La prova del nove

uomo_vitruvianoAccipicchia, la prova del nove sembra un titolo di Camilleri, uno di quelli del Commissario Montalbano, che tra parentesi sto aspettando di ritorno sul video perché ho già visto i prossimamente (per gli strafighi, trailer). Ma io intendevo un’altra cosa. Solo che, come al solito, mi tocca fare delle premesse e dei preamboli e, come credo sappiate bene, non sono un campione di sintesi. Probabilmente a ragion veduta e di proposito, perché meno sono sintetico e più scrivo, e più scrivo più mi sento bene. Checcedevofà? Malattia? vado a farmi vedere da uno bravo? E se poi mi guarisce e non scrivo più che ne potrebbe essere del mio blog? Se lo piglia in carico qualcuno? Lo fa continuare a respirare, a vivere, a pulsare di luce pulsata così almeno già che c’è e senza ricorrere alla ceretta rimane un blog depilato e liscio come un drappo di seta? No no, lassa sta. Non ho nessuna voglia di guarire dalla mia grafomania, e poi ormai son partito e devo raccontare, quindi, muti e attenti state.

Credo mi sia già sfuggito di lasciarvi intendere che sono leggermente incline alle attività che hanno anche un solo barlume di creatività. Sì, dai, lo sapete, non fatemi ripetere che poi mi dite che ho anche l’Alzheimer. E credo anche di avere accennato al fatto che c’era la possibilità che mi si chiedesse di progettare un sito per lo studio medico di Ch. Anche questo lo sapevate, e smettetela di cadere dal pero. Beh, oggi, gran giorno, scappato dalla mia ormai abituale occupazione alle ore dodicietrenta mi sono fiondato a casa sotto un’acqua a scrosci, ho fatto plin plin senza l’incubo di qualcuno che contasse le mie visite alla toilette, mi sono cambiato un po’ (in parte ero già vestito da persona civile), sistemandomi, tra golfino a V, giacca non allacciata causa protuberanza tondeggiante nella parte antero-mediana del tronco, e giaccone impermeabile imbottito a prova di Mare di Barents in tempesta, mi sono diretto lesto pede e con copertura ombrellifera verso lo studio sunnominato. Ho anche, illuso, comprato due biglietti per l’autobus, pur consapevole che se l’ultima 68 era passata verso novembre, la prossima avrebbe dovuto essere in vista verso il 14 settembre prossimo. In fatti sono arrivato a destinazione a piedi.

Non ero sudato. Non si può definire sudato uno in quelle condizioni. Era come se fossi stato venti minuti seduto nella sauna con tutto quello che avevo addosso, più una coperta di lana di quelle che davano una volta sulle seggiovie per non prendere freddo: altre quattro dita, dure come il marmo e, a ripensarci bene, altrettanto calde. Vabbè, ero fradicio. Non avevo uno specchio a disposizione ma avevo l’incubo di avere fatto virare al blu il colletto della camicia azzurra. Mi è successo una volta, al ristorante a Firenze. Pare non fossse un bello spettacolo e Ch. si è molto preoccupata. Era l’emozione di cenare da Omero, ad Arcetri, sui colli che sovrastano Firenze. Emozione data, lo confesso, soprattutto dal dover affrontare con il dovuto rispetto e la giusta considerazione, un fritto di pollo e carciofi che aveva raggiunto con la sua fama perfino il diavolo della Tasmania. Ma è la stessa Tasmania della lana leggera pettinata dei pantaloni eleganti estivi? Boh.

Vabbè… dicevamo, ero sudatino, per usare un eufemismo. Fortunatamente nell’ufficio di Ch. c’erano solo 24 gradi. Un po’ come atterrare a nairobi con il loden addosso e godersi il clima fresco e umido appena si apre il portello dell’aereo. Se non schiatti sei un duro. A proposito, avevo appena finito di rischiare la morte per soffocamento. Avevo, come direbbe un piemontese, un cicles in bocca (ciuingam, cicca, chewing gum, gomma da masticare), e un tizio mi chiede dove sia Via Guido d’Arezzo. E’ stato un tutt’uno. Glie l’ho spiegato e poi zac, il cicles si è subdolamente fatto strada verso l’interno e mi è finito in gola, molto profondamente. Mi sono pentito in un lampo di non avere dato disposizioni sull’uso delle mie chitarre e sulla presa in carico del blog da parte di qualche spiritosone del mio livello.

Scherzi a parte, non auguro a nessuno che il cicles gli finisca in gola. E’ brutto. Mannaggia se è brutto. Arriva un momento in cui dici, ok, decidiamo, cerco di lasciarlo proseguire e poi quel che sarà sarà, col rischio di un’ostruzione antipaticissima che potrebbe anche provocare bolle di chewing gum o difficoltà nelle normali funzioni, o cerco di richiamarlo da dove è venuto? Ho scelto questa soluzione. Mi sono sentito come Pierce Brosnan che in Mrs. Doubtfire inghiotte un boccone di Jambalaya piccante, lui che è allergico, e deve  farsi scuotere come un barattolo per risputarlo alla luce pena la morte per soffocamento. Ecco, io, prima di un appuntamento importante, ho rischiato con un cicles. E nemmeno piccante. Poi uno si chiede perché fossi sudato come un cammello…

Dai, adesso stringo. Entro, incontro due dottoresse che avrebbero dovuto dare un’occhiata al progetto larvatissimo di sito che un po’ per gioco un po’ per sfida avevo cercato di imbastire. Le conoscevo praticamente solo di vista, pur avendone avuto dettagliate descrizioni caratteriali dal nostro agente all’Avana. Le differenze anticipatemi ci sono, le ho colte, le ho sentite chiare e nette. Anche l’elasticità mentale, da una parte modello caucciù, dall’altra modello calcestruzzo. Ma in fondo… Lo dico? vado? Devo?

Porca paletta, ragazzi, a tutte e due il sito così come l’ho concepito (e cos’altro avrei potuto fare avendo a trattare con due ginecologhe?) è piaciuto. Molto. Molto molto. Assai.

E credo siano anche state prese per buone e serie le argomentazioni che quando si presenta un lavoro creativo si riesce a tirare in ballo sparando delle panzane che, prese da sole, farebbero sganasciare un pollo (il pollo non ha ganasce, per inciso). Poi, mentre aspettavo di mostrare il capolavoro alla terza dottora, quella che conosco bene e che invece non è arrivata, perché lei sì sarebbe stata una sicurezza e infatti non si è presentata, inaspettatamente è giunto il quarto socio. maedico pure lui (che scoperta). Neonatologo (non neonato), quello che ha seguito il preparto di Ionni senior e che mai avevo incontrato. Quello che nel mazzo è il solo, forse, a capirne di computer, di web e di mercanzie del genere. E’ piaciuto anche a lui. Tiè.

E la morale, il titolo, la prova del nove, questa breve e sintetica chiacchierata allora a cosa mirano? A dire una sola cosa: vedere, sentire apprezzato un lavoro che è nato da te, ma che non è un ingranaggio, non è un bilancio di verifica, non è un inventario, non è una lettera di sollecito o un’offerta per la vendita di tot pezzi sconto tot extra tot pagamento anticipato perché a me non mi freghi… sentire che la tua fantasia, il tuo gusto, le tue scelte che hai preso da solo o anche in compagnia, ma che il destinatario non conosceva fino a un attimo prima sono state apprezzate, gradite, condivise… Beh. Credetemi. Non c’è paragone con altro. Magari lavori su una cosa dieci volte di più per arrivare a quel risultato? La soddisfazione ti ripaga. E’ invece molto dura lavorare su qualcosa che in fondo non è che il far girare meccanismi logici o mentali, fare uno più uno, ripetere formule già viste e già sentite, non sentirti dire manco “bel lavoro”, anche perché non ce ne sarebbe motivo, e per giunta portarsi a casa, quando e come lo deciderà qualcun altro, poco più che due dita negli occhi. Yes, bellagente. Stavolta ho superato me stesso. Poco più breve di Dante Alighieri. Ma convinto di essere creativo e di poter trarre soddisfazione soltanto da qualcosa che creativo sia. magari anche due lirette, oggi euro, grazie a Prodi, che il Moloch l’abbia in gloria.

Ionnighitar


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