Il perché di un titolo

Ora che il blog si fa un po’ laborioso da visitare, pieno di anfratti, corridoi, deviazioni (in senso viabilistico) e angolini nascosti, magari accorgersi che invece di un articolo, o post che dir si voglia, è stata inserita una pagina, diventa più complicato.Ieri ho aggiunto, appunto, una pagina alla famiglia “legno amore mio” e altre ne aggiungerò. Ma quella di ieri ha un titolo, a guardar bene, che non suona così immediatamente in sintonia con il testo. E allora spiego la mia intenzione.

Quando parlo di pipe, dire “fumo meditativo” mi sembra l’espressione più calzante. Non per luogo comune, ma perché, essendo stato un fedele e diligente fumatore di pipa, pur essendomi macchiato la fedina pipale frequentando, fin troppo, anche il mondo delle sigarette e dei sigaretti (attenzione, non quelle porcherie sottili sottili che non so come si possa avere il coraggio di chiamare sigaretti), ho vissuto sulla mia pelle, e sulla mia lingua, la grossa differenza tra un mondo e l’altro. Ho fumato, e in gran numero, i Webstar nella versione normale e “Charme”, molto più dolci, molto più buoni. E un po’ di sigari, toscano compreso ma per breve tempo, pena una sommossa in ufficio. Quanto a sigarette non mi ricordo nemmeno bene i vari “periodi” alla Picasso. Ma certamente ho fumato le Dunhill perché faceva figo, quelle al mentolo, St. Moritz mi pare, che obiettivamente facevano schifo come poche, le Muratti un po’, per un po’ le Kim, obiettivamente più datte a fornire i colori per un foulard che per entrare nella storia del tabagismo, poi le Merit e a fine carriera, per un bel po’, le Camel light. Che forse mi sono parse le migliori. Altre non nominate in misura minore e in modo saltuario. Nella mia vita ho smesso sul serio due volte: una per otto anni otto, l’altra un venerd’ sera verso le sei. Così. D’improvviso. Senza possibilità di replica. Senza pentimenti. Senza una sofferenza insopportabile. E ne sono contento.

Quanto alla pipa, non so quando ho cominciato, non so quando ho finito. Devo ammettere che, al riguardo mi manca un po’ la gestualità, il contatto con la superficie serica del legno, il piacere visivo di un disegno unico ed irripetibile della radica, la famosa “fiammatura”. E il profumo, per molti puzza, soprattutto per quelli che invece consideravano profumo quello di altri tabacchi che a mio avviso puzzavano in modo insopportabile o che sembravano un misto di caramelle al lampone sminuzzate e dopobarba da svizzeri. Terrificante.

Ma la pipa, dicevo… cavoli, ma non è possibile paragonare la pipa e quello che la riguarda con la sigaretta. Intanto, ve lo immaginate uno incavolato, contrariato, che ne so, magari uno che perde la pazienza per le cause più disparate o che perde il treno per un filo (di fumo), o che trova la macchina rigata o un disco dei Pooh nell’uovo di Pasqua, gettare stizzito la pipa per terra e schiacciarla con rabbia per spegnerla ruotando pieno di odio la punta del piede? Impensabile. Con la sigaretta è un classico. Intanto uno che fuma la pipa, se è persona seria, si accerta che non esistano uova di Pasqua con un CD dei Pooh. O se anche non si accerta, se ne accorge dalla puzza che supera anche la barriera della stagnola.

E poi, insomma, il rito, la preparazione, preceduta da uno studio, da sperimentazioni quasi senza fine e, questo è l’eden del piparo, da una specie di fase di innamoramento per il tipo di tabacco da fumare… L’accensione, che solo in condizioni di calma ed equilibrio psicofisico può risultare ottimale, la giusta compressione del tabacco acceso che forma la cupoletta di cenere indispensabile per un buon tiraggio, costante anche se pacato, un po’ come il minimo della Guzzi 500 Falcone, pop, pop, pop, pop… E poi via, con calma, a cercare di battere il proprio record di durata. Sarà cretino, ma è una soddisfazione enorme quando vedi che sei riuscito a mantenerla in crociera per quasi due ore, magari.

Non ci sono santi: ho anche provato a suonare la chitarra con la pipa, e obiettivamente è scomodissimo. Ma lo è anche con la sigaretta, ti fai delle inalazioni oculari di fumo che ti bastano per una settimana. Certo, non è l’ideale se vuoi  farti una fumatina velosce velosce del dopocaffè. Ma sta proprio lì la differenza. La pipa ti fa affrontare l’attività fumatoria con ponderazione, equilibrio interiore, attenzione ai dettagli e alle fasi dell’impresa. E ti dà soddisfazioni. O per lo meno, può davvero dartene tante, leggendoti un libro per i fatti tuoi ma anche conversando, ascoltando la musica o passeggiando in modo rilassato e sereno. Non credo sia l’ideale mentre si affronta l’ascensione dell’Eiger, ma in questo mi sa che la sigaretta è peggio. La sigaretta aiuta in caso di stitichezza? La pipa può accompagnarti silenziosa e fedele anche nel corse di sedute che possono durare ore, ma che alla fine ti lasciano decisamente più sollevato. E soddisfatto. Mai buttare la pipa nel water a fine operazione.

Chiarito tutto questo, come si fa a non associare l’idea di meditativo all’attività pipatoria? E tornando alla conversazione, mai troverete un interlocutore pipatore aggressivo, polemico, pronto alla rissa verbale. Per un motivo molto semplice: se si comportasse così la pipa si spegnerebbe, lanciandogli un segnale, facendogli capire che ha passato il segno, mettendo a nudo la sua caduta di stile e la sua mancanza di ragionevolezza. E, soprattutto, facendolo incavolare come una bestia perché dovrebbe ricominciare tutto daccapo.

Un elogio del fumo? No, assolutamente. Ma un omaggio sentito alle pipe, che mi hanno dato un sacco di soddisfazioni, come mastro piparo dilettante e come appassionato (e mai accanito) fumatore. Per finire, e siamo onesti: può una sigaretta essere anche bella? E una pipa? Ecco, fine del discorso. O quasi. La pipa, quasi sempre, si addice ai belli. Come testimonia la foto qui sotto.

Ionnighitar


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