Intermezzo

Veloce veloce, intanto che metto a punto la prossima puntata cliviese: Immagino che qualcuno ricordi il mio polemic-post sugli invadenti (che poi, a voler essere pignoli, è uno solo) di Whatsapp. E sono anche sicuro che qualcuno avrà pensato che, come spesso succede, io abbia esagerato a mia volta con l’intolleranza.
Vi aggiorno, quindi, lasciandovi modo di considerare cos’avreste fatto voi al mio posto. Da almeno una decina di giorni il flusso delle piacevolezze non accennava a diminuire, quindi avevo già adottato il metodo “ignora”, cestinando i messaggi senza nemmeno aprirli. Quelle rarissime volte in cui distrattamente aprivo il messaggio non potevo che prendere atto che l’argomento non cambiava. Sia che di foto o di filmati si trattasse. Ne avevo leggermente le tasche piene, ma c’è qualcuno che veglia su di me e mi raccomanda costantemente di avere pazienza per il quieto vivere, di non essere così khomeinista come alla lunga mi verrebbe spontaneo di essere.
È doverosa una premessa: con Whatsapp, come per i normali sms, non è che per forza il messaggio parta all’istante. Ci sono situazioni in cui, per eccesso di traffico, per debolezza del segnale, mancanza di campo, condizioni atmosferiche avverse, un messaggio spedito alle due del pomeriggio rischia di arrivare a destinazione dopo qualche ora. Capita e non è colpa di nessuno.
Sta di fatto che nella notte tra sabato e domenica, alle ore zerodue e quarantatre minuti, per gli approssimativi le tre meno un quarto, sento il segnale di ingresso di un messaggio sul mio telefono. Mi secca essermi svegliato, ma ho il sonno leggero e quando siamo in campagna i telefoni li teniamo nel raggio di tre metri. Prudenza forse eccessiva ma ormai siamo abituati così.
So che in genere di notte arrivano i messaggi di servizio degli operatori e cose interessantissime e fondamentali per cui decido di ignorarlo rimandando alla mattina la lettura. Senonché dopo trenta secondi a dir tanto sento il segnale anche sul cellulare della mia metà.
Ora, considerato che, per quanto abbondantemente maggiorenne, nostra figlia è a casa in città da sola, che forse nostro figlio sarebbe venuto a Milano per una festa, che ho una mamma di età che sfiora le tre cifre… sono giustificato se mi sono messo in allarme?
Oltre che in allarme mi sono messo gli occhiali, mi sono alzato, ho guardato immediatamente entrambi i telefoni… Immagine. Da chi? Dal solito. A tutti e due? Sì, a tutti e due, anche se non so se si tratti della stessa immagine (spero che eviti di mandare a mia moglie le piacevolezze che lo fanno sentire così divertente). Non ho detto “ohibò”, sappiatelo. Mi sono leggermente irritato e, voglio esagerare, imbestialito.
Col risultato che per un’ora almeno di riprender sonno non se n’è parlato nemmeno. Poi?

La prima operazione, in attesa che la colazione fosse pronta, è stata quella di bloccare il contatto. Non può più mandarmi niente né telefonarmi su Whatsapp. Non so se possa chiamarmi tout-court. Nella peggiore delle ipotesi esiste il telefono fisso. Ed è pacifico che quando chiamerà – perché chiamerà – gli spiegherò un paio di cosine e lui dovrà spiegarle a me. A cominciare dal dirmi come mai di tutti i contatti che ho nel telefono mai nessuno sia riuscito a farmi perdere le staffe come ha fatto lui. Il guaio è che ho seri dubbi che, nonostante le spiegazioni, capisca di avere passato il segno. Forse anche questo rientra nelle competenze del DNA. Resta il fatto che adesso è bloccato e che tale resterà. Amen.

Ionnighitar


Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.