Là dove la mente umana non arriva

Questa mattina si è capito il perché di un nuovo divieto di sosta temporaneo che da qualche giorno abbelliva l’angolo della via, proprio davanti al bar di Giovanni che tanta gioia ci dispensa coi suoi espressi e, ad ora più tarda, serotina – ma solo qualche volta – con un perfetto “Sbagliato” (ossimoro), un “Negroski” (aperitivo di colore di origini siberiane) o, ma solo in casi eccezionalissimi, con un Negroni con tutti i crismi. Per inciso, con Negroni non intendo un cacciatorino o un salame Milano, ma un magico intruglio di gin, vermouth e bitter Campari cui mi ha introdotto tempo fa Ric, indiscusso leader della storica Band, e che è l’origine delle altre due varianti sopra citate (non Ric, il Negroni).

Si è capito guardando l’asfalto, che adesso è stato impreziosito da un magnifico affresco “Zona 30”. Che non è, si badi bene, una delle tante zone in cui è suddivisa la nostra bella metropoli allo scopo di riservare i posti auto (quali?) ai soli residenti, ma, molto più semplicemente, un tratto di strada nel quale dovrà tassativamente essere rispettata una velocità massima di trenta all’ora (si parla di chilometri). Speriamo che l’ebbrezza non ci faccia perdere il controllo. Metteranno l’autovelox? A pensarci bene, già che ci sono, sarebbe bello parlare anche della faccenda della zona nel significato sopra accennato. Ma non lo faccio perché tengo al mio fegato. Perché? Beh, perché, anche se è inevitabile che bene o male qualcuno si trovi in questa situazione se risiede in una terra di confine tra zona e zona, il fatto che la via F., perpendicolare alla mia e decisamente più spaziosa e capiente, sia proprio la linea di demarcazione tra due zone limitrofe è decisamente scocciante. Il che, tradotto in soldoni, significa che su un lato della strada potrei parcheggiare impunemente, sempre ammesso di trovare un buco, e sull’altro no. Né, tantomeno, nelle traverse che sono a uno sputo da casa, ma “oltreconfine”. Sarei passibile di deportazione. Ma, come dicevo, a qualcuno doveva pur toccare. È toccata a me (e a un po’ di altri).

La zona 30, dunque. L’ultima (ma non si sa mai) dimostrazione del genio che pervade buona parte dei nostri beneamati amministratori cittadini e che ci ha reso, se non invivibile, per lo meno infernale l’abitare da queste parti. D’altronde, se si pensa che agli albori di questa amministrazione le allegre domeniche chiuse al traffico erano state sponsorizzate dal concetto che “i cittadini devono socializzare” è detto tutto. Peccato che poi, socializza tu che socializzo anch’io, i permessi per circolare impunemente fioccavano come la manna nel deserto e riguardavano in gran parte chi doveva dirigersi allo stadio. Italia: paese di santi, poeti e navigatori. Più una buona dose di tifosi del pallone. Sui poeti non so, quanto ai santi credo che siamo in tanti, dato che sopportiamo certe assurde imposizioni. I navigatori, rassegnatevi, siete anche voi che avete raggiunto le sponde di questo blog attraversando il mare dell’etere (non l’anestetico), incuranti delle tempeste magnetiche e delle onde radio. Che non c’entrano niente ma hanno una certa attinenza col concetto del mare. Andiamo avanti.

Questo colpo di genio della zona 30, si noti, si innesta in un contorno fatto di cantieri per la realizzazione della linea blu della metropolitana (certamente utile sempreché se ne veda il completamento) e di creazione di piste ciclabili che non le hanno così nemmeno ad Amsterdam. Questo cosa comporta? Per esempio il fatto che parcheggiare nella mia via, impresa già ardua in assenza di complicazioni esterne, ormai ha più o meno la stessa probabilità che avrei di trovare un gratta e vinci da centomila euro, sempreché giocassi. Immaginate una via a senso unico, non molto lunga, almeno nel tratto in cui abito, non particolarmente ampia, con le auto parcheggiate longitudinalmente sui due lati. Bene. Ci siamo.
Ecco, adesso togliete tutti i posti auto  sul lato sinistro lasciando intatto il destro. Siete d’accordo sul fatto che i posti sono dimezzati? Bene. Però, attenzione, abbiamo la pista ciclabile. Percorsa, e non sto esagerando, da un massimo di due/tre biciclette al giorno. Zona ad alto traffico. Peraltro la pista nasce dal nulla e finisce nel nulla. Costeggia questo tratto di strada e amen.

Va da sé che molti si vedano costretti a parcheggiare sul marciapiede, scavalcando la pista ciclabile e rischiando ad ogni traversata le sospensioni, ma il fatto è che si ostinano a non voler imparare a smontare l’auto pezzo per pezzo per portarla in casa con l’ascensore. Io non lo faccio più. L’ho fatto sul marciapiede dal mio lato, sono stato omaggiato di una contravvenzione di 95, in lettere novantacinque, eurini, scontati a settantadue e cinquanta se pagati entro il quinto giorno. Ho pagato. Quando si può è sempre meglio approfittare dei saldi. Ah, a proposito, sul lato rimasto indenne, alla fine della via, c’erano due posti auto prima dell’incrocio. Li hanno tolti e segnato le strisce per parcheggiare le moto. Ne ho viste due, in tutto. Ma va bene lo stesso.

Dovete sapere che tutto questo sembra avere origine da un tragico incidente avvenuto in via S. circa tre anni fa, quando un tram investì un ragazzino in bici che era stato costretto a spostarsi a sinistra grazie a una macchina parcheggiata dove non era permesso, Per tre giorni ci furono i vigili a controllare severamente che nessuno più si fermasse impedendo il regolare passaggio sicuro. Giusto. Sacrosanto. Poi più niente. E oggi? Ancora, sempre, niente. Giusto.

La mia è una via tranquilla, senza negozi. La scuola media è nel tratto che non è stato interessato da tutte queste rivoluzioni. Essendo a senso unico è pacifico che sia accettabilmente raro che si verifichino incidenti, a meno che qualche decerebrato attraversi l’incrocio in fondo senza fermarsi né dare la precedenza a destra. A meno che il gemello del decerebrato non arrivi in bici contromano al medesimo incrocio e quindi, venendo da sinistra, non sia nemmeno visto da chi impegna l’incrocio pur con la massima cautela. Quindi? La logica? Il motivo? Lo scopo? Mistero.

Oddio, veramente qualche malalingua ha azzardato l’ipotesi che uno dei più influenti personaggi preposti al governo della viabilità cittadina abiti in zona e raggiunga, volendo, Palazzo Marino in bici passando di qui. Ma sicuramente si sbaglia, sono maldicenze. O no? Dite davvero? Possibile? Se qualcuno avesse un box che gli avanza e volesse farmene omaggio posso garantire che accetterei senza sentirmi offeso. Grazie.

Ionnighitar


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