L’erba del vicino

Il municipio di Bologna, in piazza Maggiore, all'imbunire
Il municipio di Bologna, in piazza Maggiore, all’imbunire

Il titolo è d’obbligo. Perché lo so già che qualcuno dice che quello che ho intenzione di raccontare nasce tutto e solo da quella considerazione trita e ritrita. Eppure non sono convinto sia così. Non sempre, per lo meno. L’occasione questa volta è un  weekend a Bologna, a salutare i ragazzi tornati dagli USA e rivedere quella fenomena della cagnolina. Che, tra l’altro, superando qualsiasi più rosea aspettativa e fugando in un nanosecondo le mie più pessimistiche previsioni, ci ha fatto una festa che davvero non mi sarei aspettato, esordiendo con una bella plinplin di emozione sulla soglia di casa (sua). pavimento in cotto antico, problemi zero. E poi ha dato inizio a una danza delle spade girandoci attorno frenetica, saltando come un grillo e dimostrando un fisico da cangura più che da terrier. Adorabile. Va da sé che una volta seduti e scesi a quota baci siamo stati letteralmente slappati a mo’ di chupa-chupa, a dimostrazione (anche) del fatto che con l’età mi sono per metà intenerito e per l’altra rimbecillito. nel fiore degli anni avrei avuto un contegno molto più compassato e avrei tenuto sotto rigido controllo le emozioni. Meglio così.

Insomma, dopo i preliminari del caso, una volta rientrato G. e tirato un po’ il fiato (lavora anche il sabato, sia a mezzodì che la sera, mannaggia la pupazza) siamo usciti a fare la passeggiata divenuta ormai tradizione per il centro. A parte che in centro già c’eravamo perché G. abita in zona univeristà, in una via piuttosto importante, tutta portici e vetrine di ogni genere. Via che, forse l’ho già raccontato tempo fa, ha tutta una sua strana atmosfera e, mi voglio rovinare, un fascino particolare, perché è costellata di negozietti, alimentari e non, a gestione spiccatamente multietnica, Il che, tenendo gli occhi chiusi, ti fa sentire un po’ come fossi a Londra, con i cinesi, i pakistani, indiani e sa il cielo cos’altro, spesso sulla soglia, e perennemente all’opera, sabati, domeniche, festività e isole comprese.

Va bene, ammetto, affermare che i portici, la via insomma, sia un modello di ordine e pulizia, tipo Verona o la Scvìzera ad esempio, è un po’ azzardato. Resta il fatto che a me dà un’idea di vivo, di movimento, di fermento. Profondamente diversa dall’idea di frenesia e laboriosità a prescindere che si respira un duecento chilometri a Nordovest, ecco. Ho capito, non ha senso ed è anche un po’ ritrito fare i paragoni. Ogni volta che si va a Bologna la stessa immutabile solfa. Ma che ci posso fare se, girando e guardandomi intorno, mi viene spontaneo osservare cose, particolari, aspetti che magari un residente non nota più? E come fare a non mettere sempre a confronto le due realtà, quella di casa e quella della trasferta?

Non cominciamo con la storia che a Milano giro con gli occhi da milanese. Lo so che se cerchi bene ci sono cose bellissime anche qui. Ma, intanto, sono più rarefatte. In secondo luogo, hanno un genere di attrattiva e di fascino diversi. In terzo, quando giro, soprattutto il sabato mattina, in zone che non sono la mia e nemmeno quelle da turisti giapponesi, guardo, osservo e so anche apprezzare, sempre che lo si trovi ancora, in negozietto carino, particolare, caratteristico. Il sabato pomeriggio, in genere, sono invece convinto che quasi dappertutto, a Milano intendo, il mix tra gregge itinerante e attrattive locali faccia discretamente schifo.

Ed è appunto il confronto fra i sabati pomeriggio ambrosiani e quelli bolognesi che stride. gente, obiettivamente, tanta. A volte troppa. Ma è l’atmosfera, lo spirito, l’insieme… In piazza Maggiore (la famosa Piazza Grande di Dalla), musica a tutto volume dalle casse di un artista di strada, famoso a Bologna. Beppe Maniglia, con una groupy girl sulla sessantina passata, una mise e un fisico da battaglia (persa), ma un nonsoché che ti induce a fermarti almeno tre minuti. Ascoltare. Guardare. Sorridere di questi due che paion scappati da un manicomio in sella alla loro Harley color oro e che, a quanto pare, riescono a vivere di questi loro concerti estemporanei e così naif.

C’erano bancarelle a valanga, siamo sotto Natale. Ma è qualcosa che non so spiegare che fa la differenza. Sono entrato, spinto da G., a visitare la bottega di un altro personaggio unico: artigiano fabbricante e commerciante di pipe che nel retrobottega ospita un pipa club, gioca a carte con gli amici e magari stappa anche un buon lambrusco. Forse sono rimasto cinque minuti in quel negozio. Non sono notoriamente uno “sciolto”, ma in quei cinque minuti sono riuscito a dirgli che sono un ex fumatore di pipa («peggio per lei»), che ho fabbricato circa centocinquanta pezzi per hobby, che li ho venduti, gli ho spiegato come ho fatto, dove e come ho trovato la materia prima. Siamo riusciti perfino a confessarci le nostre idee politiche o, per lo meno, quale delle due sponde incontra le nostre simpatie. Gli ho detto che tornerò a trovarlo. Non importa se lo farò. So che a Milano una cosa così non avrebbe mai potuto succedere.

Le viuzze intorno a piazza Maggiore, via Clavature, via Pescherie Vecchie, la Piazza Santo Stefano… Luci, vita, movimento diverso da quello che incontri in Corso Vittorio Emanuele, Piazza san Babila o Corso Vercelli. Diverso. Totalmente diverso. Sono ancora una volta rimasto incantato dalle vetrine dei salumai, dei pescivendoli, dai banchi di frutta e verdura che sembrano usciti da un’attenta e minuziosa scenografia. Minuziosamente preparati  e composti curando le forme, i colori, gli accostamenti. Vabbè, sarò esagerato. Non sto sostenendo che in nessun altro luogo, in nessun’altra città si possa trovare questo spirito (spirito inteso anche come alcool, dato che nelle vie più frequentate sono più quelli che stanno godendosi un aperitivo che non quelli che li stanno a guardare). Sto dicendo che a Milano io questa sensazione non la provo. Tra parentesi, è di pochi giorni una statistica sul grado di vivibilità delle città italiane. Bologna, in fatto di qualità della vita, si è classificata al terzo posto. Milano molto più in basso. Ci sarà un motivo?

Ionnighitar


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