Londra: i canali

Due anni fa, mese più, mese meno, C. ed io ci siamo fatti un regalo davvero importante e indimenticabile. Siamo volati a Londra per quattro (cinque???) giorni, a trovare Giaco che ormai aveva assunto lo status di emigrante da un certo numero di mesi (poi l’avrebbe mantenuto per un anno ancora prima di rientrare entro i sacri confini). Va bene, un soggiorno simile a Londra, per di più non in un hotel a trentacinque stelle ma in casa di Giaco, costringendolo ad accamparsi, non parrebbe a guardar bene un viaggio importante. Ma per noi credo che non avrebbe potuto esserlo di più. Chi lo sa, forse la sua partenza improvvisa, forse il fatto di poterci sentire poco e male dati i suoi orari, forse il fatto che non eravamo pronti a che lui mollasse gli ormeggi… fatto sta ed è che la sua assenza da casa è stata di una difficoltà improba da affrontare e da sopportare.

Caro era già andata a trovarlo, lui era anche tornato a casa a sprazzi e sempre di corsa, ma… insomma, affrontare il salto ed andare a stare con lui anche se per pochi giorni è stato un mix di emozioni, di ansie (positive e non), di soddisfazioni che davvero credo non riuscirò né vorrò mai dimenticare. Quello che vorrei non rivivere, perché è stato pesante, è stato il rientro, il lasciarlo là, sentendosi soffocare da un tale senso di abbandono e di perdita che mi ci è voluto un mese per smaltirlo. Vabbè, acqua passata.

Qui voglio ricordare qualche flash del nostro soggiorno, già sicuro che ci sarà un secondo tempo nel ricordare, perché altri particolari rispunteranno e perché mi piace ricamarci sopra. Va da sé poi che, come ho fatto per la Toscana e visto che ormai sono un esperto webmaster (anche se ancora non so neanche cosa significhi), metterò insieme qualche galleria con le foto che più mi riportano a Londra e che più mi piacciono.

Prima emozione, dunque: frastornati per il volo, per la mancanza di indicazioni in milanese, per un sacco di stranieri che ci circondavano (quasi tutti di lingua inglese), arriviamo a Victoria Station all’appuntamento con lui. Più o meno Totò e Peppino all’arrivo a Milano. Solo che noi non abbiamo avvicinato un Bobby ma aspettato Giaco, che ancora era al lavoro… Occasione perfetta per studiare a fondo chioschi biglietterie e manifesti vari di Victoria Station.

Arrivato, saluti commossi – e vorrei anche vedere – e poi via, per un tratto di strada con il nostro primo bus. Neanche da dire che siamo saliti al piano di sopra: in fondo sì parenti di un emigrante, ma noi turisti fino a nuovo ordine. Quindi bisognava comportarsi da turisti. Scesi non so bene dove, ma non proprio sotto casa, accettiamo di fare una bella camminata per vedere un po’ di Londra e lì la prima, piacevolissima sorpresa. I canali.

Ero stato a Londra poco tempo prima… diciamo nel 1969. D’accordo, era passato un po’ di tempo, ma non è che allora ci fosse il Tamigi e adesso no, o viceversa. E’ che probabilmente, pur essendomi stampato nella mente un sacco di particolari, certe cose o non le ho viste allora o le avevo completamente dimenticate. I canali sono una di queste. E sono anche uno degli aspetti che in questo viaggio mi hanno maggiormente affascinato. Per la sorpresa, certamente, ma anche per la loro particolarità, la loro poesia, lo strano senso di pace e di “fuori dal mondo” che mi faceva sentire davvero a miliardi di chilometri di distanza dalla città, caotica quanto meravigliosa.

Questo entusiasmo fatto di curiosità e di stupore ci ha spinti nei giorni seguenti, ogni volta che fosse possibile, a cercarne altri da percorrere lungo le rive, osservando i barconi, stupendi, che spesso fungono da residenza di campagna se non addirittura da prima abitazione per londinesi avventurosi e un po’ bohemien. Mi pare di aver capito però che la sosta prolungata oltre qualche giorno (pochi) non sia consentita. Il che li costringe in pratica a una continua anche se relativamente breve migrazione. Insomma, un po’ come il non poter lasciare l’auto nelle strisce blu per sei mesi cambiando ogni tre ore il tagliando della sosta. Vederli risalire e discendere i canali, incrociarsi lenti e maestosi, manovrare per gli attracchi e le partenze è una cosa talmente curiosa e caratteristica che tornerei a vederli anche adesso.

Meravigliose anche le case, non tutte ovviamente, affacciate sui canali, con il giardinetto ordinatissimo, all’inglese, guarda un po’; le sdraio e il tavolino, la barchetta tirata in secca e quell’atmosfera da lago che ti lascia pieno di stupore se riesci a tenere a mente che sei sempre e comunque a Londra. Impagabile la chiusa vicino a Camden Town, di cui scriverò di certo prossimamente quando affronterò l’argomento mercati e mercatini.

Già la chiusa di per sé a mio avviso ha un suo fascino particolare. Il vederla manovrata da una nerboruta e non più giovanissima englishwoman non poteva, in effetti, essere scena più inglese di così. Giusto tornando da Camden verso il centro, con una passeggiata di tutto rispetto, siamo arrivati a una specie di laguna deliziosa chiamata, chissà perché, Little Venice. E da lì, in breve, l’ingresso a Regent’s Park, altro meraviglioso gioiello di una meravigiosa città, che ho utilizzato per una delle immagini della testata del blog.

Ho la vaga impressione di essermi dilungato. Ma è ancora più definita l’impressione che, come previsto, di cose da scrivere su Londra ne rimangano ancora tante. E che problema c’è? Di tempo ne ho a palate… tutto sta nel mettere ordine nelle idee e nel decidere come abbinare racconto e immagini. Staremo a vedere.

Ionnighitar


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