Ho resistito fin troppo

Un Clapton non più giovane, ma certo più giovane di adesso

Ehi sì… Probabilmente chi mi conosce bene, in casa poi non parliamone, si stava già chiedendo se mi fossi stranamente imposto di non parlarne o se la demenza senile mi avesse magicamente cancellato una serie di informazioni che, a quanto credo, devono essere state marchiate a fuoco nel mio cervello. Insomma, possibile che a due mesi dalla nascita del blog non fosse ancora stato allestito un altarino per lui? Come sarebbe a dire, lui chi? Lui. Per me basta e avanza. Ok, farò finta di credere all’ignoranza e spiego. Signore e signori, Mister Eric Clapton!!! (boato della folla, il servizio d’ordine stenta a tenere a freno moltitudini impazzite, metà per l’emozione, metà per la felicità di trovarsi al suo cospetto).

Parlando di musica, non mi ricordo se avessi già accennato a questa mia tiepida passione per lo zio Eric. Sta di fatto che nella mia hit personale ha raggiunto una posizione di un certo rilievo. Lui in cima all’Everest. Il secondo al primo campo base. Che ci posso fare? E’ una passione nata, ad essere sinceri, nemmeno troppo presto, diciamo una ventina d’anni fa nella sua forma più acuta e ormai incurabile. Certo, lo conoscevo già, che discorsi, ma solo superficialmente. Ai tempi dello studio (quando cioè non avrei letto nemmeno il titolo di un testo scolastico o controllato gli esercizi da fare per il giorno dopo  senza un sottofondo di musica, ho praticamente consumato il nastro di una cassetta che tra le altre conteneva Layla, I shot the sheriff, Let it grow… Potrei anche risalire al titolo, ma diciamoci la verità, a chi…. eh?

Poi, quando ho cominciato a collezionare il corso di chitarra curato da Franco Mussida (PFM), la folgorazione. Boing… un fulmine nel cervelletto e ho cominciato a nutrirmi della sua musica, partendo da Unplugged, per passare da Pilgrim, per tornare indietro a rimasterizzazioni di vecchi album, per ritonare avanti con le raccolte più strettamente blues, The Cream of Clapton e chi più ne ha più ne metta. E’ sempre molto pericoloso e parecchio presuntuoso definirsi esperti. Infatti me ne guardo bene, ma mi autodefinisco maniaco ossessivo (per gli altri).

Gli anni passano ma lui può solo migliorare

Cosa posso dire, perché mi piace? Perché lo riconoscerei tra mille o anche mille e uno? Perché il suo tocco, il suo sound, il suo stile (parlo di quando suona, non vale riconoscerlo anche per la voce) è decisamente unico. Il suo soprannome, lo sanno anche i sassi, è Slowhand. ma non è vero che sia slow, è che… insomma ha un modo di tirar fuori le note che fa paura. Non parliamo di vedere come si muovono le sue dita sulla tastiera, che mi viene la depressione. In ogni caso, quand’anche fosse più slow di altri, è questione di gusti. Non ho mai apprezzato granché i passaggi e le frasi troppo veloci. Si impastano, distorcono, perdono limpidezza e armonia. Non mi piacciono. E taccio a fatica, perché se dovessi dire quali grandi chitarristi non mi piacciono potrei essere tacciato di bestemmia dagli adoratori dei suddetti.

Per inciso, può dormire tranquillo Mark Knopfler (Dire Straits per i meno esperti), perché è lui che si trova al primo campo base.

Qui, dopo questa promozione gratuita a favore di un genio che non ne ha bisogno, voglio però ricordare tre dei suoi più abituali collaboratori (non sono mai fissi, sono artisti che prestano collaborazione con un sacco di grandi nomi), che ritengo abbiano contribuito in modo pesante non solo e non tanto al suo successo ma alla magia e alla perfezione di tantissimi suoi pezzi. Li cito e li presento anche visivamente. Onore, chapeau, mannaggia a voi e a chi vi ha insegnato a suonare in sta maniera.

Partiamo dal suo braccio destro di sempre (dirlo di un chitarrista fa un po’ ridere… la sua spalla??? Vabbè, si chiama Andy Fairweather Low. Chitarra. A seconda delle necessità secondo solista o ritmica… va dove vuole il capo, mai una grinza, mai una sbavatura. Grande davvero. Poi il mio beniamino. Uno dei bassisti più bravi che io conosca (ammetto, ne conosco troppo pochi ma questo per me è al top). Si chiama Nathan East, fa con il basso cose che uno normale non saprebbe fare nemmeno con un mandolino. Eccezionale su youtube un video in cui canta “Can’t find my way home” ed ha come comprimari… oh bella, guarda… Eric Clapton e Mark Knopfler.

Andy Fairweather Low

Infine, Steve Gadd. Uno dei tanti batteristi, Clapton ne ha avuti parecchi, tra i quali Steve Ferrone, che un paio di anni fa mi ha pugnalato al cuore provando a suonare con i Pooh, poi per fortuna si è redento. Ma Steve Gadd, che tra parentesi ho visto dal vivo, è Steve Gadd. provare per credere. Anche se, e qui bisogna essere onesti, il batterista (anche quello visto dal vivo) che trovo il più straordinarissimo mai sentito è Carter Beauford, della dave Matthews Band.

Ma qui, per ora, mi fermo. Se no più che un blog diventa un trattato di Claptonite e dintorni. E poi devo farmi furbo: già scrivo troppo. Se scrivo ancora di più oggi, domani cosa diavolo posso postare qui dentro?

Ionnighitar


Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.