Facciamoci una cultura

Qualche volta bisogna farsi un po’ di violenza se si vuol togliere la ruggine dai neuroni. Pensare (cosa non sempre agevole), trovare qualche argomento (peggio che andar di notte) e mettersi a scrivere qualcosa che possa destare interesse o curiosità nella folla oceanica di lettori che frequentano queste pagine (più facile vincere al Superenalotto, credo).
Ecco perché vado a ripescare un argomento che già da tempo mi frulla in capo, prendendo spunto dal fatto che questa mattina, dando un’occhiata ai programmi tivù serali per preparare lo spirito alle migliori proposte, ho scoperto che è ai nastri di partenza una delle colonne portanti della storia della televisione su scala mondiale.
Signori e Signore, non vi strappate le vesti, non esagerate con le manifestazioni di giubilo, non cominciate a telefonare ad amici e parenti per annunciare la buona novella. Non esultate oltremisura, che può far male al sistema cardiovascolare ma… sì, sappiatelo: ricomincia Il Grande Fratello VIP.
Non ho ben presente a quando risalga la prima edizione, ma credo di non sbagliare di molto se ipotizzo un ventennio. Confesso anche di aver seguito la prima edizione, per curiosità della novità. Mi è bastata.
A tanti, invece, evidentemente non è bastata affatto, anzi. Ne sono accaniti cultori. Tutti i gusti son gusti. A volte son guasti, ma è un’opinione del tutto personale.
Non sto a ragionare più di tanto sull’opportunità o la convenienza, per i partecipanti, di ficcarsi in quel calderone di scemenze. È più che comprensibile che lo facciano. Intanto i soldini non fanno schifo a nessuno, poi, a quanto pare, è strumento valido per lanciare nel circo dello spettacolo personaggi altrimenti destinati al nulla siderale o per rinfrescare carriere un po’ appannate in cerca di rilancio. Fanno bene.
Sto invece a riflettere su una serie sempre più nutrita (da anni, per la verità) di… mah, come chiamarli? Spettacoli? Intrattenimenti? Progetti? Chiamateli come volete, ma il succo credo che sia uno solo: si tratta di qualcosa pieno di vuoto come poche altre cose al mondo.
Di solito quando si fanno queste considerazioni l’obiezione-principe è che il pubblico vuole questo e allora gli si dà questo. Palle. Chi l’ha detto? Sono ben lungi dal pensare che la tivù possa educare i popoli, anche perché di solito le cose che si prefiggono di educarci finiscono con l’essere stucchevoli e noiose, se si fa eccezione per la famiglia Angela e vari documentari generalmente prodotto oltreconfine.
Che però la televisione possa orientare i gusti, possa abituare il pubblico a un certo genere di prodotto, questo sì. Ne sono convinto. Quindi mi dico: si fa presto a dire, adesso, che è il pubblico che lo vuole. Per forza, l’hai bombardato di vaccate finché l’hai istupidito, cosa ti aspetti, che adesso vada a guardarsi solo i concerti di classica o i film d’autore (buoni, quelli)?
Mi vengono in mente un po’ di titoli, in ordine sparso: “Carramba che sorpresa” (poco dopo lo sbarco degli alleati), “C’è posta per te”, “Uomini e donne”, “L’isola dei famosi”, “La fattoria”, “La pupa e il secchione”, “Selfie” e, scusate se è poco, “Temptation Island”. Mai visto, ma so di che si tratta. Un mito. So di averne dimenticati tanti, non credo ci siamo persi molto.
Vorrei accennare, per chi non ne sapesse niente, a quest’ultimo e a “Uomini e donne”. Di entrambi so, per fortuna, soltanto per averne letto, ma basta e avanza.
“U&D” sostanzialmente piazza su un trono (da qui il neologismo “tronista” un bellone, non importa se cerebrodotato o meno, che dovrà scegliere tra un ristretto gruppo di corteggiatrici quella cui concedere le sue grazie e verificare se possa nascerne una storia seria. … sic!!! Commento? Forse è superfluo.
L’altro, ancora peggiore a mio avviso, vede alloggiati su un’isola i componenti di alcune coppie, separati in due differenti “location” (Signore, come mi piace questa espressione!) per sesso (il che di questi tempi credo possa creare delle perplessità alla produzione). Il succo però è che sull’isola vengono inviati anche tentatori e tentatrici profesisonisti che vanno ad insidiare maschietti e femminucce (o anche metà e metà) per vedere se resistono, se riusciranno a rimanere fedeli al/la proprio compagno/a o se cadranno, appunto in “Temptation”. Non ci credete? Mano sul cuore, parola di Boy Scout.
Una roba del genere come la si può definire, secondo voi? Beh, siete abbastanza educati.
Detto questo, premesso che agli albori la tivù commerciale è stata accolta come la manna in quanto non ha mai richiesto un canone, assodato che la pubblicità cui ci si è volontariamente assoggettati ha infestato in pari misura anche le reti pubbliche (nostre, quindi), preso atto che nel programmare schifezze del genere i due schieramenti si sono vicendevolmente copiati e alternati, diciamoci una piccola verità.
Chi ha cominciato? Chi ha nella sua programmazione la più alta densità di programmi-spazzatura? Chi sostiene imperterrito l’importanza di “dare al pubblico ciò che richiede”?
La risposta la lascio trovare a chi è arrivato a leggere fin qui. Basta guardare per un po’ di giorni la pagina degli spettacoli. E confesso che un po’ mi dispiace. Perché agli inizi e per un bel po’ seguivo con piacere la novità di un’emittente che aveva dato una svolta importante al piattume imperante da secoli sul piccolo schermo. Ma sono arrivato, col tempo, ad apprezzare e trovare più interessante e istruttivo (o meno distruttivo) ciò che ci propina la televisione pubblica. Insomma, il piattume combattuto col pattume.
Da un sacco di anni si parla, si dibatte, si alzano le barricate in nome dell’ormai famosissimo “conflitto di interessi”. Che, tra l’altro, se esisteva continua ad esistere a dispetto dei cambi di casacca e colore dei governi che si sono succeduti sulla passerella.
Esiste? È così grave e deleterio? Può essere. Ma a mio parere il danno cerebrale e irreversibile che il genere di programmi di cui sopra ha arrecato a una buona parte del pubblico è ben più grave. Non amo la censura. Ma sogno che un giorno il pubblico si svegli e di fronte a certe manifestazioni di insipienza per non dire di violenza psicologica si ribelli e reagisca. Come? Semplicemente cambiando canale. Ignorando il pattume. Avrebbe solo e tutto da guadagnarci.
Mi spiace per quella signora che, indubbiamente geniale e di un’abilità impareggiabile nel districarsi nella giungla televisiva, è responsabile della stragrande maggioranza di queste immonde porcate, ma se lo lasci dire: quanno ce vo’ ce vo’. Se il romanesco le dovesse risultare difficile, chieda a suo marito. Lui ci va a nozze.

Ionnighitar


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