Elba

Un tramonto prima di sederci a un tavolo della "Battigia"
Un tramonto prima di sederci a un tavolo della “Battigia”

E così l’estate, zitta zitta, a tratti maledettamente soffocante, poi puntualmente dispettosa, fradicia, prodiga d’acqua in forma di bombe (ormai non si parla più né di temporali, roba da dinosauri, né di rovesci, espressione rimasta in uso solo in campo tennistico, campo, appunto) sta scivolando a piccoli passi, almeno spero, verso la sua naturale fusione con il più malinconico autunno. Che poi, malinconico è tutto da vedere, è questione di gusti: so di persone che detestano l’estate o addirittura la primavera e adorano l’autunno, nutrendo un’autentica venerazione per l’inverno. Posso capirlo se parliamo delle opinioni  dei gestori degli impianti di risalita, dei guidatori di slitte a cavalli, dei pattinatori che adorano sfrecciare sui laghi ghiacciati. Da noi è pieno, solo che sono nascosti dalla fitta vegetazione. Per il resto faccio fatica a condividere. Preferisco i mesi tiepidi o addirittura caldi. Ammettendo però che quest’anno si è davvero voluto esagerare.

E l’acqua? Ecco, qui non solo si esagera, si vuole addirittura cercare di emulare gli Stati, tra quelli Uniti, teatro di frequenti cataclismi a base di trombe d’aria, d’acqua e di inondazioni. Ormai siamo messi talmente bene che ancora un po’ e avranno invidia di noi. Ho il vago sospetto che sia vero che il clima si è modificato. Credo sia colpa dell’inclinazione dell’asse terrestre, anche se finora non ho avuto sentore di perdita di equilibrio o di sbandamento dall’una o dall’altra parte. Sul caldo non dico altro. Sui nubifragi ho avuto un’esperienza per nulla divertente esattamente quindici giorni fa, nella marcia di avvicinamento all’imbarco di Piombino. destinazione l’Isola d’Elba. Posso dire che ho avuto paura? Posso. Ho avuto paura.

Non sto a lagnarmi del particolare che su un percorso di quattrocentocinquanta chilometri mi sia riuscito di farne si e no una cinquantina all’asciutto (mi permetto di ricordare la quasi siccità delle settimane precedenti, completamente cancellata proprio la notte precedente a quella della data fissata per la partenza). Poi parlano della legge di Murphy o della nuvola di Fantozzi. Dilettanti! Ma arrivare nel tratto tra San Vincenzo, Cecina e Rosignano e trovare ad aspettarci la tempesta perfetta dietro un colle è stata una vera e propria carognata. Cielo che definire plumbeo è voler essere ciechi o consapevolmente mendaci. Gocce d’acqua che ci facevano provare l’ebbrezza di viaggiare dentro un timpano della batteria di Carter Beauford (lo so, su dieci lettori che ho nemmeno uno sa chi sia. Ma se una buona volta vi fidaste di me andreste di filato su YouTube per toccare con mano, o con orecchio, e capireste perché cito proprio lui tra decinaia di batteristi a disposizione sul mercato). Sulla carreggiata opposta (per fortuna, mi spiace per loro ma meglio a loro che a noi) un Tir fatto ruotare di novanta gradi dal venticello, così da ostruire il passaggio anche a un monopattino. Fiuuu, scampato pericolo. Già, infatti un paio di chilometri più a sud un albero caduto sulla nostra, di carreggiata, così da facilitare il flusso del traffico non ancora sufficientemente in tilt per i fiumi d’acqua che cercavano ostinatamente di entrare dalle giunture della carrozzeria per rinfrescarci le estremità. Vabbè, è andata.

La traversata, manco si parlasse della transatlantica, non ha dato problemi. la ricerca della nostra meta, che non rivelerò per evitare che un posticino tranquillo e semisperduto venga preso d’assalto dalle migliaia di lettori di questo blog, non ha presentato intoppi o difficoltà. Le chiavi della casa erano in consegna alla proprietaria del ristorantino sulla spiaggia (l’unico nel raggio di un bel po’ di chilometri). Fanciulla gentilissima, cordiale e straordinariamente efficiente. Soprattutto illuminata ed esperta nella sua attività di gestione, al punto da avere arruolato uno chef corpulento quanto capace e una squadra di aiutanti che ti fanno sentire a casa, sempreché tu riesca a creare un rapporto di reciproca simpatia. Questa combinazione di fattori ha fatto sì che ci lasciassimo attrarre, ingolosire e infine estasiare da un sontuoso piatto di linguine al granchio. Così, giusto per cominciare col piede giusto. Sulle altre esperienze a tavola preferisco tacere: mi prenderebbe la nostalgia, rischierei di prenotare il primo traghetto per questa sera e ordinare ancora una volta la migliore frittura che abbia mangiato in vita mia. Per inciso, non amo i dolci. Non me ne sono perso uno. Superlativi. Ma tu va’ a capire come funziona la mente umana.

Per il resto cosa dire dell’Elba? Beh, che sia bella non mi pare originalissimo. Che nasconda ma offra sentieri suggestivi e percorsi incantevoli non è altrettanto scontato, ma è una realtà. Quello che però mi ha stregato e che rimarrà marchiato a fuoco nei miei ricordi è il profumo che, a tratti, percorrendo i boschi e la macchia mediterranea, ti avvolge, ti incanta, ti commuove (datemi del visionario, ma a me è riuscito a commuovere). Mi fermavo, ogni tanto, probabilmente con un’aria sognante e un po’ stupida, col naso per aria a captare le molecole di profumo, manco fossi stato un cane da tartufo. Lo so che i tartufi stanno sotto terra, ma era per dare l’idea, no? Si tratta di un misto che purtroppo non sono riuscito a catalogare completamente, pur avendo sfregato tra le dita foglie e infiorescenze di qualsiasi elemento vegetale. C’entra il pino con la sua resina, il rosmarino che non è il nostro rosmarino, il finocchietto selvatico, il mirto, l’elicriso che sa di curry…

Insomma, non so descrivere né analizzare, ma è qualcosa che non c’è in nessun’altra parte del mondo, secondo me. Non ha uguali in Sardegna, né in Liguria, non c’è alle Tremiti o a Ponza… Non c’è. Punto e basta. E mi manca. Forse quanto la frittura della Battigia.

Il resto dell’estate? Mi sa che è meglio far finta di niente. Non è stato all’altezza. Sarei tentato di dire che non è stato. A prescindere. Pazienza. E’ andata così e quella settimana di incanti e di delizia dei sensi compensa tante altre note non proprio positive.

A questo punto, nei romanzi che si rispettino (lo so che questo non è un romanzo e che non è nemmeno da rispettare) parte la raffica dei ringraziamenti. Mi adeguo con le debite proporzioni. Ringrazio davvero con tutto il cuore G. e V. che ci hanno fatto questo regalo fantastico quanto inaspettato. Ringrazio la mia sempre più dolce metà, che ha accettato di buon grado anche il resto dell’estate senza recriminare. Ringrazio chi, e non faccio nomi, per caso o per il solito meccanismo del passaparola, ha scoperto o riscoperto l’esistenza di questo mio contenitore di riflessioni, vi ha scorrazzato in lungo e in largo e mi ha anche chiamato, apposta, per dirmi di avere apprezzato e di essersi divertito. Questa è la soddisfazione più grande, credo, quando si decide di mettere nero su bianco i propri pensieri e le proprie emozioni e si sceglie di condividerle con chiunque abbia il piacere di dedicare qualche minuto o qualche ora ad “ascoltare”. E’ un successo e una gratificazione. Perché trasmette l’impressione di aver dato qualcosa a qualcuno, fosse anche solo un sorriso o un minimo di emozione. Grazie.

P.S. Non cominciate a chiedermi dove si trovino i luoghi sopra descritti, perché tanto non ve lo dico.

Ionnighitar


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