Facciamo outing

Manco da queste pagine da un sacco, bla, bla, bla… Va bene. Ho già detto a più riprese che spesso e malvolentieri resto vittima di una povertà di pensieri e parole che mi impedisce di sproloquiare dagli schermi. Pazienza. O per fortuna, dipende dai punti di vista.
Certe volte però, dato che anche a me capita di leggere i giornali, in forma cartacea o digitale che sia, e di accendere la televisione, spingendomi a volte con grande sprezzo del pericolo e del senso di ribrezzo ad ascoltare quello che ci sciroppano i telegiornali, diventa quasi impossibile tacere.
Non parliamo poi di quando, per qualche meccanismo perverso o qualche situazione contingente, finisce che mi trovi a sentire quel che si dice in qualche programma cosiddetto di “approfondimento”. Che il più delle volte non fa che approfondire il senso di scoramento e desolazione che fanno parte dei doni che il mondo televisivo unito ci regala. Giusto per conservare un minimo di dignità e di considerazione da parte dei miei sette lettori, tengo a precisare però che le già citate (in passato) trasmissioni della bravissima signora MDF non fanno parte del mio bagaglio culturale. Così come il trash lacrimevole e perverso affidato alla sedicente signora D’Urso. Lì proprio non riesco a spingermi.
Fatta questa, come sempre, stringatissima premessa, cosa mi frulla per la testa? Il fatto che voglio rivelarvi una cosa molto delicata che mi riguarda e che è il momento più opportuno di rivelare.
Signori, sappiatelo, non sono stato mai vittima di molestie. Mai da persone di sesso maschile (oddio, maschile… sì, vabbè), e di questo sono ben contento perché la cosa mi avrebbe leggermente disturbato, né da persone di sesso femminile. E qui vorrei fare un distinguo. Se in un certo senso anche in questo caso la faccenda mi rende più leggero, perché mi ha evitato imbarazzi, situazioni di impaccio e la difficoltà di uscirne, in altri, in fondo in fondo, abbassa di un po’ il mio livello di autostima. Forse è il caso di sottolineare che sto scherzando perché con l’argomento molestie non si dovrebbe scherzare, ma pensiamo anche per un secondo che il non lasciare mai uno spazio al minimo scherzo, a un goccio di ironia o di sdrammatizzazione può fare solo danni. Sempre.
Dunque, perché mi dispiace un pochino il non essere stato oggetto di “tampinamenti”? Beh… Immagino che una risposta ve la potrebbe dare la signora Rosy Bindi, che sono convinto abbia vissuto la mia stessa esperienza. Però è una politica, non dimentichiamolo. E come tale avvezza a sparar più palle che parole. Non chiedeteglielo, è meglio. Comunque, a quanto pare, il club dei non molestati annovera lei, me e, forse qualche altro.
Insomma, ecco dove volevo arrivare: il mondo è stato investito da un’ondata di sdegno e di ribellione nei confronti di qualche maiale che, approfittando di una posizione di potere (di solito economico) trova il modo di spassarsela a suo piacimento con fanciulli e fanciulle di ogni genere e numero. E sappiamo tutti molto bene che questa non è che la microscopica punta di un’iceberg che sta sotto il pelo dell’acqua da che esiste il mondo e che, probabilmente, continuerà a restarci.
Trovo che questo genere di costrizione o, forse sarebbe meglio chiamarlo condizionamento, sia una delle cose più luride e ripugnanti che si possano praticare. Superate solo, e credo che tutti siano d’accordo, con gli abusi sui bambini, che davvero non riesco nemmeno a concepire. Ma quelli sono, penso sia inconfutabile, frutto di gravissimi disturbi psichici. Che non per questo riesco a vedere con maggiore indulgenza.
Ma gli altri… Tutti sanno che si è parlato di violenza, di stupro e chi più ne ha più ne metta. E qui credo che già nel dirlo si offenda e in un certo modo si banalizzi quella che davvero è stata violenza, vera, non voluta, subita, inaccettabile e, credo, contrastata nei limiti delle proprie possibilità dialettiche e fisiche da parte della vittima di turno. Intendo dire… non so voi, ma io non ho mai visto la fotografia di una donna vittima di violenza (non sto parlando di percosse o maltrattamenti, ovviamente) sorridente e a braccetto col suo violentatore (dopo l’avvenuto fattaccio). Invece chi di recente in Italia ha indossato la corazza del paladino dell’onorabilità delle donne compare almeno in un’immagine esattamente nei termini che ho appena citato. Posso nutrire qualche dubbio allora? Almeno sul significato che si vuole attribuire al termine violenza? Ecco, grazie.
Detto questo, come succede sempre, cosa è capitato? Che si scoperchiasse un enorme pentolone da quale hanno cominciato a saltar fuori denunce su denunce, dichiarazioni, confessioni. In parte di sicuro fondate e giustamente portate alla luce, ma ancora una volta farei qualche distinguo. Intanto ho sempre trovato molto sospette e decentemente spregevoli le denunce prive di destinatario. Del tipo: “C’è uno che mi ha ficcato un dito nel naso e mi ha dato un calcio nelle gengive!”. “Ah sì, bene. E chi sarebbe?” “Questo lo so io e non ve lo dico”. Eh no. Non perché io lo voglia sapere per forza, perché ieri, che non lo sapevo ancora, stavo benone lo stesso. Ma perché lo sparare nel mucchio non è mai una bella cosa. La violenza, in senso lato, può essere anche questa.
Leggevo questa mattina la lettera invitata a un grosserrimo quotidiano nazionale dalla moglie, o compagna che sia, del regista italiano che ormai pare essere diventato un bersaglio di denunce fin troppo preso di mira. Il che, intendiamoci, può anche rispondere a pura e semplice verità. Ma la lettera, che trasuda buon senso e, soprattutto, dignità, mi ha colpito nella sua chiusura, che grosso modo dice così: “mia figlia (piccola) ed io non possiamo nemmeno più uscire di casa perché assediate da cronisti e paparazzi (io direi squali e avvoltoi ma fa lo stesso, ndr). Per le colpe che ormai sono state appioppate senza appello a mio marito.( A LUI, non a LEI). Non è violenza questa?”. Io dico di sì, ma tanto non serve.
Poi, giusto per chiudere in bellezza, abbiamo tutti i giorni una signora/ina più o meno famosa che si aggiunge alla lista delle molestate. E qui mi trovo a non capire più.
Uno: sei stata davvero molestata? Diciamo che puoi avere avuto timore, paura, minacce e non l’hai detto a suo tempo? Beh, adesso puoi farlo, a quanto pare. Ma dire che si è trattato di “un famoso politico”, di “un regista o produttore ormai defunto”, di un capo che aveva qualcos’altro al posto del proprio, di capo, e fermarti lì non serve, non ha senso, non porta a niente se non ad alimentare sospetti che, spesso e volentieri, si rivelano illazioni e portano molto danno. La calunnia è un venticello…, questa l’ho sentita da qualche parte. Beh, l’outing porta anche qualche momento di notorietà, in certi casi, o serve un po’ come le pubblicità di richiamo, quelle che pubblicizzano la CocaCola non tanto per presentarcela quanto per farci ricordare che c’è. Altro, non saprei.
E per finire sul serio: non sono una donna e, anche se cerco di immaginarlo non so per davvero cosa succeda e cosa si viva nel momento delle molestie o delle avances molto pesanti. Ma mi chiedo: possibile che un bel vaffa (con tutte le conseguenze del caso) sia così difficile da mettere in pratica? O, per lo meno, possibile che dopo questi episodi esecrabili non si possa rinunciare a mantenere i rapporti, sociali o lavorativi col molestatore? Boh, qualcosa mi sfugge, evidentemente.
Saluti belli.

Ionnighitar


2 thoughts on “Facciamo outing

  1. Guido Rispondi

    Signorina Rosy B, mi raccomando!
    Un fiore ancora non raccolto, dicono..

    1. ionnighitar Rispondi

      Giusto, scusa, correggo. Quanto al “dicono”… Secondo te può esserci anche un minimo dubbio?

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