Ho la sensazione che…

Catone il censore: è questo il mio destino?
Catone il censore: è questo il mio destino?

Premessa: credo che di me tutto si possa dire (anzi, fate pure), salvo che io sia talebanamente puritano. Se devo mettermi a pensare a qualcosa che mi indigni, o meglio mi metta in imbarazzo o mi spinga a fare appello al senso del pudore, faccio davvero fatica. Credo che ognuno sia libero di fare ciò che gli pare, a patto che non si scontri con la volontà altrui o non approfitti di una situazione di forza o di dominazione psicologica. E qui si spiega perché sarei propenso, avendone i mezzi (che non ho) a dar vita a una fondazione per la caccia, la lenta tortura e lo scioglimento nell’acido di chi si macchia di due delitti che credo siano i più bestiali e schifosi, di fronte ai quali la parola perdono, abbiate pazienza, ma non la voglio nemmeno sentir nominare: la violenza sulle donne e, mi pare ovvio, sui minori. ma mi fermo qui perché mi vengono i brividi.

Sdrammatizziamo perché ho preso una piega eccessivamente seria. Dicevo, di tutte le varianti che si possono immaginare per allietare la propria vita sentimental/erotica alcune mi lasciano totalmente indifferente, altre non le capisco, parecchie altre ancora invece non fanno né l’una né l’altra cosa… E, senza arrivare a scavare di più su questo argomento, l’incipit di questo post voleva arrivare a trattare delle voci che spesso si levano indignate contro lo sfruttamento dell’immagine della donna (ma ci sono anche uomini in slip bianco che salgono sul gommone e non ho mai sentito nessuna donna dichirararsene offesa, ferita o disgustata. Quello che poi mi fa impazzire sono personaggi alla Oliviero Toscani, che nella loro carriera hanno fotografato di tutto e di più, hanno mostrato immagini palesemente erotiche, altre volutamente choccanti, fino ad arrivare a rappresentazioni al limite della blasfemia. A lui andava bene così, gli faceva gioco, dava da parlare (infatti ancora ne sto parlando). E si indignava lui quando qualcuno osava avere da dire “bà” sulle sue opere, evidentemente troppo ignorante, stupido o beghino da non capire il valore artistico dei suoi scatti.

Bene. Il Toscano oggi viene a rompere dicendo che è ora di finirla di sfruttare il sedere di una donna per pubblicizzare un paio di jeans. Si vede che ha dimenticato quello che ha fotografato lui. Oppure che è stato colto da improvvisa crisi mistico-perbenistica. Cosa che a ciclo continuo vedo succedere in ambienti che si sono sempre autodichiarati progressisti. Ma progressisti de che?

Dunque, perché tutta sta filippica? Ah, sì. Perché siccome nel giudicare (iiiiih che brutta parola) le varie forme di comunicazione ho sempre ignorato l’aspetto osé ma mi sono limitato invece a considerare l’aspetto del buon gusto (ecco perché metterei un petardo nelle supposte effervescenti mostrate nel loro esplicitarsi a pieno video), oggi, leggendo un po’ di commenti su una certa pubblicità di cui vado a dire, mi sono sentito vecchio, bacucco, superato, ottuso, cieco di fronte all’ironia e alla freschezza del messaggio provocatorio. sarà. Ho la sensazione di essere superato, in poche parole quello che una volta, secoli fa, si sarebbe definito “un matusa”. Ah, dimenticavo. Di una caratteristica ho sempre creduto di essere stato beneficiato dalla natura, ed è l’ironia a braccetto con l’autoironia. Eppure…

Ho visto tre o quattro volte la nuova campagna di abbigliamento giovane e coloratissimo del marchio spagnolo Desigual. Ho cercato in rete ed ho trovato commenti entusiastici e pieno apprezzamento per un messaggio trasgressivo, giovane, irriverente. Il che mi sta bene, in linea di massima. A parte che non le ho guardate con sufficiente attenzione, ma se le tre o quattro modelle sono giovani e carine e si muovono in modo provocante mentre si scelgono le mise da indossare, è moooooolto difficile che le trovi sgradevoli.

Beh, la campagna di quest’anno ha come messaggio irriverente e ottimistico il concetto “fallo al mattino”. E anche fin qui, tutto bene. I finali delle, mi sembra, tre situazioni sono diversi e dovrebbero dare un quadro il più completo possibile del target interessato all’abbigliamento Disegual. La prima modella, una volta vestita, si avvicina al lettone e saluta con un tenero bacio il marito o compagno o ragazzo o occasionale trastullo notturno che sia. E va bene. La seconda, sempre vestita a colori sgargianti, si prepara ad affrontare una giornata piena di ottimismo e di positività baciando un bimbo piccino che dorme (immagino sia il suo). Insomma, un saluto beneaugurale, un punto importante per iniziare una giornata con lo spirito giusto.

Ecco, è la terza che, per carità, posso capire benissimo, ma che mi lascia un filo perplesso. Non ha un ragazzo o un marito a portata di mano, ma non è un obbligo, né una colpa, né una vergogna. Si veste, sorride, si prepara e… prima di uscire passa accanto al suo letto, solleva il lenzuolo, prende un oggetto oblungo, colorato, grossomodo cilindrico con variazioni di profilo geometrico e lo ripone amorevolmente nel cassetto del comodino. Nutro serissimi dubbi che si tratti di un attrezzo per il trattamento della cervicale. La voce in sottofondo ripete il messaggio: “Fallo al mattino”. Vabbè. E non pensiate che la mia perplessità nasca dall’associazione di idee tra il verbo in forma imperativo/suggestiva e la forma dell’oggetto summenzionato. Nasce solo dal fatto che, pur cogliendo l’ironia e la trasgressività dell’associazione immagine/frase, mi chiedo se scavalchi o rispetti i limiti del buon gusto. Tutto qui. Se vi capitasse, buona visione.

Ionnighitar


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