El reclamo de la furesta

Stanotte, ore 04 zerozero. Complice una piadinata conclusasi in crèpe con abbondantissima (ragazzi, davvero, sto esagerando) innaffiata di birra ad alta gradazione, mi sono trovato ad invidiare il tizio che si sveglia con il cinghiale sullo stomaco. Il mio era piuttosto un bisonte o un uro, suo progenitore. Probabile fosse parente di quello che ieri sera Lucia, l’amica pesarese di Caro, ha spinto a viva forza tra uno strato di stracchino e una badilata di erbette a farcire quel paio di paia di piadine che poi hanno avuto la compiacenza di farmi compagnia nottetempo.

Dicevo comunque ore quattrozerozero. Un campanello squilla nella capocccia. Non indovinerete mai chi fosse, quindi tanto vale che ve lo dica io. Era il blog. Questo sfrontato e scostumatissimo blog che mi diceva “Uè, scansafatiche, ma sei scemo? Mi hai mollato qui come il figlio di nessuna con la gente che ormai si è anche stancata di passare a vedere se ti è venuta in mente qualche scemenza. E io come sopravvivo? Di pubblicità? Di fama? Dello smalto che i tuoi pregiatissimi capolavori schiaffati in pinacoteca (marò se sei presuntuoso) possono portarmi mantenendomi interessante e degno di visita? Mi sa che ti sbagli. O ti dai una mossa o recitiamo un de profundis. la fregatura è che nel caso sarei io a diventare un fu blog, mica tu. Tu sei sempre stato un malato grafomane e tale resterai, anche se ti limiti a scrivere solo con l’immaginazione e ti riposi i polpastrelli.

Povero… mi ha fatto tenerezza. E allora ho cercato di programmare qualcosa per stasera, qualsiasi cosa, pur di non lasciarlo a bocca asciutta. Il fatto è che la bocca asciutta ce l’avevo io e mi sarei bevuto la cisterna del condominio se solo ce ne fosse una e se fosse stata riempita di acqua fresca e pulita.

Vabbè, adesso sono qui e qualcosa mi tocca inventare. Dunque: prima regola, se potete evitate almeno nel mese di luglio di cacciare delle salamelle nelle piadine. Se non fosse possibile evitare, non tracannate birra ad alta gradazione come se fosse camomilla. Oltretutto è anche più scura, dovreste riuscire a distinguerla. Poi, quando alle tot zerozero vi sentite come se un Tir stesse facendo  manovra sul vostro stomaco, non fate gli eroi. Fare gli eroi, salvo in casi seri, è da cretini. C’è una medicina che si chiama Biochetasi che credo sia prodotta dalla stessa casa che commercializza il Niagara. Vincete la pigrizia, un bel bicchiere d’acqua naturale (non fredda) e una bustina di Biochetasi e se non altro il Tir continuerà le manovre ma lo farà con le gomme come se fossero i palloncini dei bambini, quelli della fiera, tutti colorati. Non parliamo di rimettersi a dormire, perché non sono in vena di raccontare barzellette.

Va da sé che in questo stato pietoso/comatoso, non desiderando ripensare alla marea di comportamenti censurabili del presidente di tutti gli italiani meno uno (io), né di quell’altro genio che sta portandoci verso la fuga per la vittoria, mi sono messo a pensare alle mie solite angosce e angoscette, che come per magia, chissà com’è, di notte riescono a crescere in numero e intensità in modo esponenziale.

Alzarmi all’ora giusta è stata dura. Le condizioni del cimitero dei polli (come qualcuno chiama la parte più estesa e sagomata di me) erano ancora discretamente penose. Se dico che ho fatto colazione con due, dicansi due, bicchieri d’acqua e basta, chi mi conosce può capire e condividere il mio stato. Ho fatto il tragitto in macchina con l’angoscia di essere dibattuto tra cinghiali saltellanti e gatti con gli artigli sfoderati a trastullarmi lo stomaco e invece ce l’ho fatta.

E lì… beh. Non so che dire. Vi capita mai di sentire che sarebbe molto meglio se foste da un’altra parte, tanto nessuno se ne accorgerebbe? Mai pensato che, porca miseria zozza, ma possibile che non esista un’alternativa? Mai considerato che se il superenalotto vi desse una mano, dopo un paio di settimane passate a mandare a…. insomma a togliersi qualche sassolino dalle scarpe sareste lì, belli come il sole, senza necessità stringenti ma con la facoltà di fare o non fare, di tenere o donare, di togliervi il piacere profondo di fare contento qualcuno che non se lo aspetta… e poi di farvi i  fattacci vostri ad libitum (dopo aver giustamente e generosamente provveduto anche a qualcuno che ha bisogno e che non ha vinto per lasciar vincere voi)? Beh, a me capita. E’ da scemi? Ho mai sostenuto di non esserlo? ma lo sapete che a suo tempo, quando prendevo atto di non aver vinto alla lotteria di capodanno riuscivo perfino a rimanerci male? Eppure ancora non mi hanno ricoverato. Tiè.

Beh, ora lo dico… Mi era venuta l’intenzione di affrontare un argomento serio: riprendendo il fatto del papà che è partito troppo presto (sapeste quante volte ho sognato che tornasse da un viaggio di cui non sapevo niente), volevo anche ricordare come in quei pochi anni sia riuscito a darmi tanto, tutto, certamente troppo. E altrettanto certamente io sono riuscito a dare ai miei figli un millesimo di un centesimo di un milionesimo di un miliardesimo di quanto ho avuto. E questo per me è un cruccio grosso. Forse il più grosso. Però sono qui. Io ci sono ancora. Ho potuto dar loro poco, immensamente meno di quello che mi saprebbe piaciuto dar loro. Ma ci sono. Credo che fare un paragone tra quello che ho avuto e quello che ho perso, e peggio ancora tra quello che ho potuto o saputo dare e quello che ho ricevuto sia l’ennesima prova di una profonda idiozia.

Però, lasciatemelo dire… A volte anche l’idiozia ha un che di sensato: se non altro quando ti permette di capire se hai passato o stai passando il limite tra ragionevolezza e stupidità. Volete la verità? Di tutto quello che ho avuto sono grato, e chi non lo sarebbe? Ma quelle volte in cui ho sognato che tornasse o fosse tornato da un lungo viaggio, magari senza che io lo vedessi, ma sapendo che era tornato… beh, se potessi scegliere non avrei dubbi, credetemi. Quanto ai miei figli… ho fatto quello che ho potuto. Non voglio parlare di fortuna o di capacità o di non so che altro… Ho fatto quello che sono riuscito a fare. E l’ho fatto avendo al mio fianco la persona più meravigliosa e perfetta che il cielo potesse mandarmi. A volte mi sa che ci sia lo zampino di qualcuno. Tu ne sai niente, papà?

Ionnighitar (in fase logorroico/grafomane peggiorativa)


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