Licenza di rompere

Questo è il secondo tempo del post “riflessioni”, nel senso che questo argomento era già maturo e pensavo di metterlo in coda ai pensieri sulla più bella cagnolina del mondo e poi, come di prammatica, magari con errori di grammatica, mi sono talmente dilungato che avrei dovuto pubblicare un superpost, così lungo da scoraggiare anche i più pazienti, col rischio perdere consensi. Insomma, mi sarei tirato la zappa sui piedi e bruciato un argomento valido per un’altra chiacchierata.
Tempo fa, non pretendo che chi legge se lo ricordi, ho parlato di Whatsapp, straordinario e diabolico mezzo di comunicazione via smartphone che, con la modica spesa di qualche centesimo all’anno e, se non ricordo male, nemmeno quella ormai, ti permette di mandare messaggi scritti o vocali completamente gratis e senza limite di numero o di lunghezza ai tuoi contatti. Per di più, da un po’ di tempo, funzionano anche le comunicazioni voce via internet che mi hanno consentito, per dirne una e visto che vi so interessatissimi ai fatti miei, di parlare con il mi’ figliolo dal Costarica (lui) alla Valceresio (io) come se fossimo stati a ventiquattro metri di distanza. Fenomenale. E gratis, sottolineo.
L’unica assurdità della faccenda è che della possibilità di parlare aggratis con Whatsapp con qualsiasi angolo della terra me ne ricordo solo quando ho finito la telefonata a pagamento. Pazienza.
La succitata “app”, termine che non saprei come tradurre, forse applicazione, anche se il termine mi richiama pomate contro la sciatalgia e la lombalgia o quell’ipotetico essere sempre attenti a scuola che le maestre usavano come arma per deprimere i genitori “suo figlio sarebbe anche bravino, ma non si applica, signora, non si applica”, questa malnata app, dicevo, permette anche un altro tipo di trasmissione: immagini e filmati. Il tutto può essere non soltanto pratico e simpatico (che ne so, ti mando una foto per vedere dove sono o per condividere con te un bel tramonto), ma anche utilissimo. Potendo inviare immagini di ogni genere si riesce a trasmettere un referto di analisi al medico curante senza doverglielo portare, si può fotografare un insetto infestante su una foglia e chiedere all’esperto con quali mezzi debellare il nemico. Gli esempi si sprecano e, se fossi un po’ più sadico e dispettoso, potrei arrivare anche da qui a scrivere quelle mille e rotti parole che in genere mi fisso come limite per i post (e che supero, incurante delle regole).
Invece voglio fermarmi a riflettere su un paio di aspetti negativi di Whatsapp che, se spinti all’eccesso, finiscono con l’infastidirmi. Il primo lo definirei stagionale: dà il meglio di sé verso Natale, Pasqua, l’Epifania, ferragosto, adesso Halloween e di questo passo sarà anche per la Festa del Ringraziamento. In quelle occasioni spuntano come funghi messaggi in prosa, in poesia, immagini più o meno tenere, o comiche, o sarcastiche, che dovrebbero fungere da messaggio di augurio per il destinatario. E fin qui, anche se sono ostinatamente fissato sulla personalizzazione, passi. Magari a qualcuno non viene la frase giusta, forse vuol fare qualcosa di più, distinguersi, spiccare. Per quanto mi riguarda spiccherebbe molto di più un semplice “tanti auguri” sentito, ma si sa che io sono un piantagrane. Quando però in una cerchia di conoscenze più o meno ristretta comincia a infiltrarsi il virus del messaggino augurale spiritoso cosa succede? Che rischi di riceverne sei tutti uguali, da sei mittenti convinti di averti mandato la frase o il pensiero più profondo o poetico che tu potessi immaginare. Sei. Uguali. Alla faccia dell’originalità. La prima cosa che mi viene in mente è “ma guarda un po’ che augurio fatto col cuore…”.
Altro aspetto deleterio, e ripeto deleterio, è la possibilità di trasmettere filmati e immagini che, nel migliore dei casi sono vignette spiritose. Altre volte si tratta di barzellette, anche meravigliose, va riconosciuto, altre ancora invece… Chiarisco: da parte di qualcuno ho ricevuto, ricevo e, spero, riceverò, cosine davvero divertenti, curiosità, barzellette raccontate magistralmente, battute fulminanti. Con garbo.
Da qualcun altro invece si cade nel pecoreccio di più basso livello, con battute e barzellette sentite nel 1924, magari rimodernate, ma sempre, rigorosamente, da caserma. Non parliamo di altri tipi di filmato che lascio immaginare solo a chi, adulto e scafato, può facilmente figurarsi. Agli altri no, non li immaginate nemmeno. C’è la censura e poi, credetemi, è meglio per voi.
Ecco, tutto era per dire che c’è chi (io so chi ma non ve lo dico), una volta capito il semplice meccanismo per inviare simili idiozie si sente in dovere e si fa un vanto di mettervene a parte, non importa se sia sabato, domenica, se siano le otto del mattino o le undici di sera. Lo so che una volta dato l’invio si sente felice, realizzato. È là che si gode l’idea del destinatario che apre il messaggio, guarda filmati o barzellette e si scioglie in terra dalle risate. Beh, nel mio caso si illude. La sola cosa che ottiene è di seccarmi ogni volta di più. Al punto che sono arrivato a non aprire volutamente i suoi messaggi, sperando a mia volta che si accorga, dal segno di spunta di avvenuta ricezione, del fatto che più ne manda e meno ne leggo. Vero, bisognerebbe dirglielo. Ma uno che si ostina in questo modo secondo me non ci arriva a capire che quello che lo diverte da morire può risultare poco interessante o divertente per qualcun altro. E allora, anche se è un pensiero malvagio che non andrebbe fatto, spero che il suo smartphone gli cada nel vaso di fiori (con acqua) o scivoli fuori dalla tasca quando sale in auto. Tutto può succedere, no?
Beh, a pensarci bene… In fondo la colpa non è proprio tutta e solo di Whatsapp… Il difetto, mi sa tanto, sta nel manico. Whatsapp è solo uno strumento per scocciare in modo più veloce e continuativo. Gratis.

Ionnighitar


2 thoughts on “Licenza di rompere

  1. Enrico Negroni Rispondi

    Condivido pienamente.
    L’ingolfare Whatsapp di video, foto farlocchi, di tiritere senzasenso, fa parte della celebrolatitanza troppo diffusa oggi.
    Troppa gente c’ha la neve al posto del cervello.

    1. ionnighitar Rispondi

      Vedo che hai colto il succo :). Concorderai quindi con me che non vale nemmeno la pena, pur con la schiettezza e la sincerità che dovrebbero stare alla base di un rapporto di amicizia, di stare a spiegare la faccenda al/ai diretto/i interessato/i. Capirebbe? Ho i miei dubbi. Ecco quindi perché sperare, per la catarsi, nell’intervento provvidenziale di un fattore esterno tipo lo siacquone et similia. Grazie per la visita.

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