Letture

Forse qualcuno si sarà accorto: ho inserito nella colonna qui di fianco a destra un riquadro (chiamarlo rubrica mi fa un po’ ridere) in cui scrivo un commento su ciò che sto leggendo. Cioè, inizialmente era così, poi ho pensato fosse meglio scriverne una volta che l’avevo letto, giusto per sapere almeno a spanne di cosa stavo parlando.
Perché io lo faccia non chiedetelo a me. Non ne ho la minima idea. Forse semplicemente perché qui ormai mi sento un po’ a casa e, siccome leggere per me è diventato un po’ come respirare, scrivere e -ma con molta moderazione ovviamente, ehm… – mangiare e bere, mi sembrava carino commentare e magari suggerire qualche lettura a chi fosse stanco di leggere sempre e solo l’etichetta dell’acqua minerale. Purtroppo credo che gli amanti del genere romantico, del romanzo rosa, resteranno delusi. Ma non si pensi che io sia un cultore monotematico di thriller o polizieschi in genere. Sono un fan di Montalbano? Vabbè, cosa c’entra, ha anche risvolti umani, quasi psicologici. Prometto che se dovessi incocciare, come è già successo, in qualche “noir” serio o in qualche thriller truculento non solo eviterò di segnalarlo, ma eviterò probabilmente anche di finirlo. Nonostante abbandonare un libro sia una cosa che detesto come poche altre. A costo di farmi del male.
Ho specificato “noir” serio, perché tra gli autori che leggo con grande piacere c’è Andrea G. Pinketts, che tra l’altro abita a un tiro di schioppo da casa mia, e che, pur coltivando questo genere letterario, lo fa usando un linguaggio fatto di giochi di parole, di calembour, di prestidigitazioni lessico-gramma-linguistiche che mi incantano. A prescindere, o quasi, da ciò che scrive.
Insomma, senza stare a fare un elenco che poi mi costringerebbe a parlare per forza di quanto anticipato, in quel contenitore ci sarà via via un po’ di tutto. Fermo restando che nemmeno per quello, come per i post, vige l’obbligo di lettura. Men che meno quello di andare a cercare i titoli che avrò segnalato. Io li scrivo, commento, segnalo cosa ho gradito e cosa no. Lo faccio perché a me fa piacere. Se poi avrò dato spunto per andare a leggere qualcosa che chi passa da queste parti non aveva mai sentito nominare e, soprattutto, se queste letture saranno apprezzate, sarà un’altra piccola ma piacevolissima soddisfazione.
Dimenticavo: ho anche una mezza idea di scrivere una “controrubrica” in cui elencare libri che, con spirito stupidamente masochistico, ho letto fino alla fine, o quasi, nonostante li trovassi di una noia mortale o di una pesantezza insopportabile. Uno o due, giusto per dire, hanno resistito fino alla pagina tre o quattro, poi li ho scartati con rabbia. Saranno i primi che inserirò nella lista. Meno vittime faranno meglio sarà.

Ionnighitar


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