Nullo Gaudio

Già… Nullo gaudio nuntio vobis… ma ci pensate che tra qualche giorno, che manco me lo ricordo, il blog compie la bellezza di un anno? E ancora non ho raggiunto quota cento post?In un modo o nell’altro troverò la data di partenza, perché non sarebbe carino non regalargli nemmeno un paio di righe di augurio. Come si dice… me le canto e me le suono da solo.

E il gaudio? Beh, in teoria potrebbe essere per annunciare urbis et orbis (soprattutto agli orbi) che domani gli anni li compie qualcun altro. Ma non trovo molto chic il fatto di annunziare alle folle il proprio compleanno, quindi evito e lo lascio intendere. Posso sempre accampare la scusa che qualcuno ha capito male, ha frainteso, si è sbagliato, mi ha scambiato per qualcun altro…

Niente di più facile prendere fischi per fiaschi, no? Strana associazione di idee: se qualcuno fa fiasco, nel mondo dello spettacolo, cantando, ballando, dicendo qualche idiozia che dovrebbe far ridere e invece fa solo pena che succede? Che piglia fischi. Questa credo sia l’accezione più corretta e più fedele dell’espressione pigliare fischi per fiaschi: hai cannato e te le cantano senza pietà. Hai fatto fiasco, ti becchi i fischi. Nell’altro significato sarebbe più calzante dire che si prendono lucciole per lanterne. L’importante è che le suddette lucciole non siano quelle che frequentano nottetempo e con qualsiasi tempo i viali del piacere proibito e prezzolato. I viali? Forse per questo molto spesso le credi fanciullone procaci e poi scopri che si definiscono viados?

Oddio, in cosa mi sono imbarcato: Non ho grande esperienza direi. Né piccola. Nè di procaci professioniste del piacere retribuito, né di viados o transgender. Al massimo so cosa sono i Camperos e i transistor, ma temo non c’entri nulla.

Insomma, al solito un giro di parole che chiamarlo giro è sminuirlo: una ridda di idee buttate lì non tanto per occupare spazio sul monitor quanto per cercare di dare un po’ di sfogo ai pensieri, per liberare un po’ la mente dai pensieri non sempre carini e felici che l’affollano.

Va bene. Mi arrendo: domani compirò, come si suol dire, un altro giro di boa. Non cerco immagini con le candeline perché non ce ne stanno cos’ tante e perché non so di quanti pollici sia il monitor dei miei fans. Se restassero inquadrate trentasei o trentasette candeline soltanto potrebbero tacciarmi di mendacio aggravato. A me che sono personcina di specchiata onestà.

Mi sono regalato questo post. Per scappare dai pensieri cattivi (I Cattivi Pensieri hanno cantato Emozione un pacco di anni fa a Sanremo. Ciao Davide). Per dimenticare per una mezz’oretta che questo, che tra qualche ora in teoria dovrei festeggiare, sarà, io credo, uno dei compleanni più tristi e schifosi della mia vita. Per mille motivi. Che chi mi conosce conosce e quindi non ha senso io porti alla vostra conoscenza.

Esprimo solo qualche desiderio. Uno: serenità e armonia in casa, in modo speciale con Ch., che è stata, è e sarà sempre ….. lei lo sa, non mi viene e mi commuovo. Due: salute e soddisfazioni per i miei figli. Che qualcuno capisca un po’ di più le esigenze di un padre e di una madre, senza sempre anteporre le proprie, che qualcun altro trovi il modo di fare la sua strada senza massacrarsi come ha dovuto o voluto fare fino ad ora. Ci manca. In un modo spesso doloroso, porca paletta. Tre: che un’opportunità da qualche parte spunti. Non sto a specificare. Ma psicologicamente, moralmente, fisicamente, materialmente ho bisogno che una benedettissima e imprevista opportunità si presenti. Se così non fosse qui, cari miei, si rischia la chiusura a tempo indeterminato del blog per eccesso di veleni e di rabbia che, per il quieto vivere, debbono essere quotidianamente repressi, ma che riescono a filtrare tra le crepe della scorza ormai consunta che mi contiene e tra le rughe che solo il mantenermi bello in carne consente di mantenere tese e piene come la superficie di un palloncino.

Ecco, appunto, un palloncino… Rivolgo un pensiero a chi riesce a sentirlo, anche da luoghi o da mondi di cui niente sappiamo e che forse esistono solo nella nostra fantasia, se non vogliamo chiamarla fede. Un pensiero perché mi sia tesa una mano. Perché mi guidi verso qualcosa che oggi manca e di cui ho bisogno. Perché non lasci che il palloncino possa scoppiare. Per continuare a sentire il desiderio e il piacere di godere delle cose più piccole, semplici, ma piacevoli della vita. Che si chiamano a volte musica, a volte lettura, a volte disegnare, a volte scrivere. Ma sempre, sempre, saper dimostrare a chi hai vicino il volto migliore di te e il tuo sorriso. E non la rabbia devastante che ti consuma come se colasse da un flacone di acido muriatico con il tappo un po’ svitato.

Ecco. Svitato. Forse oggi, forse sempre, forse…. è da svitato che questa volta desidero ringraziarvi per avermi indotto a farmi violenza e scrivere. Ne avevo bisogno. Spero di averne ancora tanto. Che poi leggiate o meno, beh…. se passate mi accorgo e mi gonfio come un tacchino, se vedo che la frequenza cala me ne faccio una ragione. Ma voglio, devo, ho bisogno di scrivere. E non mi va di lasciarmi zittire da una quotidianità che non riconosco come mia. Un abbraccio a tutti.

Ionnighitar


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