E Bologna sia

Dicevamo… trasferta bolognaise (alla francese). Che poi pensavo: ma perché il Bois de Boulogne è a Paris e a Bologna non c’è un Boschetto di Parigi? Credo che sia perché, come al solito, con la calata di Napoleone (quello originale, non il signor Bruni cui auguro tanta tanta delusione, i franzosi si sono portati via tutto. Anche i nomi). Già che c’erano potevano portarsi via anche qualche bolognese illustre, direi che almeno tre nomi mi vengono così, senza nemmeno starci a pensare. Solo che sono attuali, e Napo è passato troppo tempo fa. Vabbè, torniamo a Bologna.

Ci sono arrivato, come previsto, a dispetto dell’ostinazione del mio navigatore: con una coerenza degna di un leghista, appena imboccata l’uscita Bologna-Fiera (peraltro suggerita da lui), mi ha invitato a tornare indietro. Sulla rampa. Ora, dico io, sarà la sesta volta che ci provi e vedi che proseguo e non posso fare altro che girare molto più avanti. Non è che potresti fartene una ragione, non rompere l’anima con otto avvisi a raffica e rassegnarti al fatto che giriamo quando c’è una rotonda? Te lo devo dire in sardo? Sì, perché tra le tante voci, anche se uso quella della suadente Paola, ho anche il pastore sardo e il collega siculo… sono un capolavoro ma ho paura di trovarmi in difficoltà nelle rotonde complicate, quindi sto più cautamente sull’italiano.

Arrivati a destinazione, ingresso consentito in centro (fino a metà maggio, poi levano pure quello perché pare che possa contribuire ad abbassare il rapporto pil/debito pubblico) ho anche trovato posto davanti a casa di Giaco. Davanti davanti intendo… roba da non credere, che però ho poi ampiamente scontato in seguito. Scaricato il Tir abbiamo fatto a tempo a malapena a salutare il figliuolo che già doveva tornare al lavoro. Fino alle dieci e mezza di sera. Intanto noi ci siamo fatti un giretto verso il cuore della Dotta, proseguendo per la sua via senza mai deviare arrivi dritto dritto sotto le due torri. Che poi stavolta sono stato così osservatore da vedere che quella degli Asinelli, tutta intera, nella parte bassa è diversa da quella della Garisenda, molto più storta e senza un bel pezzo in alto, crollato tempo fa. Voglio andare a controllare su internet, ma così a sensazione la Garisenda mi sa un po’ più di vecchia, come costruzione della base. Meno leziosa, più sul modello torrione di castello che su quello di palazzo elegante. Poi naturalmente si scoprirà che la Garisenda l’ha costruita Caltagirone con l’appoggio di Casini e che è crollata per quello.

Bologna è strana. nel senso che c’è da fare una prima grossa distinzione tra centro e fuori. E fuori un’altra distinzione tra zone così così e quartieri con giardini, parchi et similia. Però probabilmente succede dappertutto. Diciamo che se conosco poco il centro, conosco ancora meno il fuori, quindi non do informazioni per non dire scemenze. certo, i colli sono molto belli, panoramici, mossi, se no sarebbero pianure, e sono qualcosa che noi qui ci sogniamo. La camminata dalla città a San Luca è una cosa impressionante, ma magari un giorno o l’altro mi documento e spiego. In breve, comunque, un porticato che è tutto meno che breve, a gradoni, e che porta dalla città fino in cima al santuario (o viceversa, fare andata e ritorno credo ti faccia guadagnare l’indulgenza plenaria per i congiunti fino al settimo grado). Ho visto gente salire, a piedi… non ho idea di quanto ci voglia. Ma sono certo che ci voglia una montagna di tempo.

Non è la Grande Muraglia. E’ la salita a san Luca. Una parte!!!

Il centro mi piace. Adoro le costruzioni in cotto e Bologna è quasi tutta in cotto. Giusto per dare l’impressione che anche la città sia qualcosa da mangiare. In ogni caso, davvero bella. Chiese se ne contano non so bene quante, ma uno sproposito. E molte, sarei quasi tentato di dire quasi tutte, belle davvero. In cotto, soprattutto. Non ne ho viste costruite in crudo, culatello o mortadella, ma credo ci siano anche quelle. E ci sono, mi dicono, circa cento torri. Mica due come pensavamo noi baüscia che andiamo tristemente fieri della torre Velasca, dibattuto esempio di architettura ardita e, a mio parere, sufficientemente brutta.

Però, come dicevo, il centro è anche quello dove abita Giaco, a ridosso della zona universitaria (architettonicamente stupenda) ma molto, molto, molto degradata. Nel senso che è parecchio sporca, frequentata da personaggi che sarebbero da fotografare uno per uno se non temessi che mi azzannino alla gola, sporchi, strani, dire bizzarri è poco ed è riduttivo. C’è davvero di tutto. Mischiato a una colonia di indo-pachistani che nemmeno a Islamabad la trovi. Sotto i portici della via di Giaco ci saranno a dir poco quaranta negozi di questi orientali: quattro o cinque minisupermercati aperti, credo, anche di notte. certamente la domenica e il primo maggio non esistono, e da un certo punto di vista è un vantaggio. Poi strani e quasi impenetrabili negozietti che vendono tutto, ma tutto davvero, da 0,99 in su. Ma ce ne saranno sei o sette nel raggio di duecento metri, caspita.

Comunque, se percorri la via in direzione torri, piano piano le cose migliorano, non è molto più pulita, ma riesci a sentirti in Europa, anche se in un’Europa che ha aperto le gabbie e ha spalancato le porte degli istituti per disturbi mentali. E’ sempre tutto piuttosto buio, causa onnipresenza di portici, e i negozi variano un pochino: cominciano a spuntare quelli abbigliamento, di moda o presunta tale, antiquari e… alcune decine di migliaia di esercizi che hanno a che fare con la ristorazione. Se ci pensi sembra che quella sia la nuova religione dei bolognesi. Una volta, col Papa, dai e dai a costruire chiese. Oggi, con la pappa, dai e dai a costruire ristoranti, pub, bistrot, bar, piadinerie, kebab, paninerie… Dei negozi di alimentari parlerò riprendendo l’argomento. Meritano. E poi, andiamo… questo doveva essere un blog o Via col vento? Un post è un post. Manca poco alle mille parole e direi che è davvero eccessivo. Tiriamo un po’ il fiato, io che scrivo e chiunque abbia avuto la cortesia di resistere fin qui. Tra parentesi… adesso le parole sono esattamente 1020.

ionnighitar


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