A zonzo per Londra

Nuovo tributo in immagini a Londra, cercando di evitare le viste “cartolina”, anche se indulgo nel caso di particolari atmosfere e di cieli così caratteristici da giustificare (per me) anche l’inquadratura banale.

Dopo scorci catturati qua e là, con William Shakespeare che fa capolino dalla finestra sopra l’ingresso del pub e la paella preparata all’aperto a Covent Garden, eccoci alle vedute di un Tamigi plumbeo, freddo, inquietante. Lo scorcio dell’House of Parliament trasformata in bianconero cede davvero poco al colore. L’impressione immediata era di avere realmente un’immagine reale in bianconero, con i toni smorzati, resi uniformi, trasformati in ricchissime scale di grigi che ben poco spazio lasciavano agli spunti cromatici.

E ancora, il contrasto delle costruzioni più recenti, pareti uniformi e scure di cristalli che riflettono il cielo e il sole (quando si vedono) e che contrastano in questa veduta con il grigiore dal quale ti aspetteresti di veder spuntare Sherlock Holmes e il Dottor Watson.

Il Blackfriars Bridge, salito alle cronache per il macabro ritrovamento di Roberto Calvi nel pieno di un thriller intricatissimo e probabilmente rimasto tuttora senza risposte mi ha regalato anche la scena del rimorchiatore che traina una chiatta. Adoro, non ho mai capito il perché, i rimorchiatori. trovo fascinosissime anche le chiatte, a volte, intese però esclusivamente come natanti. Ogni altro significato è escluso dalle mie preferenze.

Il London Bridge, in sé soggetto banale, mi è parso più interessante perché la nave da guerra ancorata in mezzo al Tamigi ne dà una versione meno comune. Fatta una breve concessione a due scorci dello shopping di lusso, uno è un negozio di rasoi, pennelli da barba, calzascarpe d’osso e altri articoli che un perfetto gentleman non può farsi mancare, l’altro è l’ingresso a Burlington Arcade, galleria del lusso, presidiata dai valletti che sovrintendono e regolano l’accesso ai soli visitatori ritenuti affidabili, trasformandosi in buttafuori per i personaggi che non offrano di sé un’immagine sufficientemente sobria (sobrio è espressione diventata purtroppo angosciosamente di moda oggi, in Italia).

In Parliament Street tra decine di altri monumenti e statue di grande importanza, mi ha colpito, affascinato, ipnotizzato il cenotafio dedicato alle donne inglesi della seconda guerra mondiale. Eroine non scese sui campi di battaglia, ma che hanno servito il loro Paese mentre gli uomini affrontavano il dovere delle armi. Donne che hanno svolto tutti i lavori maschili, anche i più pesanti. E che sono ricordate con gli abiti da lavoro appesi, quasi ad aspettarle perché riprendano a saldare, consegnare la posta, riparare tubature. Mi ha emozionato, da un lato, mi ha affascinato per la mia adorazione delle forme scultoree, in legno e non, che raffigurano gli oggetti della vita di tutti i giorni.

Ancora un’immagine di per sé banale, che offere un contrasto quasi incredibile tra un cielo nerissimo e il colore acceso e vivace dell’aiuola. Scattata a un passo da Buckingham Palace. Che ci fosse maretta in famiglia reale per provocare nuvole così angosciosamente cariche di potenza distruttiva?

Infine, ad alleggerire la fine del tour, una visita al pub, come recita il cartello all’entrata, più grande del mondo. Atmosfera iperlondinese. Velluti (sporchi e vecchi), tappezzerie pesanti e un po’ grevi, ma perfette anche per la casa di Miss Marple, scale, corridoi, pavimenti di legno… e un’insegna per le toilettes che mi piacerebbe avere in casa. Molto discreta, molto elegante. Niente a che vedere con i tristissimi omini e donnine in uso nei più moderni servizi.

Ionnighitar