chiama… la Garofalo mi pare, o la Molisana, o la Del Verde, pur decaduta un po’. Non stiamo a ragionare di paccheri (che adoro) o di formati strani che lì si va sul pesante e si deve pensare all’acquisto a rate o per lo meno accontentarsi delle confezioni da 40 grammi.

Per non divagare, credo terremo consiglio di famiglia, ma obiettivamente, avendo io già una certa età, una buona di dolori artrosici, la cervicale che considero ormai una fedele compagna, l’andare a dormire a tre gradi con umidità tra l’85 e il 98 % mi pare azzardato. Sta di fatto però che dovrei: 1. andare a fare un po’ di benzina in Scvizera, sia per risparmiare sia per fare dispetto al Monti; 2. Andare al cimitero. Come visitatore intendo. Mi pare doveroso. Anche se son più le volte che ci vado lontano dalle ricorrenze canoniche di quelle che mi spingono a frequentarli quando sono affollati come un buffet del Club Med; DEVO chiudere il rubinetto dell’acqua che va in giardino e avvolgere diligentemente tubature esterne e rubinetti con giornali e, se sono fortunato a trovarne, plastica a bolle. Resistendo alla tentazione di fare plic, plac e farle scoppiare tutte.

Insomma, devo, dovrei, vorrei, mi piacerebbe… Ho anche ricevuto un invito, da G. & M., coi quali non ci troviamo solo bene. Molto di più che bene. A Lugano. Così potrei sentire un po’ di deliziosa pronuncia ticinees e girare in via Nassa a vedere i negozi dove entrano i ricchi. Se fossi fortunato potrei anche rivedere una o due Aston Martin e cercare di trovar loro qualche difetto che giustifichi il fatto che non deciderò di acquistarne una. Potrei attaccarmi alla scusa che la Polo è più capiente, pur non essendo una stescionvegon. Certo, quando deciderà di abbandonarmi, ragazzi, sarà dura…

Insomma, quante storie… la tiro in lungo come sempre. Son malato di grafomania, logorrea, grafogorrea e logomania. Non so dove andrò, né cosa farò, né chi vedrò… mi ricorda Lucio Battisti, com’è che faceva? …qualche cosa farò, sì, qualche cosa faròòò, qualche cosa di sicuro io farò: piangeròòòò, oh oh oh oh oooooooooh, io piangeròòòò ecc ecc. Per due motivi: primo, il giovedì è seguito dal venerdì, tallonato a ruota dal sabato e dalla domenica, maledetta lei, che fa da battitsrada al lunedì. E io, lasciatemelo dire col cuore, ho imparato a odiare profondamente il lunedì. Secondo… secondo non ho detto che lo scorso weekend c’è stata una trasferta-lampo a Bologna, a trovare Giaco. E credo di aver realizzato una cosa. Quando vado a trovarlo provo una gioia che è in misura direttamente proporzionale al dispiacere di salutarlo e tornare a casa. Solo che la gioia la provo quando vado. Il dispiacere quando torno, e mi resta appiccicato addosso come una carta moschicida passata nel miele rancido. Credo che mi farebbe lo stesso effetto anche se abitasse sul pianerottolo di fronte, ma almeno in quel caso i periodi di lontananza si ridurrebbero sensibilmente. Che dire? Padre dal cuore tenero o padre deficiente che non accetta ancora il fatto che quei due fenomeni che ora mi stanno guardando da una fotografia appesa al muro ormai sono adulti? Eterno romantico o ottuso illuso, che vorrebbe almeno qualche volta, per magia, per un minuto o due, riprenderli tra le braccia e farli giocare, assorbendo dalle loro risate la forza, la gioia, la bellezza, il piacere della vita che poi le vicende un po’ per volta ti rubano e non te le restituiscono più? Tanto per cambiare, domande un po’ senza senso e molto senza risposta. Condite dal fatto che non c’è la pasta Garofalo. Non c’è la Molisana. Non c’è nemmeno una lattina di birra forte di quella che adoro, perché mi faceva ingrassare come un porcello e invece così ingrasso lo stesso, ma come un porcello triste. Signore e signori, grazie di aver volato con noi. Chissà dove ci porterà la prossima volta questa mania del comandante di sparare pensieri a raffica prima ancora di averli pensati.

Ionnighitar


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