Lavorare il legno

… E fu così che… anni e anni dopo le vicende riguardanti i sabot, del tutto casualmente, ma, guarda caso, ancora una volta contornato dalle cime valdostane, nacque il mio amore per il legno inteso come il desiderio di scoprire le forme che alla prima occhiata non si percepiscono, ma che evidentemente sono già presenti in pectore nel tronco, nel rametto, nella tavoletta di legno. Il nostro sforzo sta nel togliere tutto quello che ci sta intorno per arrivare all’anima della forma che prima era nascosta. Ero a Courmayeur. Casa bellissima in mezzo a un prato. Con me (la mamma e la zia Clara) c’era anche la mia futura dolcissima adoratissima metà. Non so dove avessi trovato un pezzetto di legno, forse nella scorta per il camino o lungo un sentiero… un bastoncino cilindrico, regolare. E avevo come dotazione nientepopodimenoche un coltellino svizzero. Uno. E per di più abbastanza piccolo.

Sta di fatto che, dai oggi, dai domani, ho cominciato a sbozzare, a stondare, a scolpire, a cercare il particolare… in realtà credo di non aver saputo dall’inizio dove sarei andato a finire. Forse a metà dell’opera, dovendo scegliere tra un siluro o una specie di Fra Cristoforo in attesa del sacco di noci la scelta è caduta su quest’ultimo. Sotto la base ho inciso a fuoco la data: 25 luglio ’74. Mi viene il sospetto che sia stato un omaggio alla persona più speciale che abbia mai incontrato: non penso di aver inciso la data per il compleanno di qualcun altro.

Qualche tempo dopo, ma non so bene quanto perché, improvvido, non ho scritto nulla questa volta, ho modellato un altro frate, completo di bastone e cappuccio. Un po’ più tarchiato, forse più proporzionato, ma non meno meditabondo del suo confratello. Nell’intervallo, o prima, o dopo, so di aver scolpito anche un paio di altre piccole statue, che mi pare di aver regalato a mamma e sorella. Se non ricordo male dovevano essere Madonne, almeno nelle intenzioni. E con queste credo si sia anche esaurita la mia vena di scultore ispirato dalle figure religiose… forse non ero tagliato, o scolpito, per questo.

Ero invece proiettato verso altri lidi e altri soggetti: le pipe, i libri, gli oggetti comuni di cui prima o poi mi riprometto di parlare. Per adesso mi limito a considerare una cosa: mi è capitato, chissà perché, di considerare che chi si definiva creativo se la tirasse un po’. Forse per questo ho cercato di smorzare o mascherare troppo spesso gli istinti e gli impulsi che mi spingevano verso un certo tipo di forma espressiva, scritta, manuale, grafica. Ma per la miseria, a pensarci bene è stata una bella fesseria!!! Se la mia natura è quella di tuffarmi alla ricerca di qualcosa di mio da creare, perché dovermene vergognare o sentirmi uno spostato quando qualche solone commentava con sorrisetto ironico la mia idea di fare della fabbricazione delle pipe una vera e propria attività? tardi per pensarci. Ma non per prenderne coscienza.

E questo mi porta ad una considerazione di chiusura: a volte scrivere in un proprio blog può quasi sostituire una seduta dall’analista o dallo psicologo che dir si voglia. Con un notevolissimo risparmio di costi, per giunta.

Ionniguitar