Eppur ci sono

Come nella foto, più o meno. Dice: ma c’è o non c’è? E se c’è, chi è? E se c’è ed è, dov’è? Vi è andata di lusso che io abbia deciso di anticipare una delle foto più incredibili di cui il Dottor F. mi ha concesso l’utilizzo. Lo, anzi, li vedete o no? Sicuri? Vabbe, vi do un aiutino: ci sono un leopardo affamato e in caccia e una gazzella che non so se fosse affamata, ma che so per certo essere destinata a fare una brutta fine. Prima o poi metterò, magari creando una galleria apposta, tutta la sequenza, in cui si vede la straordinaria capacità mimetica dell’uno e dell’altra. Non penso che metterò l’epilogo, perché potete immaginare bene come possa essere andato a finire questo duello a distanza, se di duello si può parlare. Insomma, tutto questo per dire che un tantino mi sono mimetizzato pure io. Non sono emigrato, non ho impegnato il PC, non mi è passata la voglia di chiacchierare qui dentro. Ma la messa a punto e la pubblicazione di un sito serio, nel senso che non si tratta di un blog fatto di fantasie di vario genere e numero, ma di argomenti psicoloscientifici, mi ha assorbito. E, devo dire, anche tolto un pochino il sonno quando, fallito un primo tentativo di metterlo on-line e scoperto, tornando alla versione residente sul mio PC, che erano sparite come per magia un sacco di cose che lo rendevano ormai irrecuperabile, ho dovuto ricostruire in un giorno scarso il lavoro di settimane.
Ma, come mi piace ricordare e pensare da sempre, in certi casi ho la testa dura e la presunzione di essere stupido almeno al pari di un maledettissimo/benedettissimo computer. Col quale dialogo, al quale parlo, che insulto e blandisco all’occorrenza. Ma che in solo qualche raro caso l’ha avuta vinta e mi ha fregato. Il segreto, penso, sta nel non arrendersi e non ripetere meccanicamente e in modo scolastico i passaggi necessari per un’operazione. Il macinino, il web, il mondo informatico, hanno regole tassative e procedure rigidissime. Ma non hanno una mente elastica. Se ci si dà appena appena un po’ da fare si riesce a circuirli, ad ingannarli, a trovare un modo anche subdolo o tirato per i capelli per arrivare dove avevamo intenzione di arrivare. Insomma, si lasciano fregare con una certa facilità.
È andata così anche questa volta. Ancora oggi ho dovuto fare tre o quattro tentativi. Sembrava l’avesse vinta. Mi ero rassegnato a scrivere un messaggio di richiesta di soccorso ed istruzioni alla società che mi ospita in rete. Dove, per inciso, credo siano in gambissima nelle cose tecniche ma devono aver saltato qualche lezione di grammatica italiana. Soprattutto quando si trattava di congiuntivi. Ma che importanza ha? A me servono, alla peggio, istruzioni di carattere tecnico. A scrivere poi ci penso io, da solo.
In ogni caso, ce l’ho fatta. Senza messaggio di soccorso. Senza aiuto. Senza istruzioni aggiuntive (aggiuntive nel senso che qualcuna me l’avevano data, ma si è rivelata incompleta). È fatta, dunque. In inglese, the site is online. Missione compiuta. Quindi, salvo imprevisti, finirà che mi devo inventare qualcos’altro da scrivere qui. Alla prossima.

Ionnighitar


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