Intrigo a Gemonio

La più cerbera sorride... mah, vacci a capire qualcosa
Pare che qui fosse di buon umore

Una buona metà dei miei lettori abituali, e non è uno scherzo… tutto sta a vedere a quanto ammonti la totalità, mi ha sollecitato a riflettere su una vicenda che sta investendo giornali tibbù e tiggì come uno tsunami, ma che, a mio avviso almeno, presenta una caratteristica particolarissima: è un perfetto miscuglio di fatti lampanti e di trame oscure, un contenitore di illazioni e di evidenze, un intreccio di lotte di potere e di vere o finte operazioni di redenzione dal cancro del malaffare istituzionalizzato. Insomma, è chiaro o non ancora? Sunt drée a parlà de la Lega, del Bossi e soprattutto della Rosi, la terrona assurta alla carica di vicepresidente del Senato, la mastina napoletana, o pugliese ma non importa, che sembra dolce e remissiva (eddai, un po’ di fantasia, no?) e invece nasconde sotto il tailleur due soli delle alpi grossi così.

La cosa più becera e degradante è criticare o stigmatizzare chicchessia approfittando di difetti fisici o di somiglianze imbarazzanti. Non abbiamo scelto la nostra carrozzeria ed è meschino che qualcuno ci attacchi prendendone spunto. Sta di fatto però, per fortuna non sono io quello che l’ha pensata, che la cosiddetta “Nera” della Lega abbia a guardar bene una inquietante somiglianza con la tristemente famosa Mamma Ebe. Il che, come è naturale che sia, porta subito ad associarne le caratteristiche di dolcezza e di bontà d’animo.

Quella che fino a una settimana fa era la cerbera della Lega, definita badante del Boss, onnipresente ed onnisciente, ieri è stata defenestrata, espulsa dal partito, benché rimanga saldamente sul sellino della vicepresidenza di Palazzo Madame. Le teorie sono due: una caldeggia la riscossa/vendetta di Maroni, che vuole epurare quanti lo hanno osteggiato e contrastato fino allo stremo per conquistarsi il trono dei Lumbard. L’altra vede invece in atto un sano processo di rapida e inflessibile redenzione di un partito allo sfascio, che a differenza di altri parimenti impantanati in luride e puzzolentissime vicende di rubalizi e banditismo preferiscono cercare di coprire, negare, prendere le distanze, far risultare responsabili e delinquenti i soli maneggioni finali di malloppi di dimensioni titaniche.

Nel caso di questi, ammesso che sia davvero così, tutti gli innocenti, i puri, gli indignatissimi turlupinati dovrebbero quanto poco essere interdetti per stupidità e per distrazione (occhio ai doppi significati). Io, ad ogni buon conto, non credo sia così.

Tornando alla Lega, chi può sapere davvero cosa stia succedendo? Forse nemmeno loro. Che ci sia una ferocissima battaglia di potere in corso è innegabile. Come lo è la manfrina stomachevole di Bobo che giura devozione e amore fraterno al Boss. Che va a dire ai giudici che lui, poverino, è stato circuito da moglie, figli, Nera e cattivi consiglieri. L’altro, in compenso, l’ormai ex bandiera leghista dichiara che Maroni è come suo fratello. Già. Allora siamo a posto: non ricordo un detto popolare che reciti «cugini coltelli», o «vecchi amici coltelli», sbaglio? Piccolo inciso: alla fazione del Cerchio magico (forse la fata Morgana era la Nera in incognito) adesso si contrappone quella dei Barbari Sognanti. Grandioso!!! Non ricordo più, Brunetta è della lega? Perché in tal caso ci sarebbero anche gli Hobbit. Manca solo Gargamella, ma prima o poi la tessera gliela danno.

E lui, il mitico, il salmonide dallo sguardo guizzante e furbetto? L’onest’uomo che ha lasciato il suo incarico in Regione «senza che nessuno me l’ha chiesto»? Il solo, che a guardar bene e con gli elementi a disposizione del grande pubblico abbia commesso illeciti con prova provata, ricevendo pacchi di euri di proprietà della Lega (cioè almeno in parte pubblicamente finanziati) per le sue spesucce personali, a fronte di giustificativi che manco Ajeje Brazov (Aldo di A. Giovanni e Giacomo) si sarebbe potuto inventare? Lui è lui. E basta. Si è sentito il Boss scusarsi pubblicamente per le porcherie commesse da chi porta il suo cognome… però ho anche letto questa frase, più o meno: «Se qualcuno che porta il mio cognome ha rubato dei soldi, sono pronto a rimetterceli di tasca mia». Te capì??? Alla faccia dell’inflessibile punizione e dell’educazione al gestire onestamente la cosa pubblica.

Ma… non è che per caso, dico per caso eh, c’è stato una specie di patto scellerato che ha visto da una parte il Boss rinunciare all’impunità della sua badante – difesa strenuamente fino all’ultimo – per avere in cambio un altro tipo di impunità, a favore del suo diletto ram-pollo? Un do ut des? Uno scambio di ostaggi in attesa di riaffilare le armi e arrivare allo scontro in campo aperto?

Va’ a sapere… Vicende tutte italiane. Case che si ricevono in eredità come partito e che magicamente s’involano… una per comprare la fattoria al figliuolo, l’altra per dare residenza monegasca al cognato… Fa piacere, però, sapere che a Roma abbiamo mandato soltanto i migliori, no?

Ionnighitar

Circolano indiscrezioni su una presunta paternità clandestina

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.