Tanti piccoli coroner

Purtroppo ci siamo abituati ormai, in qualsiasi trasmissione televisiva, ad assistere al peggio del peggio senza distinzione di orario o di genere. Se non c’è qualcuno che si insulta e maledice, se i partecipanti allo show non si sputano addosso a vicenda, se non si va a ficcanasare nei cassetti della biancheria sporca di personaggi più o meno famosi, non c’è spettacolo. Non c’è audience (e su questo nutro parecchi dubbi, comunque). Non fanno eccezione i telegiornali che spesso indulgono nel tirare per le lunghe descrizioni il più possibile macabre e per qualche mente malata pruriginose. Un po’ il concetto del «c’ero anch’io». Ma c’ero de che? Ma dove? Se è successo un incidente, se c’è stato un fatto di sangue, un regolamento di conti, una disgrazia che ha fatto vittime, che maledettissimo bisogno c’è di indugiare morbosamente con inquadrature inquietanti su… vabbè lascio intendere. Ma vedere per esempio il luogo del delitto o dell’incidente come lo vedono gli inquirenti, magari nel bel mezzo della cena, a me sinceramente dà fastidio. E dubito che possa portare arricchimento a chicchessia. Soprattutto allo svolgimento delle indagini.

Certo, questo gusto ormai senza misura per il macabro e per la crudezza delle immagini imperversa anche grazie al dilagare di serie per lo più americane, tutte religiosamente caratterizzate da acronimi, tipo NCIS o CSI, a casa nostra ROS, NAS, PESS, PüS e chi più ne ha più ne metta. Bene o male che lo si voglia o no, si finisce sempre col trovarsi nella sala autopsie e assistere a descrizioni e inquadrature di grande interesse (scientifico). Un po’ come se tutti noi, addestrati a Quantico o a Langley dovessimo e potessimo dare il nostro contributo all’anatomopatologo di turno. I don’t like that. Un brevissimo inciso… nominare NCIS senza postare un piccolissimo omaggio che so essere molto gradito a un assiduo commentatore del blog mi sembrerebbe profondamente sgarbato ed irriconoscente. Provvedo.

Tutto questo però mi ha portato a farmi delle domande, profonde: di fronte a un cadavere sezionato e svuotato così accuratamente da sembrare un contenitore per la legna del camino, due grossi interrogativi mi attanagliano. Il primo, se questo non sia un metodo per risparmiare sulle lezioni di anatomia degli studenti in medicina, che in questo modo, seduti comodamente a casa loro, una volta che vedono squartare e sezionare un marine o la vittima di un serial killer possono velocemente e con grande discrezione correre a vomitare nel loro gabinetto di casa. Il che oltretutto è molto più igienico e garantisce una privacy assoluta. Non sottovalutiamo poi l’enorme vantaggio economico che l’avere una sala dissezioni unica per tutte le università del regno comporta, con il costo per il cachet di un solo medico, oltretutto di solito belloccio ed affabile (il dottor Mallard, per esempio), con la faccia e lo charme di un attore, e un assistente con una certa competenza, che certamente costa meno del medico di cui sopra. Due persone due, invece di una decina, quando va bene, per ognuno degli istituti di medicina legale sparsi in tutta Italia. Altro che liberalizzazioni!!!

In secondo luogo mi sono chiesto: ma come si regoleranno le case di produzione con gli attori che, secondo copione, sono destinati a morire di morte violenta e, a differenza di un tempo, non possono semplicemente sparire dalla scena, ma devono comparire nudi, squartati, con parte degli organi a bagno in una vaschetta di formalina e un’altra parte gettata nel secchio della rumenta? Voglio sperare che il tutto venga chiarito e definito in modo inequivocabile prima del ciak e soprattutto che il sindacato comparse abbia previsto pesantissimi e rigorosi indennizzzi a favore delle famiglie, assicurazioni vita che coprano abbondantemente il sinistro… Altrimenti che vantaggio ci può essere a firmare per una parte che prevede che ti perlustrino più da morto che da vivo? Chi se lo incassa poi il cachet? O non è che potrebbe appunto essere una manovra sottile e astuta per reclutare attori già sapendo che non ti costeranno un dollaro? E’ un dubbio non da poco, spero di trovare illuminazione nelle FAQ (altro acronimo per Frequently Asked Questions) di qualche serial che va per la maggiore.

C’è poco da fare comunque… ancora una volta, molto meglio il buon, vecchio, scorbuticissimo ma altrettanto spassoso dottor Pasquano, croce e delizia del commissario Salvo Montalbano (quello maturo). Riserva battute al vetriolo, dà risposte che sembrano fendenti di bisturi, ma i suoi bei cadaveri se li tiene ben nascosti (forse in Italia non c’è tale abbondanza di comparse da poter scialare. O forse gli italiani sono meno cretini dei colleghi d’oltreoceano). Chissà.

Dimenticavo: meglio il dottor Pasquano come concetto. Perché, obiettivamente, sotto un altro punto di vista è molto ma molto meglio Ziva David (vedi sopra).

Ionnighitar


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